Il Papa dedica la catechesi al Sabato Santo, cuore del mistero pasquale: “il Figlio di Dio si è addentrato nelle tenebre più fitte per raggiungere anche l’ultimo dei suoi fratelli e sorelle, per portare anche laggiù la sua luce”
Nella catechesi dell’udienza generale, in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha proseguito il ciclo di meditazioni giubilari dedicate al tema “Gesù Cristo nostra speranza”. Al centro del suo intervento, il mistero del Sabato Santo, momento “silenzioso e immobile” che nasconde però “un’invisibile azione di salvezza”.
Un amore che scende “fino all’abisso”
“Anche oggi ci soffermiamo sul mistero del Sabato Santo. È il giorno del Mistero pasquale in cui tutto sembra immobile e silenzioso, mentre in realtà si compie un’invisibile azione di salvezza: Cristo scende nel regno degli inferi per portare l’annuncio della Risurrezione a tutti coloro che erano nelle tenebre e nell’ombra della morte”, ha spiegato il Papa.
Secondo Leone XIV, l’evento non è soltanto un ricordo liturgico ma “il gesto più profondo e radicale dell’amore di Dio per l’umanità”. “Infatti, non basta dire né credere che Gesù è morto per noi: occorre riconoscere che la fedeltà del suo amore ha voluto cercarci là dove noi stessi ci eravamo perduti, là dove si può spingere solo la forza di una luce capace di attraversare il dominio delle tenebre”, ha aggiunto.
Cristo entra negli “inferni” quotidiani
Il Pontefice ha chiarito che gli “inferi, nella concezione biblica, sono non tanto un luogo, quanto una condizione esistenziale: quella condizione in cui la vita è depotenziata e regnano il dolore, la solitudine, la colpa e la separazione da Dio e dagli altri. Cristo ci raggiunge anche in questo abisso, varcando le porte di questo regno di tenebra. Entra, per così dire, nella casa stessa della morte, per svuotarla, per liberarne gli abitanti, prendendoli per mano ad uno ad uno”.
Nell’udienza generale, Papa Leone XIV ha spiegato che l’inferno, nella Bibbia, non è tanto un luogo ma una condizione di dolore, solitudine e separazione da Dio. Cristo però vi entra per liberare l’uomo e vincere la morte. pic.twitter.com/hNqVkcsHku
— EWTN Italia 🇮🇹 (@EwtnItalia) September 24, 2025
Richiamando il Vangelo apocrifo di Nicodemo, Leone XIV ha ricordato che “il Figlio di Dio si è addentrato nelle tenebre più fitte per raggiungere anche l’ultimo dei suoi fratelli e sorelle, per portare anche laggiù la sua luce. In questo gesto ci sono tutta la forza e la tenerezza dell’annuncio pasquale: la morte non è mai l’ultima parola”.
La speranza che illumina ogni storia
Il Papa ha poi attualizzato il significato del Sabato Santo: “Gli inferi non sono solo la condizione di chi è morto, ma anche di chi vive la morte a causa del male e del peccato. È anche l’inferno quotidiano della solitudine, della vergogna, dell’abbandono, della fatica di vivere. Cristo entra in tutte queste realtà oscure per testimoniarci l’amore del Padre. Non per giudicare, ma per liberare. Non per colpevolizzare, ma per salvare. Lo fa senza clamore, in punta di piedi, come chi entra in una stanza d’ospedale per offrire conforto e aiuto”.
Leone XIV ha richiamato i Padri della Chiesa, che descrivevano questo mistero come “l’incontro tra Cristo e Adamo”, simbolo di ogni incontro tra Dio e l’uomo. “Il Signore scende là dove l’uomo si è nascosto per paura, e lo chiama per nome, lo prende per mano, lo rialza, lo riporta alla luce. Lo fa con piena autorità, ma anche con infinita dolcezza, come un padre con il figlio che teme di non essere più amato”.
“Nulla è escluso dalla redenzione”
Il Papa ha concluso la sua meditazione con parole di speranza universale: “Il Sabato Santo è il giorno in cui il cielo visita la terra più in profondità. E se Cristo ha potuto scendere fino a lì, nulla può essere escluso dalla sua redenzione. Nemmeno le nostre notti, nemmeno le nostre colpe più antiche, nemmeno i nostri legami spezzati. Non c’è passato così rovinato, non c’è storia così compromessa che non possa essere toccata dalla misericordia”.
“Il Sabato Santo è l’abbraccio silenzioso con cui Cristo presenta tutta la creazione al Padre per ricollocarla nel suo disegno di salvezza”, ha concluso il Pontefice.
Articolo precedentemente pubblicato su acistampa. È stato riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.





