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Premio Giovanni Paolo II: la fede che resiste all’odio

Il 18 ottobre si è tenuta in Vaticano la seconda edizione del Premio Giovanni Paolo II, un’occasione per celebrare la testimonianza cristiana di fronte alla persecuzione. Quest’anno il riconoscimento è stato conferito all’arcivescovo siriano Jacques Mourad, simbolo di fede, dialogo e resistenza.

Un premio che riflette l’eredità spirituale di San Giovanni Paolo II

La cerimonia si è svolta nella solenne cornice della Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, alla presenza di cardinali, vescovi, ambasciatori e numerosi ospiti. Istituito nel 2024 dalla Fondazione Vaticana Giovanni Paolo II, il premio incarna la missione della Fondazione, che dal 1981 promuove la scienza, la cultura, le opere caritative e una più profonda comprensione del pensiero e dell’eredità di San Giovanni Paolo II nella vita della Chiesa.

L’arcivescovo Mourad: testimone della fede nelle tenebre della persecuzione

L’arcivescovo Jacques Mourad, metropolita cattolico siriano di Homs, è stato il vincitore della seconda edizione del premio. Nel 2015 fu rapito dai terroristi dell’ISIS e sottoposto a torture e a una finta esecuzione per costringerlo a rinnegare la fede. Nonostante cinque mesi di prigionia, monsignor Mourad ha mantenuto salda la sua testimonianza cristiana.

Durante la cerimonia, ha dichiarato:

«In questo momento il percorso per il dialogo è una necessità in Siria, nella nostra comunità. Questo premio incoraggia tutti noi e ricorda ai cristiani siriani le loro responsabilità nel promuovere il dialogo. In questa occasione voglio ringraziare la Chiesa cattolica e, in particolare, la Fondazione di San Giovanni Paolo II, per averci ricordato che la Chiesa in Siria è nel cuore della Chiesa cattolica. Speriamo di essere all’altezza della responsabilità che questo tempo ci richiede.»

Una testimonianza di dialogo, pace e riconciliazione

Il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e presidente della commissione giudicatrice, ha evidenziato le ragioni che hanno portato alla scelta dell’arcivescovo Mourad:

«La sua testimonianza di fede, l’amore cristiano, l’impegno per il dialogo interreligioso e la dedizione alla pace e alla riconciliazione sono stati determinanti.»

Anche il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria dal 2008, ha sottolineato l’importanza simbolica del riconoscimento:

«È un premio meritato da monsignor Jacques Mourad, ma è anche un premio dato alla Siria. Non dimentichiamo la Siria. Questo premio fa bene anche al popolo siriano: è un riconoscimento a tanti cristiani e a tante persone che hanno sofferto.»

Un segno di speranza per la Siria

Il Premio Giovanni Paolo II non è solo un riconoscimento individuale, ma un messaggio di speranza per tutto il popolo siriano. In un Paese devastato dalla guerra e dalle persecuzioni, il premio vuole rappresentare una luce che, in particolare durante questo Anno Santo, possa guidare il cammino verso la pace.

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