Il 2 settembre la Chiesa cattolica celebra la memoria di Sant’Elpidio, eremita vissuto tra IV e V secolo e venerato nelle Marche, dove la sua figura è rimasta impressa nella spiritualità locale al punto che la città di Sant’Elpidio a Mare porta il suo nome.
Un’eredità avvolta dal mistero
Le fonti sulla vita del santo sono poche e spesso contraddittorie. Nel 1955 un bollandista rinvenne nella Biblioteca Capitolare di Spoleto un leggendario medievale (XI-XII secolo) che racconta episodi della vita di Elpidio, mescolando dati storici e elementi leggendari.
Secondo lo storico Petrus de Natalibus, Elpidio sarebbe stato originario della Cappadocia, in Anatolia. Anche Palladio di Galazia, nella Storia Lausiaca, narra di un eremita vissuto per anni in una grotta nei pressi di Gerico, che la tradizione ha identificato con lui. In seguito, Elpidio avrebbe raggiunto l’Italia, stabilendosi nelle campagne del Piceno, dove diffuse il Vangelo insieme ai suoi discepoli Ennesio ed Eustasio.
Altri studiosi, invece, ipotizzano che Elpidio fosse nativo proprio del Piceno e che non si sia mai allontanato da lì, vivendo un’esperienza eremitica modellata sull’esempio dei Padri del deserto.
Il culto e la devozione
Ciò che è certo è che la fama di santità di Elpidio, alimentata dalla sua vita di preghiera, penitenza e carità, lo rese presto oggetto di venerazione popolare. Il suo culto si radicò profondamente nelle Marche, fino a farne una delle figure più amate del territorio.
Le sue reliquie sono custodite nella chiesa di Sant’Elpidio Abate a Sant’Elpidio a Mare, all’interno di un sarcofago romano in marmo pario del IV secolo, accanto a quelle dei suoi discepoli.
Martirologio Romano (2 settembre):
«”Nelle Marche, Sant’Elpidio, del cui nome fu poi insignita la cittadina, in cui si conserva il suo corpo”.»






