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Papa Leone XIV: “La vera consolazione è mostrare che la pace è possibile”

Papa Leone XIV durante la Veglia di Preghiera per il Giubileo della Consolazione. Credit: Vatican Media
Papa Leone XIV durante la Veglia di Preghiera per il Giubileo della Consolazione. Credit: Vatican Media

Nel cuore dell’Anno Santo, migliaia di fedeli si sono riuniti nella Basilica di San Pietro per il Giubileo della Consolazione, un evento speciale dedicato a chi ha vissuto il dolore, la sofferenza e la perdita

Il linguaggio delle lacrime e il passaggio dalla domanda alla fede

Papa Leone XIV ha aperto la sua riflessione parlando delle lacrime come linguaggio dell’umanità, espressione della nostra debolezza ma anche segno di un desiderio di gioia:

“Le lacrime, espressione della nostra tristezza e bisogno di un mondo nuovo, sono un linguaggio che parla della nostra umanità debole e messa alla prova, ma chiamata alla gioia”.

Il Papa ha poi ricordato che la Scrittura ci educa a passare dalle domande sul dolore alla fede, trovando nella relazione con Dio una risposta che va oltre la comprensione umana:

“Solo Dio asciugherà ogni lacrima e aprirà il libro della storia consentendoci di leggere le pagine che oggi non possiamo giustificare né comprendere”.

“Dove c’è il male, là dobbiamo portare la consolazione”

Nel cuore del suo intervento, il Pontefice ha indicato la via della consolazione come antidoto al male e alla solitudine:

“Dove c’è il male, là dobbiamo ricercare il conforto e la consolazione che lo vincono e non gli danno tregua. Nella Chiesa significa: mai da soli”.

“Poggiare il capo su una spalla che ti consola, che piange con te e ti dà forza, è una medicina di cui nessuno può privarsi perché è il segno dell’amore”.

La speranza cristiana, ha detto il Papa, nasce dalla comunione, e non delude:

“Dove profondo è il dolore, ancora più forte dev’essere la speranza che nasce dalla comunione. E questa speranza non delude”.

Un evento giubilare per chi soffre

Alla veglia hanno partecipato circa 8500 fedeli provenienti da ogni parte del mondo, in particolare da Italia, Germania, Polonia, Spagna, Stati Uniti, Canada, America Latina e Australia. Presenti anche numerose associazioni e realtà ecclesiali impegnate nel sostegno ai più fragili.

In Basilica, ha fatto la sua comparsa la statua della Madonna della Speranza, proveniente dal santuario di Battipaglia. Ogni partecipante ha ricevuto in dono l’“Agnus Dei”, una medaglia in cera raffigurante l’Agnello pasquale, simbolo della Resurrezione, e sul retro l’immagine della Madonna Salus Populi Romani, tanto cara ai romani.

Testimonianze di riconciliazione e rinascita

Due testimonianze forti hanno segnato la veglia:

  • Diane Foley, madre del giornalista americano Jim Foley ucciso in Siria nel 2014, ha raccontato il suo percorso di riconciliazione e perdono, insieme ad Alexanda Koley, membro del gruppo jihadista coinvolto nell’omicidio del figlio.
  • Lucia di Mauro Montanino, vedova di un uomo ucciso in un’aggressione, ha testimoniato la rinascita possibile attraverso l’incontro con uno dei giovani coinvolti nel delitto, oggi accompagnato nel suo cammino di redenzione.

Il Papa: “La pace è possibile, non soffochiamola”

Papa Leone XIV ha poi allargato lo sguardo al dolore collettivo delle popolazioni colpite da guerra, fame e violenza, affermando con forza:

“La vera consolazione che dobbiamo essere capaci di trasmettere è quella di mostrare che la pace è possibile, e che germoglia in ognuno di noi se non la soffochiamo”.

Ha rivolto un appello ai leader mondiali:

“I responsabili delle Nazioni ascoltino in modo particolare il grido di tanti bambini innocenti, per garantire loro un futuro che li protegga e li consoli”.

E ha concluso con una certezza:

“In mezzo a tanta prepotenza, ne siamo certi, Dio non farà mancare cuori e mani che portano aiuto e consolazione, operatori di pace capaci di rincuorare coloro che sono nel dolore e nella tristezza”.

“La Chiesa si inginocchia con voi”

Infine, il Papa ha rivolto un pensiero particolare a chi ha vissuto ferite nella Chiesa stessa:

“La Chiesa, di cui alcuni membri purtroppo vi hanno ferito, oggi si inginocchia insieme a voi davanti alla Madre. Che tutti possiamo imparare da lei a custodire i più piccoli e fragili con tenerezza! Che impariamo ad ascoltare le vostre ferite, a camminare insieme”.

L’originale è stato pubblicato su ACI Stampa.

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Angela Ambrogetti

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