Le Guardie Svizzere Pontificie, il più antico esercito regolare ancora attivo al mondo, hanno presentato un nuovo modello di uniforme storica che sarà indossato in occasioni ufficiali. Il cambiamento avviene in un anno significativo per il Corpo, con il giuramento dei nuovi alabardieri alla presenza di Papa Leone XIV.
Una nuova uniforme ispirata al passato
Il 2 ottobre 2025, nel cortile della caserma vaticana, le Guardie Svizzere hanno svelato un nuovo abito di rappresentanza, ispirato a un modello storico utilizzato dalla fine dell’Ottocento fino al 1976.
Il nuovo design, in prevalenza in lana, sarà indossato in occasioni ufficiali e cene di gala, ma non sostituirà l’iconica uniforme da gran gala a strisce rosse, arancioni e blu, simbolo visivo delle Guardie.
Realizzata interamente in Svizzera e finanziata da un benefattore, ogni uniforme ha un costo di circa 2.000 euro. Secondo il comandante Christoph Graf, essa rappresenta “un legame tra passato e presente”.
“Questa versione è ancora più fedele alla nostra tradizione”, ha affermato Graf.

Una divisa per un evento speciale
I 135 membri dell’esercito più piccolo del mondo indosseranno la nuova uniforme per la prima volta durante la cena ufficiale prevista per la sera del 3 ottobre, alla vigilia della cerimonia di giuramento dei nuovi reclutati.
Il giuramento, inizialmente previsto per il 6 maggio (data tradizionale in ricordo del Sacco di Roma del 1527), è stato posticipato al 4 ottobre a causa del conclave che ha eletto Papa Leone XIV, il quale presenzierà all’evento.
Il Papa ringrazia le nuove reclute
Nel corso di un incontro tenutosi il 3 ottobre nel Palazzo Apostolico, Papa Leone XIV ha salutato le 27 nuove reclute e le loro famiglie:
“Fin dai primi passi del mio pontificato, care Guardie Svizzere, ho potuto contare sul vostro fedele servizio. Il successore di Pietro può svolgere la sua missione con la certezza che vegliate sulla sua sicurezza.”
Il Pontefice ha incoraggiato le Guardie a ispirarsi ai primi martiri cristiani di Roma per crescere nella vita spirituale, anche in mezzo al ritmo frenetico della società.
Anche la presidente della Confederazione Svizzera, Karin Keller-Sutter, ha avuto un’udienza privata con il Papa prima della cerimonia.

Il giuramento del 4 ottobre: fedeltà fino alla morte
La cerimonia del 4 ottobre si svolgerà nel Cortile di San Damaso, preceduta da una Messa e, il giorno prima, da un momento di preghiera e una cena ufficiale. Saranno presenti autorità civili e religiose svizzere, ex guardie, familiari e amici delle reclute.
Secondo il portavoce e guardia Eliah Cinotti, si attendono circa 4.000 persone. Durante il giuramento, ogni recluta pronuncia a voce alta:
“Io, alabardiere [nome], giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice regnante e i suoi legittimi successori, di dedicarmi a loro con tutte le mie forze, fino al sacrificio della vita, se necessario.”
Il giuramento è accompagnato da musica e tamburi della Banda della Guardia Svizzera. I nuovi alabardieri posano la mano sinistra sulla bandiera del Corpo e alzano la destra con tre dita aperte, simbolo della Santissima Trinità.
Sicurezza e nuove sfide
Cinotti ha affermato che l’ammissione delle donne non è attualmente in discussione, ma ha precisato che sarebbe comunque una decisione del Papa.
Ha inoltre segnalato che, dopo l’elezione di Papa Leone XIV, le Guardie hanno riscontrato un aumento di oggetti lanciati verso il Pontefice. “È una cosa che ci dà fastidio”, ha commentato, precisando che gran parte degli oggetti pericolosi vengono individuati e sequestrati ai controlli di sicurezza prima dell’ingresso in Piazza San Pietro.
Dopo la pandemia, si è registrato anche un aumento di comportamenti incivili, spesso legati a persone sotto l’effetto di alcol o droghe.
“La nostra arma è la parola”, ha detto Cinotti, aggiungendo che l’uso della forza letale è sempre evitato, anche se il Corpo è regolarmente armato.

“Dedicarsi a qualcosa di più grande”
Cinotti ha definito la sfida più grande per una recluta quella di “mettere da parte la propria vita e dedicarsi a qualcosa di più grande di sé”.
Dario, 25 anni, è uno dei nuovi alabardieri. “È stata un’esperienza straordinaria”, ha detto ai giornalisti, raccontando i suoi primi sei mesi di servizio.

Entrato poche settimane prima della morte di Papa Francesco, ha vissuto un periodo particolarmente intenso tra conclave e Anno Giubilare.
“Ciò che mi ha colpito di più è l’effetto del Papa sulla gente: vederli commuoversi, piangere. Noi siamo lì a proteggerlo, ma si vede quanto rispetto e amore riceva.”
Anche il padre di Dario è stato una Guardia Svizzera.





