Alle 10.08 di questa mattina, nel Duomo di Napoli gremito di fedeli, è stato proclamato il prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro.
«Abbiamo la gioia di annunciare che la reliquia è stata trovata completamente liquida», ha dichiarato l’abate della Cappella del Tesoro, mons. Vincenzo De Gregorio, accompagnato dal tradizionale sventolio del fazzoletto bianco da parte della Deputazione del Tesoro di San Gennaro.
Applausi, lacrime e commozione hanno accolto l’annuncio: un segno di benevolenza del Santo patrono che, da secoli, il popolo partenopeo vive come abbraccio di fede e tradizione.
La celebrazione solenne
Il cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha presieduto la Messa solenne, mostrando ai fedeli l’ampolla con il sangue del santo patrono. Scendendo dall’altare, l’ha portata in mezzo alla gente, accompagnato da canti liturgici che hanno trasformato il rito in una vera processione spirituale.
Visibilmente commosso, già all’inizio della celebrazione il cardinale aveva richiamato l’attenzione sulle guerre che insanguinano il mondo, con particolare riferimento a Gaza. Durante l’atto penitenziale è stato trasmesso un videomessaggio di padre Gabriel Romanelli, parroco della Striscia, che ha ringraziato Napoli per la vicinanza spirituale e materiale.
«È il sangue di ogni bambino di Gaza»
Nell’omelia, il cardinale Battaglia ha intrecciato il miracolo con l’attualità drammatica delle guerre:
«È il sangue di ogni bambino di Gaza che espone in questa cattedrale».
Poi ha aggiunto:
«Oggi Napoli si ferma come il mare quando il vento si placa. È un placarsi interiore, la sensazione di una giornata di festa, di fede, di identità. Le strade si fanno navate, i balconi cantorie, la città una cattedrale intera. Al centro, non un oggetto, ma un segno: un’ampolla, un sangue, un nome — Gennaro. Qui celebriamo non un trofeo, ma una memoria viva: quella dei martiri che l’Amore non ha lasciato soli».
Il Vangelo e il dono di sé
Richiamando Marco, «Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo la salverà», l’arcivescovo ha spiegato:
«Non è un motto per poster, è un ponte tra due rive. Su quel ponte Gennaro passò intero: la carne consegnata, la paura vinta, la libertà restituita al suo Autore. Non scelse di salvarsi: scelse di donarsi. E il sangue, che i violenti credettero sigillo d’oblio, divenne voce: voce che ancora predica alla città e la chiama a fidarsi del Vangelo più di ogni calcolo, più di ogni prudenza. Guardiamo quel segno non con superstizione, ma come invito a scommettere tutto sull’Affidamento».
Il sangue come specchio dell’umanità
Il cardinale ha poi allargato lo sguardo al mondo ferito:
«Il sangue è sacro: ogni goccia innocente è un sacramento rovesciato. Se potessi, raccoglierei in un’ampolla il sangue di ogni vittima — bambini, donne, uomini di ogni popolo — e lo esporrei qui, sotto queste volte, perché nessun rito ci assolva dalla responsabilità. E oggi, con pudore e con fuoco, dico: è il sangue di ogni bambino di Gaza che metterei esposto in questa cattedrale, accanto all’ampolla del santo. Perché non esistono “altre” lacrime: tutta la terra è un unico altare».
L’appello per la pace
Infine, l’invocazione:
«Cessino gli assedi che tolgono pane e acqua; cessino i colpi che sbriciolano case e infanzie; cessino le rappresaglie che scambiano la sicurezza con lo schiacciamento, cessi l’invasione che soffoca ogni speranza di pace».
E ancora:
«Guardatelo. Non come curiosità, ma come specchio. Il sangue di Gennaro non è un talismano: è un appello. Ogni goccia dice: non tradire. Non tradire il Vangelo con un culto senza conversione. Non tradire il povero con un’elemosina senza scelte. Non tradire la pace con parole senza progetto. Non tradire i bambini con scuole senza maestri e città senza cortili».
Napoli, segno di speranza
Il cardinale ha concluso con un invito concreto alla città:
«Guarda la Palestina, guarda l’Ucraina, guarda i Sud del mondo: quanti non hanno più lacrime e ci prestano i loro occhi. Fa’ che la pace non sia uno slogan, ma una pratica. Fa’ che ogni comunità diventi sala d’attesa di resurrezioni: mensa per chi ha fame, porta per chi non ha casa, lingua per chi non sa parlare, compagnia per chi non regge da solo. E qui, nella nostra città, fa’ che sotto ogni balcone si veda un ragazzo con un libro e non con un’arma, che ogni cortile sia un campo di gioco e non di spaccio, che ogni impresa pulita valga più di qualunque denaro sporco».
Articolo precedentemente pubblicato da acistampa, riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.






