Durante l’Udienza Generale, il Pontefice ha ricordato che “noi siamo abituati a giudicare. Dio, invece, accetta di soffrire. Quando vede il male, non si vendica, ma si addolora”.
Città del Vaticano, 13 agosto 2025 – Nella frescura dell’Aula Paolo VI, Papa Leone XIV ha tenuto l’Udienza Generale soffermandosi sul tema del tradimento.
Il Santo Padre ha ripreso il passo evangelico in cui Gesù, durante l’Ultima Cena, rivela: “Uno di voi mi tradirà” (Mc 14,18).
La verità come atto d’amore
“Quando Gesù indica chi lo avrebbe tradito – ha esordito – non parla per condannare, ma per mostrare quanto l’amore, quando è vero, non può fare a meno della verità. È un dolore che conosciamo bene anche noi, quando nelle relazioni più care si insinua l’ombra del tradimento”.
Gesù, in questo momento drammatico, “parla in modo tale che ciascuno possa interrogarsi. Questa domanda – ‘Sono forse io?’ – è forse tra le più sincere che possiamo rivolgere a noi stessi. Non è la domanda dell’innocente, ma del discepolo che si scopre fragile. Non è il grido del colpevole, ma il sussurro di chi, pur volendo amare, sa di poter ferire. È in questa consapevolezza che inizia il cammino della salvezza”.
Dal dolore alla conversione
Il Papa ha spiegato che Gesù “non denuncia per umiliare. Dice la verità perché vuole salvare. E per essere salvati bisogna sentire: sentire che si è coinvolti, sentire che si è amati nonostante tutto, sentire che il male è reale ma non ha l’ultima parola. Solo chi ha conosciuto la verità di un amore profondo può accettare anche la ferita di un tradimento”.
“La reazione dei discepoli – ha proseguito – non è rabbia, ma tristezza. È un dolore che nasce dalla possibilità reale di essere coinvolti. E proprio questa tristezza, se accolta con sincerità, diventa un luogo di conversione. Il Vangelo non ci insegna a negare il male, ma a riconoscerlo come occasione dolorosa per rinascere”.
Dio non giudica, ma soffre con noi
Gesù non maledice il traditore, ma lancia “un grido di dolore. Noi siamo abituati a giudicare. Dio, invece, accetta di soffrire. Quando vede il male, non si vendica, ma si addolora. Se rinneghiamo l’amore che ci ha generati, se tradendo diventiamo infedeli a noi stessi, allora davvero smarriamo il senso del nostro essere venuti al mondo e ci autoescludiamo dalla salvezza”.
La luce che non si spegne
“Eppure – ha concluso il Papa – nel punto più oscuro, la luce non si spegne. Anzi, comincia a brillare. Perché se riconosciamo il nostro limite, se ci lasciamo toccare dal dolore di Cristo, allora possiamo finalmente nascere di nuovo. La fede non ci risparmia la possibilità del peccato, ma ci offre sempre una via per uscirne: quella della misericordia”.
“Gesù non si scandalizza davanti alla nostra fragilità. Sa bene che nessuna amicizia è immune dal rischio di tradimento. Ma continua a fidarsi. Continua a sedersi a tavola con i suoi. Non rinuncia a spezzare il pane anche per chi lo tradirà. Questa è la forza silenziosa di Dio: non abbandona mai il tavolo dell’amore, neppure quando sa che sarà lasciato solo.
La salvezza comincia dalla consapevolezza che potremmo essere noi a spezzare la fiducia in Dio, ma che possiamo anche essere noi a raccoglierla, custodirla, rinnovarla. Questa è la speranza: sapere che, anche se noi possiamo fallire, Dio non viene mai meno. Anche se possiamo tradire, Lui non smette di amarci. E se ci lasciamo raggiungere da questo amore – umile, ferito, ma sempre fedele – allora possiamo davvero rinascere. E iniziare a vivere non più da traditori, ma da figli sempre amati”.






