Alla vigilia della canonizzazione, Wanda Gawrońska, nipote di San Pier Giorgio Frassati, ha accolto EWTN nella sua casa romana per condividere il cuore pulsante di un’eredità che, a quasi cento anni dalla morte del santo, continua a ispirare il mondo.
Un ricordo che attraversa il tempo
Nel cuore di Trastevere, Wanda Gawrońska – nipote di San Pier Giorgio Frassati e figlia della sorella Luciana – ha accolto con calore la troupe di EWTN alla vigilia della canonizzazione del giovane santo torinese. Quasi centenaria, ha trascorso gran parte della sua vita a custodire e far conoscere la figura dello zio, autentico esempio di santità laica.
Il suo ricordo è ancora vivido e carico di affetto. Wanda racconta che non solo nella famiglia, ma in tutto il mondo, l’immagine di Pier Giorgio continua a essere viva, e questo per lei non è sorprendente. La grandezza dello zio non era solo nella sua fede, ma anche nella sua umanità.
“Il ricordo di lui è ancora molto vivo, non solo nella nostra famiglia, ma in tutto il mondo. Davvero… non direi che sia sorprendente, perché era una persona così speciale che, anche a cent’anni di distanza, i giovani di tutto il mondo continuano a guardare a lui come a un modello, a un compagno di vita, a qualcuno la cui forza e la cui fede possono portare con sé nel proprio cammino.”
Un uomo immerso nel suo tempo, sempre attento agli altri
Secondo Wanda, Pier Giorgio era un giovane pienamente immerso nella vita reale, impegnato nella sua città e attento alle questioni sociali e politiche del suo tempo. Non si tirava mai indietro quando si trattava di aiutare chi era nel bisogno. Tutto in lui era orientato all’altro, con una generosità che si esprimeva in gesti concreti e quotidiani.
“Era coinvolto in tutto ciò che rende la vita interessante, in ciò che accadeva nella sua città, in ciò che accadeva in Europa… dalla politica alle difficoltà quotidiane delle persone e alle questioni sociali. Ovunque ci fosse sofferenza, ovunque ci fosse bisogno, lui era presente. Lo era davvero.
Credo che non ci fosse un solo pensiero nella sua mente che non fosse, in qualche modo, rivolto a qualcun altro.”
Anche nei suoi ultimi giorni, colpito dalla poliomielite, Pier Giorgio conservava la sua lucidità spirituale e il suo desiderio di aiutare. Wanda racconta con emozione il momento in cui, ormai paralizzato, chiese carta e penna per scrivere un ultimo messaggio per una famiglia bisognosa.
“È incredibile! L’ultima cosa, il suo ultimo desiderio, fu di scrivere… Chiese a mia madre di portargli i fogli di carta che aveva nella tasca della giacca. In quei fogli c’erano gli indirizzi di persone che voleva ancora aiutare. E la sua ultima richiesta fu un foglio di carta e una penna.
Mia madre gli disse: ‘Scrivo io per te’…una delle sue braccia era già paralizzata, riusciva a malapena a muoverla.
Lui voleva scrivere da solo — e sinceramente è molto difficile leggere ciò che ha scritto — ma lo scrisse.
C’era scritto: ‘Queste sono le iniezioni per la famiglia Converso…’”
Un laico santo prima ancora del Concilio
Wanda sottolinea quanto suo zio avesse anticipato, con la sua vita, le intuizioni della Chiesa post-conciliare sulla santità laicale. Pier Giorgio visse da laico, immerso nel mondo, eppure totalmente unito a Cristo.
“Nel 1952 la Chiesa dichiarò ufficialmente che anche i laici potevano aspirare alla santità.
Ma Pier Giorgio lo aveva già capito — quarant’anni prima. Nato nel 1901, si rese conto molto prima di quel momento che anche un laico appartiene pienamente alla Chiesa, e che anche lui può perseguire la santità e vivere una vita unita a Cristo. Pier Giorgio visse con Cristo nella sua vita quotidiana.”
Non solo: il futuro Papa Giovanni Paolo II, già da cardinale, aveva una profonda venerazione per lui. Wanda ricorda con gratitudine le parole del cardinale Wojtyła, che lo definì “l’Uomo delle Otto Beatitudini” e lo beatificò nel 1990.
“Il cardinale Wojtyła era profondamente devoto alla figura di Pier Giorgio. Fu lui, da cardinale, a chiamarlo ‘l’Uomo delle Otto Beatitudini.’ Disse: ‘È morto giovane, come spesso accade ai santi…’ E più tardi ebbe la gioia di beatificarlo personalmente.”
Un’anima generosa fin da bambino
Wanda conserva anche dolci e sorprendenti ricordi dell’infanzia dello zio, episodi che già prefiguravano la sua sensibilità spirituale e caritativa. Sin da piccolo, Pier Giorgio mostrava una straordinaria attenzione per i più deboli e un cuore aperto a Cristo.
“Ci sono testimonianze risalenti a quando Pier Giorgio aveva appena tre anni. Una storia racconta di come incontrò una suora e disse: ‘Raccogliete in fretta dei fiori e portateli a Cristo.’
Un’altra volta, qualcuno bussò alla porta. Il piccolo Pier Giorgio fu il primo a raggiungerla e vide una donna con un bambino senza scarpe. Senza esitazione, si tolse le proprie scarpe e le diede al bambino. Prima che chiunque altro in famiglia potesse arrivare alla porta, lui aveva già regalato le sue scarpe. Anche a 4 o 5 anni, mostrava gesti del genere — è chiaro che Dio gli aveva già donato l’amore. Era nato con questo amore per Cristo.”
E questa coerenza spirituale si ritrovava anche da adulto, nei gesti quotidiani e nelle scelte personali. Quando suo padre gli propose un regalo importante per il ventunesimo compleanno, Pier Giorgio non esitò.
“Quando suo padre gli disse: ‘Posso regalarti una macchina o dei soldi per il tuo ventunesimo compleanno — cosa preferisci?’
Lui rispose subito soldi, perché così avrebbe potuto darli a chi era nel bisogno.”
Ma non si trattava solo di dare denaro. Pier Giorgio sapeva stare accanto, ascoltare, accompagnare. Wanda insiste sul fatto che il suo amore per i poveri era totale, profondo, spirituale. E quando qualcuno gli chiese come potesse frequentare case tanto umili e sporche, rispose con una frase che ancora oggi commuove:
“Cristo viene a me nella Santa Comunione ogni giorno. Cerco di ricambiarLo nel modo che posso visitando i Suoi poveri.”
Poi aggiunse: “Intorno ai poveri, intorno agli ammalati, vedo una luce — una luce che noi non abbiamo.”






