In un momento storico in cui milioni di cristiani soffrono persecuzioni a causa della loro fede, Papa Leone XIV ha celebrato una liturgia ecumenica in memoria dei nuovi martiri, testimoniando l’unità cristiana nella croce di Cristo.
Una commemorazione ecumenica nella Basilica di San Paolo
Il 14 settembre, nella solennità dell’Esaltazione della Santa Croce, Papa Leone XIV ha presieduto una commemorazione ecumenica dei martiri e testimoni della fede del XXI secolo nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma.
L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti ortodossi, orientali e protestanti, oltre a funzionari del Vaticano e membri di organizzazioni ecumeniche, in un segno concreto di comunione tra le Chiese.
L’impegno della Chiesa a ricordare ogni martire cristiano
Durante la celebrazione, Papa Leone XIV ha rinnovato l’impegno della Chiesa cattolica a mantenere viva la memoria dei martiri di tutte le tradizioni cristiane, sottolineando il lavoro svolto dalla Commissione vaticana per i nuovi martiri in collaborazione con il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani.
Un dato impressionante è stato ricordato durante la liturgia: secondo l’organizzazione internazionale Open Doors, sono oltre 380 milioni i cristiani che subiscono forti livelli di persecuzione e discriminazione a causa della loro fede in tutto il mondo.
“Ecumenismo del sangue”: la Croce come segno di unità
Nella sua omelia, Papa Leone XIV ha richiamato il concetto di “ecumenismo del sangue”, approfondito anche nel recente Sinodo sulla sinodalità svoltosi in Vaticano. Papa Francesco aveva ricordato che “la testimonianza dei martiri cristiani è più eloquente di qualsiasi parola: l’unità viene dalla Croce del Signore”.
Il Papa ha quindi collegato la memoria dei martiri all’attualità della fede vissuta in condizioni di ostilità e violenza:
«Tanti fratelli e sorelle, anche oggi, a causa della loro testimonianza di fede in situazioni difficili e contesti ostili, portano la stessa croce del Signore: come Lui sono perseguitati, condannati, uccisi. Di essi Gesù dice: “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”»
Una speranza che non muore
Papa Leone XIV ha concluso la sua riflessione con parole di speranza e di fede nella vita eterna:
«È una speranza piena d’immortalità, perché, pur essendo stati uccisi nel corpo, nessuno potrà spegnere la loro voce o cancellare l’amore che hanno donato; è una speranza piena d’immortalità, perché la loro testimonianza rimane come profezia della vittoria del bene sul male.»






