L’udienza in Vaticano con il gruppo che da decenni serve i poveri
“Ciò che fate si pone nel solco della tradizione francescana, noi oggi ricordiamo una storia di carità che, nata dalla fede di un uomo, è fiorita dando vita a una grande comunità promotrice di pace e di giustizia. Celebriamo una storia fatta non di benefattori e beneficati, ma di fratelli e sorelle che si riconoscono, gli uni per gli altri, dono di Dio, sua presenza, aiuto reciproco in un cammino di santità. Onoriamo il Corpo di Cristo, piagato e al tempo stesso in continua guarigione, le cui membra si aiutano le une le altre, unite al Capo nello stesso amore; e proprio per questo vediamo un corpo vivo, che cresce giorno per giorno verso la sua piena maturità”.
Con queste parole Papa Leone XIV ha accolto stamane in Vaticano il Gruppo dell’Opera San Francesco per i Poveri, esprimendo gratitudine per l’impegno quotidiano a servizio degli ultimi.
Le tre parole chiave: assistere, accogliere, promuovere
Il Pontefice ha richiamato le tre parole fondamentali dello Statuto dell’Opera: assistere, accogliere e promuovere.
“Assistere – ha spiegato – vuol dire rendersi presenti ai bisogni del prossimo. E a tal proposito, è impressionante la quantità e la varietà di servizi che, nel corso degli anni, siete riusciti ad organizzare e offrire a chi si rivolge a voi: dalle mense al guardaroba, dalle docce agli ambulatori, dai servizi di sostegno psicologico alle consulenze per il lavoro, per fare alcuni esempi, arrivando a sostenere in svariati modi più di trentamila persone all’anno”.
“Accogliere significa fare spazio all’altro”
Il Papa ha poi sottolineato il valore dell’accoglienza:
“Accogliere, ovvero fare spazio all’altro nel proprio cuore, nella propria vita, donando tempo, ascolto, sostegno, preghiera. È l’atteggiamento del guardare negli occhi, dello stringere la mano, del chinarsi. Quanto c’è bisogno di diffondere questa sensibilità nella nostra società, dove a volte invece l’isolamento è drammatico”.
Promuovere la dignità di ogni persona
Infine, il Santo Padre ha ricordato il significato del verbo “promuovere”:
“Dove entrano in gioco il disinteresse del dono e il rispetto della dignità delle persone, per cui ci si prende cura di chi si incontra semplicemente per il suo bene, perché possa crescere in tutte le sue potenzialità e procedere per la sua strada, senza aspettarsi contropartite e senza imporre condizioni. Proprio come fa Dio con ciascuno di noi, indicandoci una via, offrendoci tutto l’aiuto necessario per percorrerla, ma poi lasciandoci liberi”.
Articolo precedentemente pubblicato su acistampa. È stato riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.






