Il Pontefice celebra la sua prima Messa nella parrocchia pontificia, richiamando alla libertà dal potere del denaro
Chiesa gremita, atmosfera raccolta e grande emozione: così si è presentata ieri la parrocchia pontificia di Sant’Anna in Vaticano, dove Papa Leone XIV ha celebrato per la prima volta la Messa da quando è salito al soglio di Pietro.
Il Pontefice è arrivato con circa un quarto d’ora di anticipo, entrando dalla porta principale per salutare e abbracciare i “suoi” parrocchiani. Sant’Anna, infatti, è la sua parrocchia: piccola, intima, retta dagli agostiniani. “Sono particolarmente lieto di presiedere questa Eucaristia nella parrocchia pontificia di Sant’Anna. Saluto con gratitudine i religiosi agostiniani che svolgono qui il loro servizio, in particolare il parroco, padre Mario Millardi, come pure il Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino”, ha detto il Papa, ricordando anche padre Giole Schiavella, ex parroco della chiesa, che ha compiuto 103 anni. Parole accolte da un lungo applauso.
“Una chiesa sul confine”
Il Papa ha quindi sottolineato la particolarità del luogo: “Questa chiesa sorge in una posizione speciale, che è anche una chiave per il ministero pastorale che vi si svolge: siamo infatti, per così dire, ‘sul confine’, e davanti a Sant’Anna transitano tutti coloro che entrano ed escono dalla Città del Vaticano”. Qui, ha osservato, “c’è chi passa per lavoro, chi come ospite o pellegrino, chi di fretta, chi con trepidazione o serenità”.
La scelta tra Dio e la ricchezza
Il cuore dell’omelia è stato dedicato al tema della preghiera e al Vangelo del giorno, che invita a scegliere tra Dio e la ricchezza. “Nessun servitore può servire due padroni”, ha ricordato il Papa, commentando le parole di Gesù: “Occorre decidere un vero e proprio stile di vita. Si tratta di scegliere dove porre il nostro cuore, di chiarire chi sinceramente amiamo, chi serviamo con dedizione e qual è davvero il nostro bene. […] La sete di ricchezza rischia di prendere il posto di Dio nel nostro cuore, quando riteniamo che sia essa a salvare la nostra vita”.
Un monito chiaro contro l’idolatria del denaro: “Dio destina i beni del creato a tutti. […] Dio è padre buono, sempre e verso tutti: non solo verso chi è povero di beni terreni, ma anche verso quella miseria spirituale e morale che affligge i potenti come i deboli, gli indigenti come i ricchi”.
Lo sguardo sulla comunità internazionale
Citando il salmista e san Paolo, il Pontefice ha poi esteso lo sguardo alla comunità internazionale: “Oggi, in particolare, la Chiesa prega perché i governanti delle nazioni siano liberi dalla tentazione di usare la ricchezza contro l’uomo, trasformandola in armi che distruggono i popoli e in monopoli che umiliano i lavoratori. Chi serve Dio diventa libero dalla ricchezza, ma chi serve la ricchezza ne resta schiavo!”.
L’appello contro la guerra
Infine, un incoraggiamento a non cedere di fronte ai drammi della guerra: “Vi incoraggio a perseverare con speranza in un tempo seriamente minacciato dalla guerra. Interi popoli vengono oggi schiacciati dalla violenza e ancor più da una spudorata indifferenza, che li abbandona a un destino di miseria. Davanti a questi drammi, non vogliamo essere remissivi, ma annunciare con la parola e con le opere che Gesù è il Salvatore del mondo, Colui che ci libera da ogni male”.





