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Più di 7.000 cristiani uccisi in Nigeria dagli jihadisti in sette mesi

Un particolare di una cartina dell'Africa, con focus sulla Nigeria | Canva
Un particolare di una cartina dell'Africa, con focus sulla Nigeria | Canva

Il nuovo rapporto di Intersociety denuncia l’escalation di violenze in Africa occidentale

Nei primi sette mesi del 2025, gruppi jihadisti hanno ucciso 7.087 cristiani in diverse zone della Nigeria, ha rivelato un nuovo rapporto della International Society for Civil Liberties and Rule of Law (Intersociety).

Secondo il documento pubblicato domenica 10 agosto, altre 7.800 persone in questo Paese dell’Africa occidentale sono state “violentemente rapite” in quanto cristiane nello stesso periodo.

Stando a Intersociety, la cifra degli omicidi equivale a una media di 30 cristiani uccisi ogni giorno, in una nazione che guida la lista dei Paesi con la maggiore persecuzione contro i seguaci di Cristo nel mondo.

«Non meno di 7.087 cristiani sono stati massacrati in Nigeria nei primi 220 giorni del 2025, dall’1 gennaio al 10 agosto, durante i quali non meno di 7.800 altri sono stati violentemente rapiti per essere cristiani», si legge nel rapporto.

Il documento, inviato dal principale ricercatore di Intersociety, Emeka Umeagbalasi, ad ACI Africa – agenzia africana di EWTN News – mercoledì 13 agosto, aggiunge: «Il brutale massacro di circa 7.087 cristiani… si traduce anche in una media di 30 morti di cristiani al giorno e più di una all’ora».

Principali focolai di violenza

L’organizzazione denuncia che l’aumento dei massacri contro cristiani indifesi è dovuto alla crescita di gruppi terroristici islamici che, dal 2017, sono entrati in Nigeria senza controllo.

Questi gruppi agiscono sotto la guida di pastori fulani jihadisti, noti per attaccare comunità agricole a maggioranza cristiana, così come dell’Alleanza per la Jihad in Nigeria, creata nel giugno 2020 nello Stato del Niger.

  • Stato di Benue: il più colpito, con oltre 1.100 morti, tra cui il massacro di Yelewata (13-14 giugno), dove morirono 280 cristiani, e quello di Sankera in aprile, con oltre 72 vittime.
  • Stato di Plateau: 806 morti, di cui oltre 300 solo in aprile.
  • Sud di Kaduna: circa 620 morti, decine di rapiti uccisi in cattività e oltre 40 assassinati a Kauru. Inoltre, leader cristiani della zona subiscono censura governativa dalla fine del 2024; la regione ha registrato circa 800 sequestri.
  • Regione Igbo (Sud-est): 615 morti per attacchi jihadisti e rapimenti.
  • Sud-ovest: 610 morti, con attacchi sulle strade Benin-Ore, Ore-Sagamu, Lagos-Ibadan e Lagos-Abuja.
  • Stato del Niger: 605 morti e circa 1.000 persone rapite dall’inizio dell’anno. Il rapporto parla di “rapimenti, omicidi, torture, sparizioni, matrimoni forzati, violenze sessuali, sfollamenti, migrazioni forzate e conversioni all’islam”. Inoltre, ospita la sede dell’Alleanza per la Jihad in Nigeria.
  • Altri stati: Kogi (550 morti), Edo (505), Borno (420), Taraba (320), Delta (216), Katsina (200), Cross River (60) e Bauchi (50).

Morti attribuibili all’esercito

Il rapporto attribuisce inoltre all’esercito nigeriano almeno 410 morti di cristiani, soprattutto nel sud-est del Paese, attraverso rapimenti e uccisioni indiscriminate, sotto false accuse, criminalizzazione di massa e profilazione etnico-religiosa.

In totale, il rapporto stima che la Nigeria ospiti almeno 22 gruppi terroristici islamici che mirano a “annientare il cristianesimo, distruggere il patrimonio culturale indigeno e imporre un sultanato in Nigeria entro il 2075”.

Intersociety chiede a Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e Canada non solo di designare la Nigeria e i pastori fulani jihadisti come “entità di particolare preoccupazione”, ma anche di vietare l’ingresso nei propri Paesi ai leader religiosi e politici che sostengono queste milizie.

Articolo precedentemente pubblicato su aciafrica. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.

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