All’Angelus il Papa richiama alla responsabilità nell’uso dei beni e prega per Gaza
Dopo aver celebrato la Messa nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, Papa Leone XIV si è affacciato su piazza San Pietro, dove una folla festante lo attendeva per la recita dell’Angelus. La piazza del Bernini ha accolto con entusiasmo il Papa, che ha offerto una meditazione centrata sul Vangelo del giorno.
Il Vangelo dell’amministratore infedele
Il Pontefice ha spiegato che la parabola proposta dalla liturgia “ci fa riflettere sull’uso dei beni materiali e, più in generale, su come stiamo amministrando il bene più prezioso di tutti, che è la nostra stessa vita”.
Richiamandosi alla figura dell’amministratore, ha sottolineato che si tratta di un’immagine che parla direttamente alla coscienza di ciascuno: “Noi non siamo padroni della nostra vita né dei beni di cui godiamo; tutto ci è stato dato in dono dal Signore e Lui ha affidato questo patrimonio alla nostra cura, alla nostra libertà e responsabilità”.
Un giorno, ha ricordato, “saremo chiamati a rendere conto di come abbiamo amministrato noi stessi, i nostri beni e le risorse della terra, sia davanti a Dio sia davanti agli uomini, alla società e soprattutto a chi verrà dopo di noi”.
“Le ricchezze di questo mondo passano”
Papa Leone XIV ha quindi approfondito il senso della parabola: l’amministratore, trovatosi in una situazione difficile, comprende che “non è l’accumulo dei beni materiali il valore più importante, perché le ricchezze di questo mondo passano”. Così, rinunciando a una parte di ciò che gli sarebbe spettato, “perde la ricchezza materiale ma guadagna degli amici, che saranno pronti ad aiutarlo e a sostenerlo”.
Il messaggio è chiaro: bisogna uscire dal proprio egoismo. “Come stiamo amministrando i beni materiali, le risorse della terra e la nostra stessa vita che Dio ci ha affidato?”, ha chiesto il Papa ai fedeli. Due, secondo lui, le possibili risposte: “Possiamo seguire il criterio dell’egoismo, mettendo la ricchezza al primo posto e pensando solo a noi stessi, oppure possiamo riconoscere tutto ciò che abbiamo come dono di Dio da amministrare, e utilizzare come strumento di condivisione, per creare reti di amicizia e solidarietà, per edificare il bene, per costruire un mondo più giusto, più equo e più fraterno”.
L’appello per Gaza
Dopo la preghiera mariana, il pensiero del Papa è andato al Medio Oriente, con un ringraziamento alle associazioni impegnate a sostenere la popolazione di Gaza con aiuti umanitari. “Apprezzo la vostra iniziativa e molte altre che in tutta la Chiesa esprimono vicinanza ai fratelli e alle sorelle che soffrono in quella terra martoriata”, ha detto.
Poi ha ribadito con forza: “Con voi e con i pastori delle chiese in Terra Santa ripeto: non c’è futuro basato sulla violenza, sull’esilio forzato, sulla vendetta. I popoli hanno bisogno di pace, chi li ama veramente lavora per la pace”.
Articolo pubblicato precedentemente da acistampa. È stato riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.






