A Castel Sant’Elia, a nord di Roma, la fede si intreccia con la storia millenaria di San Michele Arcangelo. In occasione della sua festa, il 29 settembre, la cittadina celebra il patrono celeste con antiche tradizioni, preghiere e testimonianze che risalgono ai primi secoli del cristianesimo. Dal santuario mariano “ad Rupes” fino a Castel Sant’Angelo a Roma, la devozione a Michele, “difensore dei fedeli”, continua a proteggere la Chiesa e i suoi luoghi più sacri.
Le origini a Castel Sant’Elia
Padre Jaroslaw Lechocinski, CSMA, del Santuario della Madonna “ad Rupes”, racconta:
«Ci stiamo preparando per la festa di San Michele Arcangelo. Come ogni anno, dal 20 al 28 settembre celebriamo una novena in onore del nostro santo patrono, che culmina con la festa principale il 29 settembre. Festeggiamo insieme ai fedeli del nostro paese, ma anche con molte persone provenienti dai dintorni.»
Le radici di questa devozione affondano nei secoli V e VI, legate a una visione di Sant’Anastasio. Padre Jaroslaw sottolinea:
«Durante questo periodo, la Madre di Dio fece sentire molto fortemente la sua presenza qui, ma fu proprio qui a Castel Sant’Elia che Sant’Anastasio ebbe una visione dell’Arcangelo Michele. Proprio qui.»
Per commemorare l’apparizione, fu costruita una piccola chiesa dedicata a San Michele, parte del santuario mariano “ad Rupes”, dove da oltre 1500 anni i fedeli venerano l’immagine della Madonna in una grotta accessibile attraverso una lunga scalinata in pietra.
San Michele, difensore e guida
Il rettore del santuario, padre Stanisław Żurad, spiega:
«Secondo la tradizione e la fede, ovunque si trovi la Madre di Dio, anche l’arcangelo Michele è vicino, a difendere quel luogo.»
Nella Basilica di Sant’Elia dell’XI secolo, sotto il santuario, gli affreschi antichi testimoniano questa fede:
«All’interno, sulle pareti sono presenti affreschi che raffigurano la rivelazione del Santo Arcangelo risalente all’inizio del VI secolo. In questi affreschi, San Michele appare ai santi patroni della città, Anastasio ed Eusebio, indicando il cielo con il dito ed esclamando: “Anastasio, vieni”, un invito a vivere una vita degna della ricompensa eterna.»
Da Castel Sant’Elia a Roma
La protezione di Michele non si ferma qui. A Roma, il suo nome è legato a uno degli episodi più celebri della storia della città. Gianluca Dodero, comunicatore dell’Associazione Anima di Roma, ricorda:
«Nel 590, proprio su questo ponte si verificò un evento incredibile. Roma era colpita da una devastante epidemia proveniente dall’Egitto che provocò una vittima illustre, lo stesso Papa Pelagio II. Il nuovo Papa… Gregorio Magno decise di organizzare una processione. Prese l’icona della Salus Populi Romani, che è l’icona della salvezza del popolo romano. In quel momento, Papa Gregorio Magno notò San Michele in cima al castello che puliva la sua spada e la rinfoderava, il che significava che la pestilenza era finita.»
Da quel giorno, la fortezza prese il nome di Castel Sant’Angelo e vi fu posta una statua dell’Arcangelo che rinfodera la spada: simbolo della fine della peste e della protezione costante su Roma.
Il patrono del Vaticano
Oggi, San Michele continua ad essere considerato difensore della Chiesa. Non è un caso che sia patrono della Gendarmeria Vaticana, chiamata a vegliare sul Papa e sulla Città del Vaticano. Il suo nome, che in ebraico significa “Chi è come Dio?”, resta un richiamo universale alla grandezza del Signore e al servizio umile di Michele, guida e protettore dei fedeli nei momenti di crisi e oltre.






