A cinquant’anni dal suo arresto in Vietnam, il Vaticano rilancia la causa di beatificazione del cardinale François-Xavier Nguyen Van Thuan, testimone di speranza e perdono, la cui voce continua a parlare oggi attraverso scritti e memoria familiare.
Il Vaticano rilancia la causa di beatificazione del cardinale Van Thuan
Cinquant’anni dopo il suo primo arresto da parte del regime comunista in Vietnam, la causa di beatificazione del venerabile François-Xavier Nguyen Van Thuan riceve nuovo impulso da parte del Vaticano. Lo conferma la sorella più giovane del cardinale, Elisabeth Nguyen Thi Thu Hong, oggi sua unica parente ancora in vita, che ha raccontato come il Dicastero per le Cause dei Santi stia incoraggiando i fedeli a pregare e a ravvivare il loro impegno. L’organismo vaticano ha anche lanciato un nuovo sito web dedicato al cardinale vietnamita, le cui meditazioni sulla speranza e sul perdono hanno ispirato intere generazioni di cattolici.
Secondo la sorella, “la prossima tappa del processo di canonizzazione è nelle mani dei fedeli… bisogna pregare Dio attraverso l’intercessione del cardinale perché avvenga un miracolo riconosciuto”. Un funzionario del dicastero ha confermato a CNA che l’ufficio sta lavorando alla causa e ha ribadito l’importanza decisiva di un miracolo verificato per procedere.

Un testimone di speranza dietro le sbarre
Dichiarato venerabile nel 2017, Van Thuan trascorse tredici anni in prigione, di cui nove in isolamento totale. Durante quel periodo scrisse e fece uscire clandestinamente le sue meditazioni spirituali, che poi furono raccolte nel libro “La strada della speranza. Vangelo dal carcere”. Dopo la liberazione, gli fu impedito di rientrare nel suo Paese e trascorse gli ultimi anni a Roma, dove servì come presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Nel 2001, san Giovanni Paolo II lo creò cardinale. Poco dopo gli fu diagnosticato un cancro allo stomaco e morì il 16 settembre 2002. Solo quattro mesi prima, era riuscito a recarsi in Australia per festeggiare il centesimo compleanno della madre, un ultimo abbraccio alla famiglia.

Una sorella che lo descrive come “un mini papà”
Elisabeth Nguyen, la più giovane di nove fratelli, ha recentemente scritto un libro sulla vita del cardinale, “Cardinal Nguyen Van Thuan: Man of Joy and Hope”, insieme a padre Stefaan Lecleir. Spiega che ha deciso di raccontarne la storia “soprattutto in questi tempi in cui nella nostra società c’è tanta rabbia e poca disponibilità a perdonare… Ho scritto per condividere che il messaggio di mio fratello è davvero quello di perdonare e sperare in Dio attraverso l’amore di Dio”.
Per lei, Van Thuan non era solo un fratello maggiore, ma “più che un fratello; era come un mini papà”. Ricorda come, da bambina, lui si prendesse cura di lei, e come durante gli anni di prigionia o di esilio trovasse sempre il modo di scrivere o visitare la famiglia. Nel 1982, in una cartolina spedita dall’Italia ai genitori emigrati in Australia, scrisse: “Sono in buona salute. Prego per voi e per mamma ogni giorno. Quest’anno il nostro villaggio, Phú Cam, celebra 300 anni di storia cattolica. Preghiamo molto gli uni per gli altri”.

Dalla crisi di fede alla riscoperta di Dio
Cresciuta negli anni della guerra del Vietnam, Elisabeth ammette di aver perso fiducia nella bontà di Dio: “Mi allontanai dalla Chiesa perché dicevo: Dio è amore, ma guardate tutte queste atrocità, morti in famiglia, e il Paese intero a pezzi”. Fu proprio Van Thuan a riportarla alla fede, con pazienza e senza mai giudicarla. Nel 1974, mentre terminava un master in filosofia all’Università di Sydney, chiese al fratello di leggere la sua tesi, incentrata sugli esistenzialisti come Sartre e Camus. In quell’occasione lui le chiese: “Allora, hai trovato la via per la vita adesso? Sei felice?”. Lei scoppiò a piangere e rispose: “No, non lo sono. Sto ancora cercando, ma cosa posso fare ora? Ho finito la tesi, non posso tornare indietro”. Van Thuan replicò con dolcezza: “No, i professori accettano la libertà di pensiero. Puoi dire loro: pensavo di crederci davvero, ma dopo aver scritto e fatto tutte le ricerche, non sono felice”. Elisabeth ricorda che “non mi ha mai condannata né giudicata”.

La forza della Croce nelle lettere dal carcere
Dopo la caduta di Saigon, Van Thuan fu arrestato nell’agosto 1975 e imprigionato. Nel 1979 venne posto agli arresti domiciliari. In quel periodo cominciò a scrivere messaggi spirituali su foglietti di calendario e a farli uscire di nascosto attraverso un ragazzo del posto. Quelle parole cambiarono la vita della sorella: “Scrisse una meditazione sulla logica della Croce, e quella mi colpì profondamente. Vidi che aveva incontrato Gesù in modo così reale. Pensai: devo scoprire cosa significa incontrare Dio così. Quello che mi aveva cambiato i pannolini, che mi portava al negozio di dolci, aveva trovato Dio così da vicino”.
Un’eredità che continua
Il 16 settembre scorso, anniversario della morte del cardinale, Elisabeth ha partecipato a una Messa celebrata presso la sua tomba nella basilica di Santa Maria della Scala a Roma. L’Eucaristia ha ricordato anche i cinquant’anni dal suo arresto e dalla stesura delle meditazioni che sarebbero poi diventate La strada della speranza. Proprio in questi giorni è riemersa anche una foto inedita del 1975, che mostra Van Thuan mentre scrive a un tavolo durante la detenzione domiciliare in Vietnam. L’immagine, scattata da un uomo che lavorava nella casa dove era confinato, è stata ritrovata per caso in una cucina in Vietnam da un amico di famiglia.
Per Elisabeth, condividere la vita e il messaggio di suo fratello significa contribuire alla gloria di Dio: “Il suo messaggio è davvero quello di perdonare e sperare in Dio attraverso l’amore di Dio”. Una testimonianza che oggi, più che mai, la Chiesa invita a riscoprire come cammino di santità.






