In questa intervista esclusiva realizzata da Andreas Thonhauser, Vicepresidente e Chief Global Officer di EWTN, il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, condivide la sua esperienza personale e la sua visione spirituale su Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, i due giovani santi canonizzati da Papa Leone, il 7 Settembre 2025.
Andreas Thonauser: Eminenza, grazie per averci accolto nel suo ufficio, proprio accanto alla Basilica di San Pietro, nel cuore del luogo dove vengono creati i santi. Cosa possono imparare i giovani da Carlo Acutis?
Card. Marcello Semeraro: «Ci sono delle cose da apprendere che valgono ovviamente per la consonanza dell’età, ma ci sono poi sempre dei valori universali, che valgono per tutti. Quello che credo, non soltanto l’adolescente ma tutti noi possiamo apprendere da Carlo Acutis, al di là della fisionomia spirituale, è questo: non sapersi distaccare dalle realtà, ma dedicarsi agli altri. Vivere per gli altri. Certo, il comandamento dice: “Amare il prossimo come se stessi”, quindi è importante anche amare sé stessi, avere una vita lineare e corretta. Ma Carlo ha saputo non vivere soltanto per sé, non solo prendersi cura di sé stesso, ma anche aprirsi alla relazione con l’altro, fino a fare della sua vita una testimonianza di fede cristiana.»
E se mi permette una domanda più personale: per la sua fede, cosa trova di ispirante in Carlo Acutis?
Card. Marcello Semeraro: «Devo dirle che sì, c’è un fatto personale. La beatificazione di Carlo Acutis è accaduta quando il Santo Padre aveva già deciso e mi aveva comunicato la nomina a questo ufficio. Io avevo chiesto qualche giorno per riflettere, e proprio la domenica prima della mia nomina Carlo venne beatificato. Dopo due giorni fu annunciata pubblicamente la mia nomina. Il vescovo di Assisi mi invitò a celebrare una Messa per chiudere la tomba che era stata tenuta aperta durante la settimana. In quel momento ho visto Carlo come un’icona, un giovane che porta sulle spalle un anziano monaco. E nella mia preghiera chiesi a Carlo di portarmi lui stesso sulle sue spalle, di aiutarmi a camminare con le sue gambe forti.»
In questo Anno Giubilare assisteremo a un’altra canonizzazione di un eroico testimone della fede tra i giovani: Pier Giorgio Frassati.
Card. Marcello Semeraro: «Frassati è un giovane che a soli 24 anni aveva già fatto scelte mature di vita. Stava per diplomarsi in ingegneria mineraria e viveva di tante relazioni e impegni. Quello che sorprese tutti, il giorno della sua morte, fu la folla immensa che accorse: persone che lui aveva aiutato in segreto. Giovanni Papini scrisse che “Pier Giorgio teneva nascoste le sue opere buone come noi teniamo nascosti i nostri peccati”. Persino la madre si stupì vedendo tanta gente: non sapeva che suo figlio passava le notti in adorazione eucaristica. È una figura forte, capace di suscitare emozione, che univa fede, carità e anche impegno politico. Era vicino al Partito Popolare di Sturzo e stimato persino da personalità del socialismo come Filippo Turati.»
Cosa possiamo imparare da Pier Giorgio Frassati?
Card. Marcello Semeraro: «Di Pier Giorgio possiamo imparare una vita impegnata, aperta su molti fronti, soprattutto sul sociale. Scegliere ingegneria mineraria per stare vicino ai minatori è stata una decisione radicale, di vicinanza ai più poveri. Ma c’è anche altro: il forte senso dell’amicizia e, soprattutto, la gioia. In un’epoca di passioni tristi e depressione giovanile, la sua gioia interiore è una testimonianza provocante. L’allegria nasce da cause esterne, ma la gioia nasce da dentro: dalla pace interiore, dall’aver trovato la propria identità e aver fatto scelte solide. Ecco ciò di cui oggi abbiamo tanto bisogno.»
Eminenza, grazie mille per il suo tempo e per averci accolti.
Card. Marcello Semeraro: «A voi. Grazie dell’intervista.»






