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Jesus Bikers: i motociclisti che portano Cristo sulle strade d’Europa

Papa Leone XIV seduto sulla BMW bianca donatagli dai Jesus Bikers. Credit: Vatican Media
Papa Leone XIV seduto sulla BMW bianca donatagli dai Jesus Bikers. Credit: Vatican Media

Un viaggio in moto, un progetto solidale e una fede che non ha paura del rombo dei motori: i Jesus Bikers hanno consegnato al Papa una motocicletta unica per aiutare i bambini del Madagascar.

La nascita di un movimento spirituale… in officina

Il dottor Thomas Draxler è uno scienziato della salute, ma la sua missione va ben oltre la medicina. È nel suo studio, dove cura principalmente pazienti con dolori alla schiena, che ha preso vita un’idea destinata a cambiare il volto del motociclismo cristiano: i Jesus Bikers.

“È proprio qui, nel mio studio, che ha avuto inizio la storia dei Jesus Bikers”, racconta Draxler, che nel 2014 ha fondato questo movimento in Germania, unendo la passione per le moto a una fede viva e missionaria. Nel 2019 il gruppo ha conquistato l’attenzione internazionale regalando a Papa Francesco una Harley Davidson bianca, poi messa all’asta per beneficenza.

Oggi, con il supporto del produttore tedesco BMW e dell’azienda Witzel, i Jesus Bikers hanno realizzato una nuova moto in stile “papale”, che sarà venduta all’asta da Missio Austria per sostenere progetti in favore dei bambini sfruttati in Madagascar.

“Non ho avuto un’infanzia particolarmente felice, quindi sostengo pienamente questo progetto. So bene cosa significa. Ma quei bambini stanno peggio di me…” confida Buffalo Steff, uno dei biker coinvolti.

Il pellegrinaggio verso Roma: motori, preghiera e fraternità

Il loro viaggio è iniziato il 31 agosto, con una prima tappa spirituale ad Altötting, in Baviera, uno dei principali santuari mariani tedeschi. Qui sono stati accolti i nuovi membri, come racconta Claus Dempewolf: “Chiunque sia stato battezzato come cristiano e guidi una moto può diventare un Jesus Biker. Ma non siamo noi a decidere: è Gesù Cristo, il nostro Presidente, e lo Spirito Santo, il nostro Road Captain.”

Pregare, andare in moto, fare del bene: ecco il motto semplice ma potente che guida il gruppo. Non manca l’ironia, come quando Esther Stadler, unica donna del gruppo, spiega con il sorriso: “Sì, sono solo passeggera, ma è emozionante! E sì, mi tengo forte quando mio marito prende le curve troppo veloci!”

Attraversando le Alpi, passando per Verona, fino ad arrivare a Roma il 2 settembre, ogni chilometro percorso è stato vissuto come un atto di testimonianza. “Ciò che mi entusiasma di più è mostrare che siamo in viaggio per Cristo, che la fede può essere vissuta in libertà”, racconta Tom Draxler, figlio del fondatore.

L’incontro col Papa e la moto più bianca del Vaticano

Il momento clou arriva il 3 settembre, quando il gruppo, dopo aver atteso in Piazza San Pietro, consegna al Papa Leone XIV la moto papale. “Ho recitato il rosario per tutto il tempo. Era il mio modo per riversare tutto il nervosismo e affidarlo a Dio,” spiega commosso Thomas Draxler.

L’accoglienza di Papa Leone è calorosa e sorprendente, come racconta padre Karl Wallner, direttore di Missio Austria: “Quando il Papa ha visto la moto, è rimasto sbalordito. Ha guardato attentamente la gente, poi questa moto enorme e bianca… e l’ha firmata con entusiasmo! Poi si è persino seduto sopra!”

La motocicletta sarà messa all’asta il 18 ottobre a Monaco, e il ricavato andrà interamente a sostenere i progetti umanitari in Madagascar. “Speriamo che chi può permetterselo sia disposto a offrire tanto, per aiutare il più possibile,” aggiunge padre Wallner.

Fede e libertà su due ruote

I Jesus Bikers dimostrano che la fede non è confinata in chiese o conventi, ma può correre veloce su due ruote, parlare il linguaggio dei motori e farsi concreta attraverso la carità.

Come dice “Rocky”, un biker di Berlino, “molti mi chiedono perché lo faccio. Non cerco di convertire nessuno, ma dico sempre: immaginate, 2000 anni fa c’era un uomo, Gesù Cristo, che predicava l’amore e la misericordia. Le sue uniche armi erano le parole. Non può essere sbagliato, no?”

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