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Papa Leone XIV agli operatori di giustizia: “Tanti popoli hanno fame e sete di giustizia”

Papa Leone XIV durante l'Udienza Giubilare per il Giubileo degli Operatori per la Giustizia. Credit: Vatican Media
Papa Leone XIV durante l'Udienza Giubilare per il Giubileo degli Operatori per la Giustizia. Credit: Vatican Media

Durante l’udienza giubilare dedicata agli operatori della giustizia, Papa Leone XIV ha offerto una profonda riflessione sul ruolo della giustizia nella società e nella vita cristiana, denunciando le disuguaglianze globali e richiamando ogni operatore al valore della verità e della dignità umana.

Un Giubileo inedito dedicato agli operatori di giustizia

Per la prima volta nella storia dei Giubilei, una giornata è stata interamente dedicata agli operatori di giustizia. A riempire piazza San Pietro, sotto un cielo limpido, magistrati, giudici, avvocati, funzionari e personale amministrativo, provenienti da oltre 100 Paesi del mondo, accompagnati dalle loro famiglie.

La mattinata è iniziata con il saluto di monsignor Rino Fisichella e una lectio tenuta da monsignor Juan Ignacio Arrieta, intitolata “Iustitia Imago Dei: l’operatore di giustizia, strumento di speranza”.

L’arrivo del Papa e l’accoglienza della piazza

Papa Leone XIV ha fatto il suo ingresso in piazza San Pietro con un leggero ritardo, alle 12:22, accolto da un caloroso applauso dei presenti. Sorridente e visibilmente lieto, ha salutato personalmente diversi bambini, introdotti dalla Gendarmeria Vaticana, mentre percorreva in papamobile i corridoi della piazza.

“La giustizia è una vocazione alla speranza”

Nel suo discorso, il Papa ha ricordato le parole della Bolla di indizione del Giubileo:

“Il Giubileo ci rende tutti pellegrini che, nel riscoprire i segni della speranza che non delude, vogliono «ritrovare la fiducia necessaria, nella Chiesa come nella società, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti internazionali, nella promozione della dignità di ogni persona e nel rispetto del creato»”.

E ha proseguito:

“La giustizia, infatti, è chiamata a svolgere una funzione superiore nell’umana convivenza, che non può essere ridotta alla nuda applicazione della legge o all’operato dei giudici, né limitarsi agli aspetti procedurali”.

Giustizia, virtù che tutela il debole

Papa Leone XIV ha indicato la giustizia come una virtù centrale per la convivenza:

“La giustizia è, anzitutto, una virtù, vale a dire, un atteggiamento fermo e stabile che ordina la nostra condotta secondo la ragione e la fede […] la virtù della giustizia, in particolare, consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto”.

E ancora:

“La giustizia dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune”.

Il Pontefice ha così ricordato che uno degli scopi essenziali della giustizia è essere:

“Garante di un ordine a tutela del debole, di colui che chiede giustizia perché vittima di oppressione, escluso o ignorato”.

Il Vangelo come luce per l’operatore di giustizia

Rifacendosi alla Sacra Scrittura, il Papa ha citato episodi emblematici:

  • Il Vangelo di Luca, con l’insistenza della vedova che spinge il giudice a fare giustizia;
  • Il Vangelo di Matteo, per la giusta paga dell’operaio e il perdono “non sette volte, ma settanta volte sette”.

Da qui, la sua sottolineatura:

“La giustizia evangelica, quindi, non distoglie da quella umana, ma la interroga e ridisegna: la provoca ad andare sempre oltre, perché la spinge verso la ricerca della riconciliazione”.

Una giustizia che guarda oltre la legge

Il Papa ha proseguito affermando che:

“Il male, infatti, non va soltanto sanzionato, ma riparato […] Esercitare la giustizia vuol dire inoltre porsi al servizio delle persone, del popolo e dello Stato, in una dedizione piena e costante”.

Ha poi chiarito che:

“L’effettiva uguaglianza non è quella formale di fronte alla legge […] La vera uguaglianza è la possibilità data a tutti di realizzare le proprie aspirazioni e di vedere i diritti inerenti alla propria dignità garantiti da un sistema di valori comuni e condivisi”.

Il compito degli operatori: recuperare i valori dimenticati

Papa Leone XIV ha affidato agli operatori del diritto una missione precisa:

“La ricerca o il recupero dei valori dimenticati nella convivenza […] davanti all’affermarsi di comportamenti e strategie che mostrano disprezzo per la vita umana sin dal suo primo manifestarsi”.

E ha ribadito:

“La giustizia assume il suo ruolo centrale per la convivenza delle persone e delle comunità umane”.

Pensare e interpretare la legge nella luce della verità

Il pontefice ha infine indicato la strada per una giustizia autentica:

“Pensare sempre alla luce della verità e della sapienza […] interpretare la legge andando in profondità, oltre la dimensione puramente formale, per cogliere il senso intimo della verità di cui siamo al servizio”.

E ha richiamato le Beatitudini:

“Avere fame e sete di giustizia equivale a essere consapevoli che essa esige lo sforzo personale per interpretare la legge nella misura più umana possibile […] ma soprattutto chiede di tendere a una ‘sazietà’ che può trovare compimento solo in una giustizia più grande, trascendente le situazioni particolari”.

Giustizia globale: l’appello per i popoli oppressi

Guardando al mondo, Papa Leone XIV ha affermato:

“Cari amici, il Giubileo invita a riflettere anche su un aspetto della giustizia che spesso non è sufficientemente focalizzato: ossia sulla realtà di tanti Paesi e popoli che hanno ‘fame e sete di giustizia’, perché le loro condizioni di vita sono talmente inique e disumane da risultare inaccettabili”.

E ha concluso con le parole di Sant’Agostino:

“Lo Stato, in cui non si ha la giustizia, non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero”.

L’originale è stato pubblicato su ACI Stampa.

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Antonio Tarallo

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