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Libano: una famiglia missionaria tra fede, giovani e accoglienza

In un Libano segnato dalla crisi, una coppia cattolica ha scelto di costruire la propria famiglia come un piccolo santuario domestico, trasformando la casa in luogo di accoglienza, formazione e vita spirituale per giovani e famiglie.

Una routine familiare fatta di preghiera e vita condivisa

Kate Tayeh
Ā«Di solito io e Daoud ci svegliamo prima dei bambini. Se c’è una messa al monastero li portiamo con noi, altrimenti andiamo a fare una passeggiata vicino alla chiesa antica e recitiamo il rosario. Poi ci dedichiamo a un’intera giornata di scuola a casa.Ā»

Daoud Tayeh
«Prima facciamo colazione, di solito sono molto affamati.»

Sei figli, una casa piena di vita e una scelta coraggiosa: Kate e Daoud Tayeh, lei americana di Buffalo, lui maronita libanese, si sono conosciuti a Boston e lƬ si sono sposati. Ma anzichƩ rimanere negli Stati Uniti, hanno deciso di trasferirsi sul Monte Libano, terra natale di Daoud, per costruire una famiglia radicata nella fede cattolica orientale.

Kate Tayeh
Ā«Dopo aver visitato il Libano alcune volte ho detto: in realtĆ  piace anche a me, e penso che qui possiamo costruire una vita davvero sana per i nostri figli, davvero buona per noi — e cosƬ siamo venuti.Ā»

Una casa aperta all’accoglienza e alla missione

I Tayeh non hanno voluto tenere per sé la bellezza della vita familiare vissuta nella fede. La loro casa è diventata un luogo di incontro, preghiera e amicizia per altre famiglie e per i giovani.

Daoud Tayeh
«Sono stato ministro dei giovani per molto tempo ed è per questo che voglio occuparmi delle famiglie e dei giovani, perché anche i giovani a volte si sentono non supportati dalla Chiesa.»

«Quindi, volevamo un luogo dove potessero pregare, ma anche giocare. Abbiamo il karaoke per i giovani, serate di quiz, cibi molto buoni per loro, ma allo stesso tempo stiamo abbinando eventi spirituali con attività ricreative.»

Questa esperienza ha dato vita a ā€œBeit Yousefā€, una sorta di ā€œcasa spiritualeā€ in cui si ritrovano famiglie e giovani per vivere momenti di fede, fraternitĆ  e condivisione.

Christina SalamƩ
Ā«Beit Yousef ci offre un’opportunitĆ  e l’esperienza di riunirci tutti insieme, per essere un’unica comunitĆ .Ā»

Joe NakhlƩ
«È la prima volta che vedo questa cosa in Libano, è davvero speciale e per me ha significato molto.»

Valerie SaadƩ
«Puoi venire con la tua famiglia, passare la notte e tornare più tardi per cenare e divertirti con i tuoi cari e avvicinarti a Dio.»

Il matrimonio come vocazione e testimonianza

Kate e Daoud non nascondono le difficoltĆ  del loro cammino matrimoniale, ma ne parlano con sinceritĆ  e fiducia nei sacramenti della Chiesa, che per loro sono stati fonte di guarigione e sostegno.

Kate Tayeh
«Direi che come coppia abbiamo attraversato molti alti e bassi, stiamo insieme da 19 anni e siamo sposati da 14. Sappiamo quanto sia difficile essere sposati e quanto sia importante avere la grazia dei sacramenti che ti sostengono nel matrimonio.»

«Per noi i sacramenti della Chiesa sono stati davvero curativi e penso che sia qualcosa di cui le persone si possano fidare se lo sentono dire da altre coppie.»

Anche i figli partecipano alla missione

Daoud Tayeh
«A volte dobbiamo sacrificare il tempo con i nostri figli per la missione. Ma sempre più spesso i nostri figli stanno diventando parte di essa.»

Kate Tayeh
«E spero che cerchino anche loro la propria missione. Spero che questo sia qualcosa che ci vedono mettere in pratica e che provino a fare nelle loro vite.»

Fede riscoperta attraverso la sofferenza

La missione dei Tayeh nasce da un percorso di conversione profonda. Kate ĆØ stata battezzata a 24 anni, dopo aver conosciuto la comunitĆ  maronita tramite Daoud. Daoud, invece, ha riscoperto la fede in un momento di prova segnato dalla malattia.

Daoud Tayeh
«Ho avuto un tumore solo pochi mesi prima del nostro ritorno, e mentre mi sottoponevo alle cure per quel tumore, ho iniziato a pregare molto e attraverso quella preghiera ho recitato il Rosario e Maria mi ha portato da suo Figlio.»

I medici hanno rimosso il tumore, ricostruendo parte dell’osso facciale. Da quel momento, il Rosario ĆØ diventato parte quotidiana della vita di Daoud e della sua famiglia.

Daoud Tayeh
Ā«E poi ho scoperto che Gesù non voleva mandarmi senza conoscerlo e senza conoscere la mia missione nella vita. Quindi ĆØ un po’ ironico che io sia venuto qui per prendere qualcosa e abbia scoperto di avere qualcosa che Gesù vuole donare attraverso di noi.Ā»

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