L’autrice di Harry Potter si interroga pubblicamente sul senso della fede: “Ho un vuoto a forma di Dio dentro di me”. Un’occasione per riflettere e dialogare con chi, come lei, è in cammino.
“Ho un vuoto a forma di Dio dentro di me”
Lo scorso venerdì, J.K. Rowling ha condiviso un lungo post sulla piattaforma X (ex Twitter), nel quale ha affrontato con sorprendente sincerità il tema della fede.
“Lotto con la fede religiosa da quando ero a metà adolescenza.
Mi sembra di avere un vuoto a forma di Dio dentro di me, ma non riesco mai a decidere cosa farne.”
Una confessione personale che ha suscitato attenzione e riflessione, anche tra i credenti. Rowling, pur cresciuta in un contesto cristiano (è stata battezzata anglicana e appartiene alla Chiesa di Scozia), ammette una persistente difficoltà a credere pienamente.
Il “paradosso di Dio”: cercare prove, ma senza sapere quali
Nel suo messaggio, Rowling si definisce una persona aperta alla revisione delle proprie convinzioni, purché supportata da prove:
“Attualmente non ho una singola convinzione che non possa essere modificata da prove chiare e concrete; e in tutti i casi tranne uno, so quali prove dovrebbero essere.”
Quel caso unico è proprio Dio.
“Lo chiamo il ‘paradosso di Dio’. Non so cosa dovrei vedere per schierarmi chiaramente da una parte o dall’altra.”
E aggiunge, con lucidità:
“Immagino sia questo il significato della fede: credere senza vedere prove.
È per questo che probabilmente andrò nella tomba con questa questione personale irrisolta.”
Un cuore che cambia, una mente che si apre
Nel suo post, Rowling ha anche elencato una serie di temi su cui ha cambiato radicalmente opinione nel corso della sua vita, spesso per esperienze personali o riflessioni razionali:
“Una volta credevo che l’educazione fosse tutto e che la natura non contasse.
La mia opinione è cambiata a causa della mia esperienza di vita e della lettura di studi sull’eredità genetica.”
“Nei miei primi vent’anni credevo che la differenza tra i sessi fosse dovuta unicamente alla socializzazione. Non lo credo più (per gli stessi motivi di cui sopra).”
“Credevo nel disarmo nucleare unilaterale. Ora non più.”
“Credevo che la cannabis fosse essenzialmente innocua. Ora non lo credo più, perché ho visto che ha rovinato la salute mentale di una persona a me cara.”
“Credevo nell’eutanasia. Ora non più, principalmente perché sono sposata con un medico che mi ha aperto gli occhi sulle possibilità di coercizione nei confronti di persone malate o vulnerabili.”
Infine, ha concluso:
“Potrei probabilmente elencare almeno altre venti cose su cui ho cambiato idea.”
Un terreno fertile per la grazia
Il cuore inquieto di Rowling, che cerca risposte con onestà intellettuale e apertura, rappresenta un terreno sorprendentemente vicino alla fede. Il suo “vuoto a forma di Dio” ricorda le parole di sant’Agostino:
“Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te.”
Come cattolici, possiamo accogliere questa inquietudine non come una mancanza, ma come un segno di sete di verità, e magari, con rispetto e carità, offrire ciò che la fede offre: l’incontro con una Persona viva, Cristo, che riempie quel vuoto non con teorie, ma con amore.






