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Charlie Kirk: “Voglio essere ricordato per la mia fede”

Una panoramica di una corona di fiori deposta dai partecipanti al lutto fuori dall'ambasciata degli Stati Uniti a Pretoria l'11 settembre 2025, in seguito alla morte dell'attivista e influencer statunitense Charlie Kirk, ucciso mentre parlava durante un evento alla Utah Valley University di Orem, nello Utah. | Credit: PHILL MAGAKOE/AFP via Getty Images
Una panoramica di una corona di fiori deposta dai partecipanti al lutto fuori dall'ambasciata degli Stati Uniti a Pretoria l'11 settembre 2025, in seguito alla morte dell'attivista e influencer statunitense Charlie Kirk, ucciso mentre parlava durante un evento alla Utah Valley University di Orem, nello Utah. | Credit: PHILL MAGAKOE/AFP via Getty Images
L’attivista conservatore ucciso in un campus universitario ha testimoniato Cristo fino all’ultimo

Solo pochi mesi prima del suo assassinio, avvenuto il 10 settembre, Charlie Kirk — fondatore di Turning Point USA, attivista conservatore nei campus universitari e dichiarato cristiano evangelico — aveva espresso il desiderio di essere ricordato non per le battaglie politiche, ma per la sua fede.

“La cosa più importante è la mia fede”

«Se tutto scomparisse completamente, come vorresti essere ricordato?», gli chiese Jack Selby, conduttore di The Iced Coffee Hour, durante un’intervista del 29 giugno.
«Se morissi?», replicò Kirk.
«Se tutto semplicemente sparisse», insistette Selby. «Se potessi essere associato a una sola cosa, come vorresti essere ricordato?»
«Voglio essere ricordato per il valore della mia fede. Questo sarebbe l’aspetto più importante. La cosa più importante è la mia fede», rispose Kirk.

L’attacco durante l’“American Comeback Tour”

Kirk è stato assassinato alla Utah Valley University, dove aveva allestito una tenda con la scritta “Prove Me Wrong” per invitare studenti e partecipanti al dibattito.
Davanti a circa 3.000 persone, dopo appena venti minuti dall’inizio dell’incontro, un colpo di fucile esploso da un tetto vicino lo ha raggiunto al collo. Poco prima, racconta un testimone, aveva proclamato pubblicamente che «Cristo è il Signore» e che il Figlio di Dio aveva «vinto la morte».

Fede e ragione: il confronto con gli studenti

Nei campus Kirk non evitava le domande più difficili, dall’ateismo al gender. «Devi essere un ateo onesto e riconoscere che la moralità è, per definizione, soggettiva senza una fede in Dio», spiegava. «Se non hai la verità, allora regnerà il potere».
Con coerenza, nelle interviste parlava della croce e dell’espiazione: «… tutti restiamo al di sotto dello standard di Dio e Gesù ci ristora».

Dialogo con i cattolici

Pur essendo protestante, Kirk manteneva un vivo dialogo con la Chiesa cattolica. Sua moglie Erika è cattolica e la famiglia frequentava una parrocchia a Scottsdale, in Arizona. «I cattolici sono favolosi in moltissimi sensi», diceva, riconoscendo anche l’importanza di Maria: «Noi, come protestanti evangelici, sottovalutiamo Maria… In effetti, credo che uno dei modi per correggere il femminismo tossico negli Stati Uniti sia: Maria è la soluzione».

Testimonianze e amicizie spirituali

Il vicepresidente JD Vance lo ha ricordato come un credente autentico: «Credeva genuinamente in Gesù Cristo e lo amava».
Anche il vescovo Robert Barron ha condiviso un ricordo personale: «Era, senza dubbio, un grande dibattente e anche uno dei migliori difensori del discorso civile nel nostro Paese, ma, prima di tutto, era un cristiano appassionato».

“La croce è la risposta di Dio al male”

Nonostante le tragedie, Kirk trovava nella fede la chiave per leggere il mistero del dolore: «La croce è la risposta di Dio al male… La domanda non dovrebbe essere ‘perché esiste il male?’, ma ‘che cosa ha fatto Dio a riguardo?’».

Articolo precedentemente pubblicato su CNA. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.

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