Nell’udienza generale in Piazza San Pietro, il Pontefice medita sul mistero della croce e rivolge un appello per il Sudan
Un brillante sole e una brezza leggera hanno accolto i fedeli a Piazza San Pietro per il ritorno dell’udienza generale all’aperto. Papa Leone XIV, prima della sua catechesi, ha percorso la piazza sulla papa-mobile, salutando la folla con gesti di vicinanza e condivisione.
La meditazione: “Ho sete” e “È compiuto”
Al centro della riflessione del Pontefice, il mistero della crocifissione di Cristo, definito come il “momento più luminoso e insieme più tenebroso della vita di Gesù”.
Papa Leone XIV si è soffermato in particolare su due frasi pronunciate da Cristo sulla croce: “Ho sete” e “È compiuto”.
“Gesù non appare come un eroe vittorioso, ma come un mendicante d’amore. Non proclama, non condanna, non si difende. Chiede, umilmente, ciò che da solo non può in alcun modo darsi”.
In quel “ho sete”, ha spiegato, non si esprime solo un bisogno fisico, ma “un desiderio profondo: quello di amore, di relazione, di comunione. È il grido silenzioso di un Dio che, avendo voluto condividere tutto della nostra condizione umana, si lascia attraversare anche da questa sete”.
Il paradosso cristiano
Il Papa ha definito questa esperienza il “paradosso cristiano”:
“Dio salva non facendo, ma lasciandosi fare. Non vincendo il male con la forza, ma accettando fino in fondo la debolezza dell’amore”.
Secondo Leone XIV, l’uomo non si realizza nel potere, ma “nell’apertura fiduciosa all’altro, persino quando ci è ostile e nemico”.
“La vita si compie non quando siamo forti, ma quando impariamo a ricevere. […] Il compimento della nostra umanità nel disegno di Dio non è un atto di forza, ma un gesto di fiducia”.
Papa Leone XIV ha proseguito la Catechesi giubilare su “Cristo nostra speranza”, meditando sulle ultime parole di Cristo in croce – “Ho sete” e “È compiuto”. Ha sottolineato che “non possiamo salvarci da soli”, ma che la salvezza si trova con umiltà nel riconoscere il nostro… pic.twitter.com/3AWtaGM21E
— EWTN Italia 🇮🇹 (@EwtnItalia) September 3, 2025
Una lezione di speranza per oggi
Il Pontefice ha poi invitato i fedeli a leggere questa sete di Cristo come una chiave per comprendere la nostra stessa fragilità:
“Se anche il Figlio di Dio ha scelto di non bastare a sé stesso, allora anche la nostra sete – di amore, di senso, di giustizia – non è un segno di fallimento, ma di verità”.
In una società che esalta efficienza e autosufficienza, Leone XIV ha ricordato che il Vangelo ribalta i criteri mondani:
“La misura della nostra umanità non è data da ciò che possiamo conquistare, ma dalla capacità di lasciarci amare e, quando serve, anche aiutare”.
Vicinanza al Sudan
Prima della benedizione finale, Papa Leone XIV ha rivolto un pensiero alla popolazione del Sudan, colpita in questi giorni da una frana devastante in Darfur, aggravata dalla diffusione del colera:
“Sono più che mai vicino alla popolazione sudanese, alle famiglie, ai bambini”.
Il Papa ha lanciato un appello accorato:
“È tempo di avviare un dialogo serio, sincero, inclusivo, tra le parti per porre fine al conflitto e restituire al popolo del Sudan speranza, dignità e pace”.
Articolo precedentemente pubblicato su acistampa. È stato riadattato per la pubblicazione dalla redazione di ewtn.it.





