Papa Leone XIV riceve i Ministranti francesi in udienza privata nella Sala Clementina del Vaticano
Nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Leone XIV ha ricevuto i Ministranti Francesi, salutandoli con un discorso in francese:
“Cari ministranti venuti da tutta la Francia, buongiorno! Vi do il benvenuto a Roma e sono molto felice di incontrarvi, con tutti i vostri accompagnatori – laici, sacerdoti e vescovi – che saluto cordialmente”.
Il Pontefice ha ricordato che l’incontro si colloca nel contesto del Giubileo, sottolineando l’importanza di varcare la Porta Santa:
“Dio ci aiuta a ‘convertici’, ossia a volgerci verso di Lui, a crescere nella fede e nel suo amore, per diventare discepoli migliori, affinché la nostra vita sia bella e buona sotto il suo sguardo, in vista della vita eterna”.
Da qui l’invito a vivere intensamente le attività proposte, senza dimenticare il dialogo personale con Gesù:
“Prendendovi il tempo di parlare a Gesù nel secreto del cuore e amarlo sempre più… il suo unico desiderio è di far parte della vostra vita per illuminarla dall’interno, di diventare il vostro migliore amico, quello più fedele”.
La speranza e il futuro
Papa Leone XIV ha affrontato anche il tema del futuro e delle sfide che i giovani possono percepire:
“Forse percepite quanto abbiamo bisogno di sperare. Sentite certamente che il mondo va male, che deve affrontare sfide sempre più gravi e inquietanti. Può darsi che siate toccati, voi o chi vi sta attorno, dalla sofferenza, dalla malattia o dalla disabilità, dal fallimento, dalla perdita di una persona cara; e, di fronte alla prova, il vostro cuore prova tristezza e angoscia”.
Alla domanda su chi verrà in nostro soccorso, il Pontefice risponde chiaramente:
“… non solo dalle nostre sofferenze, dai nostri limiti e dai nostri errori, ma anche dalla morte stessa? La risposta è semplice, chiara e risuona nella Storia da 2000 anni: solo Gesù viene a salvarci, nessun altro: perché solo Lui ha il potere di farlo – Egli è Dio Onnipotente in persona – e perché ci ama”.
La speranza come ancora
L’augurio del Papa ai giovani ministranti è di ripartire da Roma più vicini a Gesù, armati di speranza:
“Questa speranza sarà sempre, nei momenti difficili di dubbio, di sconforto e di tempesta, come un’ancora sicura, gettata verso il cielo che vi permetterà di continuare il cammino”.
La prova più grande dell’amore di Dio è il sacrificio di Gesù:
“Ha donato la sua vita per noi offrendola sulla croce… Dio, il creatore del cielo e della terra, ha voluto soffrire e morire per noi creature. Dio ci ha amati fino a morirne!”.
L’Eucaristia: tesoro della Chiesa
Il Papa ha ricordato ai Ministranti il valore centrale dell’Eucaristia:
“La Chiesa, di generazione in generazione, custodisce con cura la memoria della morte e della resurrezione del Signore di cui è testimone, come il suo tesoro più prezioso. La custodisce e la trasmette celebrando l’Eucaristia che voi avete la gioia e l’onore di servire. L’Eucaristia è il tesoro della Chiesa, il tesoro dei tesori… l’evento più importante della vita del cristiano e della vita della Chiesa”.
Vocazione e servizio
Infine, il Papa ha ringraziato i Ministranti per il loro impegno e li ha incoraggiati a perseverare nel servizio:
“Un servizio molto grande e generoso… ricordate a ogni celebrazione la grandezza e la santità che è propria della Santa Messa”.
E ha invitato i giovani a considerare la chiamata al sacerdozio:
“Auspico inoltre che siate attenti alla chiamata che Gesù potrebbe rivolgervi a seguirlo più da vicino nel sacerdozio…” poi accenna alla mancanza di vocazioni in Francia “una grande disgrazia! Una disgrazia per la Chiesa, una disgrazia per il vostro Paese!”.
Il Papa ha spiegato cosa significhi la vita sacerdotale:
“Meravigliosa… al centro di ogni sua giornata, incontra Gesù in modo così eccezionale e lo dona al mondo!”.
Articolo pubblicato originariamente su acistampa. È stato riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.






