Prima di essere conosciuto come un futuro santo, Carlo Acutis era semplicemente un ragazzo con la divisa scolastica e lo zaino in spalla nei corridoi dell’Istituto Tommaseo di Milano. I suoi insegnanti lo ricordano come un giovane gioioso, un po’ burlone e profondamente appassionato della sua fede cattolica.
“Non era certo uno studente perfetto,” ricorda suor Monica Ceroni, insegnante di religione alle scuole medie. A volte dimenticava i compiti o arrivava in ritardo, ma aveva una “curiosità sana” e il desiderio di andare a fondo delle cose. “Quando si appassionava a qualcosa, non mollava mai,” racconta a EWTN News.

Carlo trascorse quasi otto anni al Tommaseo, scuola elementare e media cattolica gestita dalle Suore Marcelline nel cuore di Milano, proprio di fronte alla sua parrocchia di Santa Maria Segreta. Qui alternava lezioni, partite di calcio con gli amici nel cortile e visite in cappella per pregare. “Nei suoi voti spiccava solo la religione,” osserva suor Monica. “Amava partecipare alle discussioni in classe, soprattutto di religione.”
Era anche un gran burlone, capace di organizzare scherzi con i compagni. A casa, i genitori gli avevano affiancato una tutor, Elisa, che lo aiutava con i compiti. Spesso Carlo la invitava a seguirlo a Messa: anche lei, come tanti altri, avrebbe poi testimoniato di aver riscoperto la fede grazie a lui.

Un cuore vicino agli ultimi
I suoi insegnanti ricordano come Carlo si avvicinasse spontaneamente ai compagni più in difficoltà. Suor Miranda Moltedo, preside della scuola elementare, racconta di un bambino abbandonato dalla madre: “Carlo lo aveva preso sotto la sua ala, proteggendolo. Si capiva che aveva bisogno di attenzioni e affetto, e Carlo se ne prendeva cura.”
Difese anche un compagno con disabilità intellettive vittima di bullismo. Quando gli fu fatto notare che quel ragazzo diventava forse troppo insistente con lui, Carlo rispose: “È un grande amico mio e voglio aiutarlo.”
“Questa capacità di includere tutti, a 11 o 12 anni, era straordinaria. Era un dono naturale,” commenta suor Monica. “Il ricordo più forte che ho di lui è quello di un ragazzo vivace, allegro, con tanta voglia di vivere e tanti sogni.”

Dalle Marcelline ai Gesuiti
Dopo il diploma al Tommaseo, Carlo entrò al Liceo Leone XIII, dei Gesuiti. Qui la sua fede risaltava ancora di più. “Carlo andava in cappella al mattino, prima delle lezioni, e durante le pause si fermava a pregare. Nessun altro lo faceva,” ricorda padre Roberto Gazzaniga, cappellano della scuola.
I compagni che hanno testimoniato nel processo di canonizzazione lo descrivono come rispettoso, ma fermo nelle sue convinzioni su Eucaristia, Battesimo, difesa della vita e insegnamenti della Chiesa. Aiutava i compagni nei compiti, soprattutto con l’informatica.
“Non ha mai nascosto la sua fede,” dice padre Gazzaniga. “Sapeva discutere rispettando gli altri, ma senza rinunciare ai principi che lo guidavano. La sua vita interiore era trasparente e gioiosa, unita all’amore per Dio e per il prossimo.”
Carlo non si lasciava condizionare dalle mode. Quando la madre gli comprò scarpe nuove, le chiese di restituirle per dare i soldi ai poveri. Chiese a un monastero di suore di pregare per i suoi compagni che frequentavano discoteche e facevano uso di droga, e parlava con gli amici dell’importanza della castità.

Gli ultimi giorni
La sua esperienza al liceo fu breve: a 15 anni gli fu diagnosticata la leucemia. Morì nell’ottobre 2006, all’inizio del secondo anno, offrendo le sue sofferenze per il Papa e per la Chiesa.
Suor Monica ricorda ancora l’ultima volta che lo vide, poche settimane prima della morte: “Ci incontrammo davanti alla chiesa parrocchiale. Lui usciva, io entravo. Era felice di essere tornato a scuola, mi disse che voleva dedicarsi all’informatica. Lo ricorderò sempre così.”

Poco dopo partecipò al suo funerale, affollato da moltissime persone, anche poveri. “Fu una celebrazione straordinaria,” dice.
Oggi suor Monica e suor Miranda raccontano la storia di Carlo ai loro studenti nelle stesse aule in cui lui studiava. “Carlo è presentato come un bambino amico di Gesù, che ha trovato la gioia. Perché il cristianesimo è gioia,” conclude suor Miranda.
Veronica Giacometti di ACI Stampa, partner di CNA per le notizie in lingua italiana, ha contribuito a questo reportage.






