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I primi 100 giorni di Papa Leone XIV

Il 16 agosto 2025 segna i primi cento giorni di pontificato per Papa Leone XIV, il primo pontefice nato negli Stati Uniti. Un periodo iniziale che, tra gesti simbolici e scelte significative, offre già un’immagine chiara del suo stile e delle priorità pastorali.

Un Papa americano che non rinnega le sue radici

Al momento della sua elezione, quando affacciandosi dalla loggia di San Pietro parlò in italiano e spagnolo, ma non in inglese, alcuni ipotizzarono che Papa Leone XIV volesse attenuare la propria identità americana. Ma i fatti hanno dimostrato il contrario.

Il nuovo Papa non ha esitato, in diverse occasioni, a parlare nella sua lingua madre e a manifestare il legame con la propria terra d’origine: dal mettersi un cappellino dei Chicago White Sox dopo un’udienza generale, al gustare una pizza offerta in Piazza San Pietro, fino a un recente videomessaggio rivolto ai Cavalieri di Colombo, ordine fondato proprio negli Stati Uniti. I media internazionali ormai lo chiamano semplicemente “il Papa americano”.

Benché la sua esperienza missionaria in Perù gli abbia conferito un profilo più internazionale, Leone XIV conosce profondamente la Chiesa statunitense e desidera restare vicino ai suoi fedeli. Questo legame potrebbe avere ricadute importanti: sia per un rilancio dei rapporti tra la Chiesa americana e la Santa Sede, sia per eventuali interventi del Papa su temi di rilievo negli USA, come l’etica dell’intelligenza artificiale, ambito che Leone XIV ha già mostrato di voler seguire con attenzione.

Papa Leone XIV riceve una pizza da una fedele americana durante un Udienza Generale a Piazza San Pietro. Foto: per gentile concessione di Meagan Martin

Gesti concreti per l’unità della Chiesa

Fin dal suo primo giorno come Successore di Pietro, Papa Leone ha mostrato un’attenzione particolare alla comunione ecclesiale, in un tempo in cui la Chiesa appare segnata da divisioni profonde.

Lo ha fatto anche attraverso simboli eloquenti: la ripresa di alcune tradizioni papali abbandonate negli ultimi anni, come l’uso della mozzetta rossa o la villeggiatura a Castel Gandolfo; oppure il dialogo aperto con figure ritenute critiche nei confronti del precedente pontificato, come il cardinale Raymond Burke o i tradizionalisti che partecipano al pellegrinaggio di Chartres. Durante la Messa di inaugurazione del suo ministero petrino, ha sottolineato il bisogno di una “Chiesa unita, segno di comunione e unità”.

Resta da vedere se questi gesti saranno accompagnati da decisioni dottrinali o nomine che rafforzino realmente l’unità ecclesiale. Tuttavia, la volontà di ricomporre le fratture è una linea chiara del suo pontificato.

Papa Leone sorride all’arrivo per una visita alla Casa di Riposo Santa Marta a Castel Gandolfo, in Italia, il 21 luglio 2025.
(Foto: Simone Risoluti / Vatican Media)

Continuità con la riforma sinodale di Papa Francesco

Sebbene lo stile di Papa Leone sia diverso da quello di Francesco, alcune priorità del pontificato precedente vengono chiaramente confermate. È il caso della “sinodalità”, che Leone XIV ha evocato già nel suo primo discorso come Papa.

In seguito, ha spesso parlato di una “Chiesa sinodale” come di un’attitudine ecclesiale che favorisce partecipazione autentica e comunione. Ha autorizzato nuovi gruppi di studio sinodali su liturgia e conferenze episcopali, e la Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato una guida per i prossimi tre anni di attuazione del cammino sinodale.

Ciò che resta da chiarire è come Leone XIV, esperto canonista, intenda interpretare e applicare concretamente la sinodalità nelle strutture e nei processi ecclesiali.

Uno stile sobrio e prudente, lontano dalle polemiche

Un episodio emblematico del carattere di Papa Leone è il suo incontro con il tennista Jannik Sinner, che gli ha proposto di “scambiare due palleggi” nel Palazzo Apostolico. Il Papa ha risposto, sorridendo: “Qui romperemmo tutto, meglio di no.”

Una battuta che rivela la sua indole prudente, in contrasto con lo stile di Papa Francesco, che nei primi 100 giorni fece scalpore con gesti e dichiarazioni fuori dagli schemi. Leone XIV, invece, si mostra attento a non suscitare polemiche inutili, preferendo uno stile riservato e rispettoso dell’ufficio petrino.

Sulla liturgia, fiducia ai vescovi locali

Una delle questioni più attese dopo la sua elezione era come avrebbe gestito Traditionis Custodes, il documento di Papa Francesco che limita la Messa in rito antico. Per ora, Leone XIV ha scelto di non intervenire direttamente, lasciando libertà di applicazione ai singoli vescovi.

Ad esempio, ha approvato la richiesta del vescovo Michael Sis di mantenere la celebrazione della Messa in latino nella diocesi di San Angelo (Texas), mentre non si è opposto alla decisione dell’arcivescovo di Detroit di sospenderla in 13 parrocchie.

Questa linea non rappresenta né una rottura con Francesco né un ritorno al regime di liberalizzazione voluto da Benedetto XVI, ma un approccio più simile a quello di Giovanni Paolo II: un equilibrio tra discernimento locale e rispetto per le diverse sensibilità liturgiche. Intanto, la presenza di figure curiali aperte al rito antico, come il cardinale Kurt Koch, lascia intendere un clima di maggiore apertura in Vaticano.

Un Papa pontefice, anche tra le nazioni

La vocazione all’unità si estende anche al campo geopolitico. Papa Leone ha già assunto un ruolo attivo come “costruttore di ponti” tra le nazioni: ha incontrato Volodymyr Zelensky in Vaticano e ha avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin. È intervenuto più volte a favore della pace nella guerra di Gaza e ha lanciato appelli durante l’Angelus domenicale.

Anche nel campo dell’intelligenza artificiale, il Papa si sta proponendo come guida morale. Il vicepresidente americano JD Vance ha affermato che un intervento del Papa in questo ambito sarebbe “una delle cose più profonde e positive” che potrebbe offrire al mondo.

Alla base di questo impegno c’è una visione spirituale: come ha detto a Pentecoste, solo lo Spirito Santo può aiutare l’umanità a superare la paura e la frammentazione, e la Chiesa deve essere fermento di unità e fraternità. Questa attenzione alla comunione, radicata nella spiritualità agostiniana del Papa, sembra destinata a diventare uno dei tratti distintivi del suo pontificato.

Papa Leone XIV saluta il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy a Castel Gandolfo il 9 luglio 2025.
(Foto: © Vatican Media)

Tradotto e adattato dal team di EWTN Italia. L’originale è stato pubblicato sul National Catholic Register.

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