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Analisi: Papa Leone XIV e la Messa tradizionale: dibattito aperto ma nessun cambiamento

Papa Leone XIV nella Basilica Vaticana per la Solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 2025 | Credit: Vatican Media
Papa Leone XIV nella Basilica Vaticana per la Solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 2025 | Credit: Vatican Media
Tre mesi di pontificato senza novità sulla Messa in latino

Nei suoi primi tre mesi di pontificato, Papa Leone XIV non ha introdotto modifiche sostanziali riguardo allo status della Messa tradizionale in latino (MiL). Rimane infatti in vigore Traditionis custodes, il documento del 2021 di Papa Francesco che ha limitato la celebrazione della liturgia preconciliare, escludendola dalle parrocchie.

Nuove voci a favore della Messa tridentina

Dall’elezione del nuovo Papa, avvenuta l’8 maggio, diversi prelati hanno iniziato a esprimersi pubblicamente a favore della MiL. Alcuni cardinali e vescovi, in precedenza rimasti silenziosi, hanno chiesto a Leone XIV di riconsiderare le restrizioni, mentre altri hanno criticato le motivazioni addotte per limitarne la disponibilità.

L’ultimo in ordine di tempo è stato mons. Earl Fernandes, vescovo di Columbus (Ohio, Stati Uniti), che in un’intervista del 25 agosto a Catholic World Report ha messo in discussione la giustificazione ufficiale delle restrizioni:
“Non c’era nulla di ideologico” nella sua esperienza personale celebrando la MiL dal 2007.
“Volevamo offrire la Messa per rispondere al bisogno pastorale del popolo. È una parte bellissima della tradizione della Chiesa”.

Le posizioni dei cardinali Koch e Goh

Anche figure di alto profilo hanno espresso posizioni favorevoli.
Il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha dichiarato a Kath.net di auspicare che Papa Leone XIV segua l’esempio di Benedetto XVI, che con Summorum Pontificum (2007) aveva ampliato l’accesso alla Messa antica:
“Papa Francesco, in questo senso, ha scelto una strada molto restrittiva. Sarebbe certamente auspicabile riaprire un po’ di più la porta ora chiusa”.

Il cardinale William Goh di Singapore, che aveva applicato in maniera minima le disposizioni di Traditionis custodes, il 22 maggio ha affermato di “non vedere alcun motivo per impedire alle persone che preferiscono la Messa tridentina, dal momento che non stanno facendo nulla di male o peccaminoso”.

Voci nuove tra i vescovi americani

Anche in ambienti più moderati negli Stati Uniti si registrano aperture. Mons. Paul Reed, ausiliare di Boston, ha raccontato sui social di aver “pianto” dopo aver celebrato la MiL per la prima volta, il 2 luglio.

Se cardinali come Raymond Burke e Gerhard Müller da tempo criticano pubblicamente Traditionis custodes, la novità è che oggi anche vescovi e cardinali meno schierati, come Koch, Goh e Fernandes, si sentono liberi di esprimere il loro sostegno.

Restrizioni ancora in vigore

Non mancano però esempi contrari. Mons. Edward Weisenburger, arcivescovo di Detroit, ha ridotto la MiL a quattro sedi non parrocchiali dal 1° luglio. Anche mons. Michael Martin, vescovo di Charlotte (Carolina del Nord), ha confermato che limiterà la celebrazione a una sola cappella dedicata dal prossimo 2 ottobre.

Segnali che mostrano come, nonostante il nuovo clima, le restrizioni restino in applicazione in diverse diocesi.

Lo stile di Leone XIV: ascolto e dialogo

Secondo osservatori, il vero cambiamento introdotto da Papa Leone XIV non è ancora normativo ma di stile di governo.
Il Pontefice, come ha osservato George Weigel, “sa ascoltare”, è paziente, consulta ampiamente e rimane aperto alla persuasione.

Padre Anthony Pizzo, compagno di studi del futuro Papa, ha detto a Reuters: “Questo sarà il suo modus operandi”.

Il cardinale Michael Czerny, gesuita vicino a Papa Francesco, ha riconosciuto che lo stile di Leone “potrebbe essere persino più inclusivo o accessibile di quello di Francesco”.

Verso un possibile riesame

È plausibile che Papa Leone XIV voglia valutare nuove prove e prospettive. Potrebbe ad esempio riesaminare i risultati dell’indagine sulla MiL commissionata durante il pontificato di Francesco, o aprire un dialogo diretto con i sostenitori della liturgia antica, come già avvenuto il 25 agosto nell’udienza privata con il cardinale Burke.

Una Chiesa più aperta al confronto

La novità più evidente è che la gerarchia ecclesiale oggi vive una maggiore libertà di espressione.
Se questo porterà a un cambiamento concreto nelle norme rimane da vedere, ma una cosa appare chiara: sotto Papa Leone XIV, i sostenitori della Messa tradizionale possono farsi ascoltare.

Articolo precedentemente pubblicato sul National Catholic Register. Tradotto e riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.

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