Nell’Udienza Generale, il Pontefice riflette sulla risurrezione di Cristo come fondamento della speranza cristiana
La risurrezione: centro della fede, cuore della speranza
«Il centro della nostra fede e il cuore della nostra speranza si trovano ben radicati nella risurrezione di Cristo. Leggendo con attenzione i Vangeli, ci accorgiamo che questo mistero è sorprendente non solo perché un uomo – il Figlio di Dio – è risorto dai morti, ma anche per il modo in cui ha scelto di farlo», ha affermato il Papa durante l’Udienza Generale di oggi.
Papa Leone XIV ha spiegato che la risurrezione di Gesù non è un atto di potere o di vendetta, ma un annuncio d’amore:
«La risurrezione di Gesù non è un trionfo roboante, non è una vendetta o una rivalsa contro i suoi nemici. È la testimonianza meravigliosa di come l’amore sia capace di rialzarsi dopo una grande sconfitta per proseguire il suo inarrestabile cammino».
Gesù risorto: mitezza, perdono e pace
Il Pontefice ha sottolineato come Gesù, uscito dalla morte, non cerca rivincite:
«Non torna con gesti di potenza, ma con mitezza manifesta la gioia di un amore più grande di ogni ferita e più forte di ogni tradimento».
E prosegue:
«Il Risorto non sente alcun bisogno di ribadire o affermare la propria superiorità. Egli appare ai suoi amici – i discepoli – e lo fa con estrema discrezione, senza forzare i tempi della loro capacità di accoglienza. Il suo unico desiderio è quello di tornare a essere in comunione con loro, aiutandoli a superare il senso di colpa».
Il Papa ha poi ricordato l’apparizione di Gesù nel cenacolo:
«È un momento che esprime una forza straordinaria: Gesù, dopo essere sceso negli abissi della morte per liberare coloro che vi erano prigionieri, entra nella stanza chiusa di chi è paralizzato dalla paura, portando un dono che nessuno avrebbe osato sperare: la pace».
Le ferite del Risorto: segno di amore, non di rimprovero
Papa Leone ha posto l’accento sulla forza riconciliatrice delle ferite di Cristo:
«Gesù, ferito, è ormai pienamente riconciliato con tutto ciò che ha sofferto. Non c’è ombra di rancore. Le ferite non servono a rimproverare, ma a confermare un amore più forte di ogni infedeltà. Sono la prova che, proprio nel momento del nostro venir meno, Dio non si è tirato indietro. Non ha rinunciato a noi».
E ancora:
«Il Signore si mostra nudo e disarmato. Non pretende, non ricatta. Il suo è un amore che non umilia; è la pace di chi ha sofferto per amore e ora può finalmente affermare che ne è valsa la pena».
Il Pontefice ha poi fatto un confronto con l’esperienza umana:
«Noi, invece, spesso mascheriamo le nostre ferite per orgoglio o per timore di apparire deboli. Diciamo “non importa”, “è tutto passato”, ma non siamo davvero in pace con i tradimenti da cui siamo stati feriti. A volte preferiamo nascondere la nostra fatica di perdonare per non apparire vulnerabili e per non rischiare di soffrire ancora. Gesù no. Lui offre le sue piaghe come garanzia di perdono. E mostra che la Risurrezione non è la cancellazione del passato, ma la sua trasfigurazione in una speranza di misericordia».
La missione della Chiesa: testimoniare un amore immeritato
Concludendo la sua catechesi, Papa Leone XIV ha indicato la risurrezione come paradigma della missione della Chiesa:
«Questo è il cuore della missione della Chiesa: non amministrare un potere sugli altri, ma comunicare la gioia di chi è stato amato proprio quando non lo meritava. È la forza che ha fatto nascere e crescere la comunità cristiana: uomini e donne che hanno scoperto la bellezza di tornare alla vita per poterla donare agli altri».
Adattato dal team di EWTN Italia. L’originale è stato pubblicato su ACI Stampa.






