In un’intervista rilasciata a Roma, il cardinale Gerhard Müller ha espresso un giudizio positivo sui primi mesi di pontificato di Papa Leone XIV, sottolineando un ritorno a una proclamazione più cristocentrica del Vangelo e criticando derive ideologiche e liturgiche che rischiano di compromettere la missione della Chiesa.
Un nuovo stile di pontificato: al centro Cristo
A pochi mesi dall’elezione di Papa Leone XIV, il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha tracciato un primo bilancio dell’inizio di questo pontificato in un’intervista alla giornalista cattolica Diane Montagna.
Secondo Müller, “c’è una proclamazione del Vangelo più centrata su Cristo, maggiore ordine e meno enfasi su questioni di importanza secondaria per la Chiesa, come la migrazione, che è principalmente compito dello Stato”. Ha ribadito che, pur essendo importante l’aiuto materiale, “la prima missione della Chiesa è predicare il Vangelo a tutti, anche a chi arriva in Europa”.
Verità e carità, senza compromessi
Il cardinale ha riconosciuto nell’approccio di Leone XIV il desiderio di superare le polarizzazioni ideologiche che attraversano la Chiesa: “Credo che Leone desideri superare questa polarizzazione ideologica all’interno della Chiesa”. Tuttavia, ha precisato con chiarezza: “Non si può riuscirci tramite concessioni. Dobbiamo dire la verità, e la verità inevitabilmente divide tra chi segue la Parola di Dio e chi no”.
Papa Leone XIV: “Non risolvo i problemi del mondo, ma annuncio il Vangelo”
Le parole di Müller trovano eco nella prima intervista rilasciata da Papa Leone XIV alla giornalista Elise Ann Allen, pubblicata pochi giorni fa. In quell’occasione, il Pontefice ha chiarito la propria visione del ruolo petrino:
“Io non vedo il mio ruolo principale come quello di chi deve risolvere i problemi del mondo […]. La Chiesa ha una voce, un messaggio che deve continuare ad essere predicato, proclamato, e proclamato con forza”.
Preoccupazioni per la “peregrinazione giubilare LGBT”
Müller ha espresso profonda preoccupazione per la recente “peregrinazione giubilare LGBT” organizzata a Roma, guidata dal padre gesuita James Martin e conclusasi con una Messa concelebrata da circa 30 sacerdoti e presieduta dal vescovo Francesco Savino.
Un episodio ha destato particolare allarme: una foto diventata virale mostrava una coppia omosessuale che, mano nella mano, attraversava la Porta Santa, con uno dei due che indossava uno zaino con un messaggio offensivo verso le regole della Chiesa. Per Müller, si è trattato di una grave profanazione:
“Hanno abusato della fede cattolica e della grazia e del simbolo della Porta Santa — che è Gesù Cristo — con fini di propaganda, vivendo in aperta contraddizione con la volontà del Creatore”.
E ha aggiunto:
“Il movimento LGBT è assolutamente contrario alla volontà di Dio Creatore, che ha istituito il matrimonio come sacramento sacro in Cristo. È stato uno scandalo assoluto”.
Dottrina e denuncia dell’errore: il dovere della Chiesa
Richiamandosi alla Lettera ai Romani, il cardinale ha ribadito la necessità di affermare la verità della fede senza compromessi:
“Come teologo dogmatico non voglio essere diplomatico. La Chiesa Cattolica deve proclamare la verità, ma anche contraddire le menzogne. Non dobbiamo solo spiegare positivamente la fede, ma anche confutare attivamente l’errore”.
Müller ha infine invitato tutti i fedeli a tornare alla dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia, facendo riferimento al Concilio Vaticano II e alla Gaudium et Spes, in particolare alla seconda parte del primo capitolo.






