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Hanno dato solo cinque anni di vita a nostro figlio, ma non perdiamo la speranza: “Chiediamo a San Carlo Acutis un miracolo”

La famiglia con il piccolo Juan Diego alla canonizzazione di questa domenica. Crediti: Per gentile concessione della famiglia
La famiglia con il piccolo Juan Diego alla canonizzazione di questa domenica. Crediti: Per gentile concessione della famiglia

Alla canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, una famiglia messicana ha testimoniato la sua lotta contro la malattia rara del piccolo Juan Diego, affidandosi con fede e speranza all’intercessione del giovane santo.

Luis Miguel e María José si accorsero presto che il loro figlio Juan Diego non cresceva come gli altri bambini. Già compiuto un anno, riusciva a malapena a balbettare qualche fonema e non aveva la forza muscolare sufficiente per restare seduto.

Dopo mesi interminabili di visite e accertamenti, arrivò la diagnosi che cambiò tutto: malattia di Niemann-Pick di tipo C, un raro e doloroso disturbo genetico e degenerativo. Ai genitori i medici dissero che la speranza di vita del bambino non superava i cinque anni.

“Non potevamo fare la visita di persona e ci comunicarono tutto per videoconferenza. Mia suocera, che è medico riabilitatore, cambiò completamente espressione, e mio marito, che pure ha studiato medicina, spense la telecamera perché aveva iniziato a piangere disperatamente”, racconta a ACI Prensa María José, madre di questo piccolo “guerriero” che oggi ha venti mesi.

Quel giorno, confida, sentì subito il bisogno di ringraziare: “In casa avevo un quadro della Vergine di Guadalupe e volli dirle grazie per la fede e per la sua presenza accanto a me”.

Juan Diego, di 20 mesi, soffre di una malattia degenerativa.
Crediti: Per gentile concessione della famiglia del piccolo Juan Diego

La prova della malattia

Nei giorni seguenti, con il marito e le due figlie, andò a pregare davanti al Santissimo: “Mi misi davanti a Lui e dissi: Io so che tu fai tutto per una ragione che ora non capisco, ma, per favore, aiutami a portare meglio questo peso”.

María José lasciò il lavoro e la famiglia decise di trasferirsi dalla caotica Città del Messico a Puebla, per avere l’appoggio dei parenti. Ma la malattia non ha concesso tregua: “È terribile, perché i bambini che ne soffrono diventano ciechi, sordi e provano molte sofferenze. Eppure, anche in questi momenti, non mi chiedo neanche per un istante quale sia il senso di tutto questo”.

Guardando Juan Diego negli occhi, i genitori sanno di vivere l’amore nella sua forma più pura: “C’è dolore, è inevitabile. Ma abbiamo la certezza che se Dio ce lo ha messo sul cammino è per un motivo, e vogliamo viverlo in modo santo e cristiano”.

La famiglia ha chiesto un miracolo a San Carlo Acutis.
Crediti: Per gentile concessione della famiglia di Juan Diego

La forza della preghiera

Il sostegno della famiglia e degli amici non è mai mancato. È nato persino un gruppo WhatsApp che ogni giovedì si riunisce spiritualmente per pregare per Juan Diego. “Siamo già in 300 persone ed è stato impressionante. Quando ti dicono che tuo figlio sta morendo, grazie a tanta preghiera ti senti sostenuto. Non avevo mai sentito tanta grazia nella preghiera e tanta pace nel cuore”.

Ma la realtà resta dura. Non esiste cura per la malattia, solo un miracolo potrebbe salvare il bambino. Per questo, la famiglia – appartenente all’Opus Dei – non ha esitato a spendere i risparmi di una vita per volare a Roma in occasione della canonizzazione di Carlo Acutis, il 7 settembre 2025.

La famiglia all’uscita dalla canonizzazione di San Carlo Acutis e San Pier Giorgio Frassati.
Crediti: Victoria Cardiel/EWTN News

Il “primo miracolo”

Mentre organizzavano il viaggio, ricevettero un’altra prova: la compagnia assicurativa li aveva avvisati che difficilmente avrebbe coperto il costo del farmaco necessario a Juan Diego, pari a circa 190.000 pesos messicani al mese (oltre 8.700 euro).

María José allora pregò con fiducia: “Mi misi davanti a Carlo e gli dissi: Voglio andare alla tua canonizzazione e tu devi concedermi questo favore”.

Lo stesso giorno, alcuni amici in pellegrinaggio ad Assisi avevano sostato a lungo davanti alla tomba del giovane beato. Poco dopo, arrivò la notizia inattesa: l’assicurazione avrebbe coperto le spese del medicinale.

Per i genitori fu il primo segno, attribuito all’intercessione di Carlo.

Papa Leone XIV ha benedetto Juan Diego dopo la cerimonia.
Crediti: Per gentile concessione della famiglia del piccolo Juan Diego

A Roma con Carlo e Pier Giorgio

Alla canonizzazione, la famiglia indossava magliette raffiguranti Carlo Acutis che tiene in braccio il piccolo Juan Diego, in un disegno tenero e divertente. Grazie a un posto d’onore, si sedettero nelle prime file vicino all’altare.

E proprio lì accadde qualcosa che non avrebbero mai immaginato: Papa Leone XIV si fermò accanto a loro e prese Juan Diego in braccio per benedirlo. “È stato impressionante”, racconta commosso il padre.

Per loro è stato un nuovo segno, un altro dono di Carlo, che non chiamano mai per cognome, ma semplicemente “Carlo”, come si parla a un amico.

Tradotto e adattato dal team di EWTN Italia. L’originale è stato pubblicato su ACI Prensa.

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