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Papa Leone XIV all’Udienza Generale: «Il perdono è la nostra speranza» + VIDEO

Papa Leone XIV durante l'udienza generale del 20 agosto 2025. | Credit: Vatican Media.
Papa Leone XIV durante l'udienza generale del 20 agosto 2025. | Credit: Vatican Media.

Ripreso in Vaticano il ciclo di catechesi sull’Anno Giubilare: la meditazione sul Vangelo di Giovanni invita a scoprire la forza dell’amore che non si arrende al male

Primo appuntamento ufficiale in Vaticano per papa Leone XIV dopo il rientro, ieri sera, dalla residenza estiva di Villa Barberini a Castel Gandolfo.
Alle 10 di questa mattina il Pontefice ha presieduto l’Udienza Generale nell’Aula Paolo VI, davanti a pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da numerosi Paesi del mondo.

Per le alte temperature romane, l’incontro si è svolto nella struttura progettata da Pier Luigi Nervi. Qui il Papa ha ripreso il ciclo di catechesi giubilari “Gesù Cristo nostra speranza”, dedicando la sua meditazione al tema del perdono, a partire dal Vangelo di Giovanni: «Li amò sino alla fine» (Gv 13,2).

«Amare fino alla fine»

Il Pontefice ha descritto il perdono come «uno dei gesti più sconvolgenti e luminosi del Vangelo: il momento in cui Gesù, durante l’ultima cena, porge il boccone a colui che sta per tradirlo. Non è solo un gesto di condivisione, è molto di più: è l’ultimo tentativo dell’amore di non arrendersi».

Soffermandosi sul significato dell’amore che non conosce limiti, Leone XIV ha sottolineato: «È la chiave per comprendere il cuore di Cristo. Un amore che non si arresta davanti al rifiuto, alla delusione, neppure all’ingratitudine. Gesù conosce l’ora, ma non la subisce: la sceglie».

Un amore, ha aggiunto, che deve «passare attraverso la ferita più dolorosa, quella del tradimento».

Il boccone che salva

Richiamando il gesto semplice e umile di Gesù nell’ultima cena, il Papa ha affermato: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E ha spiegato:
«Non perché ignori ciò che accade, ma proprio perché vede con chiarezza. Ha compreso che la libertà dell’altro, anche quando si smarrisce nel male, può ancora essere raggiunta dalla luce di un gesto mite».

Tuttavia, ha osservato, «Giuda, purtroppo, non comprende». In quel momento, «è come se il male, fino a quel momento nascosto, si manifestasse dopo che l’amore ha mostrato il suo volto più disarmato».

Ed è proprio in questo gesto che Leone XIV vede la speranza: «Quel boccone è la nostra salvezza: perché ci dice che Dio fa di tutto – proprio tutto – per raggiungerci, anche nell’ora in cui lo respingiamo. In questo caso, allora, il perdono si rivela in tutta la sua potenza e manifesta il volto concreto della speranza».

Perdono, forza che libera

Il Pontefice ha ribadito che «amare fino alla fine» non significa negare la realtà del dolore, ma «non permettere che il male sia l’ultima parola».

Ha poi aggiunto: «Perdonare non significa negare il male, ma impedirgli di generare altro male. Non è dire che non è successo nulla, ma fare tutto il possibile perché non sia il rancore a decidere il futuro».

Una luce nella notte

Riprendendo ancora il Vangelo di Giovanni, Leone XIV ha ricordato che quando Giuda uscì dalla stanza «era notte». E ha commentato:
«Anche se la notte è ancora lì, una luce ha già cominciato a brillare. E brilla perché Cristo rimane fedele fino alla fine, e così il suo amore è più forte dell’odio».

Il Papa ha collegato questa riflessione alle fatiche del presente: «Anche noi viviamo notti dolorose e faticose. Notti in cui qualcuno ci ha ferito o tradito. La tentazione è chiuderci, proteggerci, restituire il colpo. Ma il Signore ci mostra la speranza che esiste sempre un’altra via».

Ha poi concluso: «Quando la luce del perdono riesce a filtrare tra le crepe più profonde del cuore, capiamo che non è mai inutile. Anche se l’altro non lo accoglie, il perdono libera chi lo dona: scioglie il risentimento, restituisce pace, ci riconsegna a noi stessi».

Invito alla preghiera per la pace

Prima della recita del Padre nostro, papa Leone XIV ha rivolto il suo pensiero ai conflitti in corso e ha affidato tutto alla Vergine Maria:
«Maria è madre dei credenti qui sulla terra ed è invocata anche come Regina della Pace. Mentre la nostra terra continua ad essere ferita da guerre in Terra Santa, in Ucraina e molte altre regioni del mondo, invito tutti i fedeli a vivere la giornata del 22 agosto con il digiuno e in preghiera supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso».

Articolo pubblicato precedentemente su acistampa. È stato riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.

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Antonio Tarallo

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