Nel cuore di Milano, vicino ai Navigli, un gruppo di giovani vive insieme sotto lo stesso tetto con un ideale comune: aiutarsi a vicenda a diventare santi. Nasce così la “Fraternità – Vivere da Dio”, una comunità ispirata alla testimonianza di San Carlo Acutis, con il sostegno e la guida del giovane sacerdote e influencer don Alberto Ravagnani. Un’esperienza di fede concreta, radicata nella preghiera e proiettata verso il mondo digitale.
Un seme di santità nato dalla beatificazione
Don Alberto racconta che l’idea della Fraternità è sbocciata proprio durante la beatificazione di Carlo. Aveva intuito che doveva parteciparvi insieme ad alcuni ragazzi del suo oratorio: «Perché erano loro coetanei. A quell’epoca Alessio, Jacopo e Federico avevano l’età di Carlo quando Carlo è morto, e sentivo che la testimonianza e la vita di quella persona potesse ispirare la vita dei ragazzi».
Quel giorno, qualcosa è cambiato: «Credo che lì sia successo qualcosa, perché di fronte alla sua testimonianza loro sono tornati a casa diversi, hanno iniziato a vivere in maniera diversa. E poi è nata la Fraternità, a partire dall’amicizia fra loro tre con me».
Carlo, ispirazione concreta e possibile
Per i giovani della Fraternità, Carlo non è solo un modello lontano, ma una guida vicina e realistica. Davide, oggi community manager del gruppo, racconta: «È sempre stato il nostro punto di riferimento. Vedere un ragazzo che ha vissuto così profondamente, così seriamente la sua fede, che ha preso così sul serio questa possibilità… ed era così giovane!».
Alessio, che si occupa della parte video e comunicazione, aggiunge con entusiasmo: «Carlo ha fatto qualcosa di estremamente semplice, però incredibilmente dirompente, e quindi mi ha detto: “Anch’io posso fare questa roba qua”. Anch’io posso essere me stesso oggi, posso vivere la mia fede in modo semplice e credibile».
Una vita comunitaria tra fede e quotidianità
La Fraternità ha sede presso la parrocchia di San Gottardo al Corso, dove i ragazzi condividono la vita ordinaria: si svegliano, pregano insieme, fanno colazione, studiano o lavorano. Ma ogni momento, anche il più semplice, è vissuto come parte di un cammino spirituale.
Don Alberto descrive così le loro giornate: «Ci svegliamo la mattina, preghiamo e poi facciamo colazione. Dopodiché iniziano le attività: chi deve andare a scuola va a scuola, altrimenti si lavora. E il lavoro che facciamo è per Fraternità: organizzazione eventi, comunicazione, progettazione per iniziative nostre o in collaborazione con altri».
All’ingresso della loro casa, una gigantografia di Carlo Acutis — dono della madre Antonia Salzano — accoglie ogni visitatore come un promemoria visibile che la santità è possibile, qui e ora.
La santità non è perfezione
Per don Alberto, il messaggio che Carlo ha lasciato è chiaro e disarmante nella sua semplicità: «Carlo Acutis, per me, è la testimonianza che si può essere santi. E che essere santi non significa essere perfetti. La santità è accessibile. Credo che Carlo aiuti a risignificare questo concetto».
La missione digitale: evangelizzare con i social
Seguendo le orme di Carlo, che nei primi anni 2000 aveva già intuito la potenza del web come strumento di evangelizzazione, anche la Fraternità considera il mondo digitale un autentico campo di missione.
Don Alberto spiega: «Il mondo è anche virtuale. Le persone abitano la dimensione digitale, hanno i social network. Questi mettono in contatto la gente e diventano luoghi dove passano valori — o disvalori. Ecco perché la presenza della Chiesa e la testimonianza dei cristiani in quei contesti può far passare il Vangelo, ma soprattutto creare legami. Io credo che i social ci diano la possibilità di raggiungere le persone e farci prossimi alla loro vita».
Alessio, con la sua esperienza di comunicazione, conferma: «I social sono il luogo di oggi. Abbiamo forse uno dei messaggi più belli, più grandi — e dobbiamo saperlo comunicare bene. Viviamo in un contesto in cui forse la Chiesa fa un po’ fatica a comunicare in maniera credibile e bella il messaggio del Vangelo».
Verso la canonizzazione di Carlo
La Fraternità guarda ora con grande emozione alla canonizzazione di Carlo Acutis, che vivranno insieme come un momento di grazia. Per loro, non è soltanto un evento ecclesiale: è un riconoscimento pubblico di ciò che già vivono nel cuore, ogni giorno, grazie all’ispirazione di un ragazzo santo che ha saputo trasformare l’ordinario in straordinario.





