In questa intervista rilasciata a Chris Stefanik per EWTN, Antonia Salzano, madre del beato Carlo Acutis, condivide con sincerità e fede il percorso che l’ha condotta, proprio grazie al figlio, a riscoprire Cristo vivo nell’Eucaristia. Un dialogo intenso, che tocca il cuore di ogni genitore e ci guida a comprendere meglio la santità vissuta nella quotidianità.
Molti genitori si colpevolizzano quando i propri figli si allontanano dalla fede. Nel suo caso, è stato Carlo a salvarla.
Antonia Salzano: «Carlo è stato davvero lo strumento che Dio ha usato per farmi capire che Gesù è realmente presente nel Santissimo Sacramento, il modo in cui parlava dell’Eucaristia, che davvero Gesù è presente nel Santissimo Sacramento, che è la Presenza Reale.»
Amava anche i poveri e i bambini emarginati. Ci racconti qualcosa su questo.
Antonia Salzano: «Carlo non riusciva a restare indifferente di fronte alla povertà. Iniziò a comprare sacchi a pelo, coperte, a portare pasti a queste persone. Aveva solo 9 anni quando cominciò a organizzarsi come se gestisse delle opere caritative, delle piccole carità domestiche.»
Suo figlio sta per essere canonizzato. Le capita mai di desiderare che tutto questo non fosse mai accaduto? È difficile convivere con la gioia mescolata al dolore di averlo perso così giovane?
Antonia Salzano: «Il fatto che ora sia canonizzato non mi sorprende, perché pochi mesi dopo la sua morte mi disse—mi apparve in sogno—e mi disse: “Mamma, sarò beatificato e poi canonizzato.”»
Lei prega suo figlio?
Antonia Salzano: «Sì, certo. Chiedo a Carlo di aiutarmi, di intercedere per me, ma ho anche un rapporto molto diretto, sa, nella preghiera con Dio. Ricordo sempre a Carlo… per favore, Dio… prego molto Dio e la Vergine Maria, soprattutto Gesù.»
Quindi, Carlo è un santo… ma è stato anche un adolescente. Qual era il suo videogioco preferito?
Antonia Salzano: «Amava moltissimo i videogiochi, la PlayStation. Aveva 8 anni quando ha iniziato a giocarci.»
Lui aveva una PlayStation, giusto?
Antonia Salzano: «Sì, hanno regalato a Carlo una PlayStation, ma Carlo aveva letto sul giornale — conosceva molto bene l’inglese, perché mia suocera è per metà inglese — che negli Stati Uniti molti giovani erano in clinica, in ospedale, perché dipendenti dall’uso eccessivo di questi videogiochi. E allora ha detto: “No, cioè, io non voglio, la userò al massimo un’ora alla settimana” — e ha sempre mantenuto questo proposito.»
Quando i nostri figli soffrono — ed è una realtà dolorosa, purtroppo — è proprio allora che si manifesta tutta la grandezza delle loro anime.
Antonia Salzano: «La sua malattia è durata circa sette giorni, e una volta si è svegliato e non riusciva a muoversi, quindi abbiamo deciso di portarlo in ospedale, su consiglio del medico. E durante il tragitto in macchina verso l’ospedale, ci ha detto: “Non uscirò vivo da questo ospedale, vi darò tanti segni.”»
Lo sapeva…
Antonia Salzano: «Durante la malattia, sempre con il sorriso, senza mai lamentarsi. Quando il medico gli chiedeva: “Stai soffrendo?”, lui rispondeva: “Ci sono persone che soffrono molto più di me”, sempre con un sorriso. E davvero, è morto come un Santo.»
Hai qualche commento finale? Sto pensando ai genitori che hanno perso un figlio, e che non hanno il conforto di vedere il proprio figlio Santo. Cosa diresti a quella mamma o a quel papà che magari ci sta guardando?
Antonia Salzano: «Non devono avere paura, perché davvero questi figli sono con Dio, e Dio si prende cura profondamente di ciascuno di noi, è il nostro Creatore. Non è che una persona sia più importante perché canonizzata e un’altra meno importante: per Dio ognuno ha un valore infinito.»
Amen, grazie di cuore per queste parole, che dono meraviglioso. Potresti guidarci in una preghiera a Carlo?
Antonia Salzano: «Sì, va bene, preghiamo allora:»






