Papa Leone XIV all’Angelus richiama al valore dell’umiltà, della libertà interiore e alla necessità della pace tra i popoli
Ore 12, Piazza San Pietro. Fedeli e pellegrini si raccolgono per l’Angelus domenicale. Papa Leone XIV si affaccia dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico e apre la sua meditazione sul Vangelo con un’immagine quotidiana:
“Stare a tavola insieme, specialmente nei giorni di riposo e di festa, è un segno di pace e di comunione, in ogni cultura. Nel Vangelo di questa domenica Gesù è invitato a pranzo da uno dei capi dei farisei. Avere ospiti allarga lo spazio del cuore e farsi ospiti chiede l’umiltà di entrare nel mondo altrui. Una cultura dell’incontro si nutre di questi gesti che avvicinano”.
Il Papa ricorda però che “incontrarsi non è sempre facile”, richiamando il passo evangelico:
“I commensali stavano a osservare Gesù, e in genere Lui era guardato con un certo sospetto dai più rigorosi interpreti della tradizione”.
E aggiunge:
“L’incontro avviene perché Gesù si fa realmente vicino, non rimane esterno alla situazione. Egli si fa ospite davvero, con rispetto e autenticità”.
La Mensa del Signore e il rischio della competizione
Commentando la parabola dei primi posti, Leone XIV osserva:
“Gesù ha infatti notato che c’è una corsa a prendere i primi posti. Questo succede anche oggi, non in famiglia, ma nelle occasioni in cui conta ‘farsi notare’; allora lo stare insieme si trasforma in una competizione”.
Da qui lo sguardo alla mensa eucaristica:
“Sederci insieme alla mensa eucaristica, nel giorno del Signore, significa anche per noi lasciare a Gesù la parola. Egli si fa volentieri nostro ospite e può descriverci come Lui ci vede”.
E mette in guardia dal rischio di ridurre la vita a una gara:
“Troppo spesso diventiamo scomposti per ottenere qualche riconoscimento e ci paragoniamo inutilmente gli uni agli altri”.
Al contrario, l’esperienza della Parola diventa liberante:
“Lasciarci scuotere da una Parola che mette in discussione le priorità che ci occupano il cuore: è un’esperienza di libertà. Gesù ci chiama alla libertà”.
Una libertà che si realizza nell’umiltà:
“L’umiltà vuol dire libertà da sé stessi. Essa nasce quando il Regno di Dio e la sua giustizia hanno veramente preso il nostro interesse e ci possiamo permettere di guardare lontano: non la punta dei nostri piedi, ma lontano!”.
Papa Leone XIV nel messaggio dell'Angelus di domenica ci ricorda che Gesù parla di “umiltà” per descrivere la libertà perfetta. Quando sappiamo di “essere preziosi agli occhi di Dio” allora risplende la nostra vera dignità. pic.twitter.com/sZPe5P9Wvi
— EWTN Italia 🇮🇹 (@EwtnItalia) August 31, 2025
Appelli per la pace e la solidarietà
Dopo la recita dell’Angelus, Papa Leone XIV ha ricordato i drammi che segnano l’attualità.
Sulla guerra in Ucraina ha espresso vicinanza alle famiglie colpite dal bombardamento di Kiev:
“Invito tutti a non cedere all’indifferenza ma farsi prossimi con la preghiera e con gesti concreti di carità. Ribadisco con forza il mio pressante appello per un cessate il fuoco immediato e per un serio impegno nel dialogo. È il tempo che i responsabili rinuncino alla logica delle armi e imbocchino la via del negoziato e della pace con il sostegno della comunità internazionale. La voce delle armi deve tacere mentre deve alzarsi la voce della fraternità e della giustizia!”.
In lingua inglese, ha poi rivolto il pensiero alle famiglie colpite dalla recente sparatoria in una scuola cattolica di Minneapolis.
Un ricordo anche per le vittime del naufragio avvenuto al largo della Mauritania:
“I nostri cuori sono feriti anche per le più di 50 persone morte e circa 100 ancora dispersi nel naufragio di una imbarcazione carica dei migranti che tentavano il viaggio di 1.100 km verso le isole Canarie rovesciatasi presso la costa atlantica della Mauritania. Questa tragedia mortale si ripete giorno ovunque nel mondo. Preghiamo perché il Signore ci insegni come singoli e come società a mettere in pratica pienamente la sua parola: ‘Ero straniero e mi avete accolto’”.
La Giornata per la cura del Creato
Infine, un pensiero per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, che si celebra domani:
“Dieci anni fa Papa Francesco in sintonia con il patriarca ecumenico Bartolomeo I istituì per la Chiesa Cattolica tale giornata che definisce più che mai importante e urgente nel nostro oggi. Una giornata che celebriamo e prolunghiamo nel tempo del Creato fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, nello spirito del Cantico di Frate sole, da lui composto 800 anni”.
Articolo precedentemente pubblicato da acistampa. È stato riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.






