Nuove simulazioni digitali riaccendono il dibattito, ma l’Arcivescovo e il Centro Studi invitano alla cautela.
Una nuova simulazione tridimensionale della Sindone, pubblicata su una rivista scientifica internazionale, ha rilanciato un’ipotesi già discussa negli anni passati: secondo i ricercatori, il celebre Telo non sarebbe stato posato su un corpo umano reale, ma su un bassorilievo artificiale, in grado di riprodurre le caratteristiche dell’immagine impressa.
La reazione non si è fatta attendere. In un comunicato ufficiale, il Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Custode pontificio della Sindone, ha espresso preoccupazione per la superficialità con cui certe notizie vengono accolte e rilanciate, sottolineando i limiti di questo tipo di simulazioni.
“Ancora una volta assistiamo al lancio di nuove rivelazioni sulla Sindone e i suoi misteri. Oggi si tratta dell’ipotesi che il Telo sindonico sia stato steso non sul cadavere di un uomo ma su un modello artefatto, che riprodurrebbe le caratteristiche dell’immagine. Il Custode della Sindone non ha motivo di entrare nel merito delle ipotesi formulate liberamente da scienziati più o meno accreditati. Il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone di Torino, che statutariamente assicura il suo supporto scientifico al Custode, pubblica un documento che analizza in dettaglio metodo e risultati di questa scoperta”, afferma il Cardinale Repole.
Non è tanto la pubblicazione a preoccupare quanto l’impatto che certe notizie, anche se scientificamente deboli, possono avere sull’opinione pubblica.
“Se non ci si può stupire più di tanto del clamore che certe notizie, vere o verosimili, nuove o datate, possono suscitare in un circuito mediatico che ormai è globale e istantaneo, rimane la preoccupazione – stigmatizza il Cardinale – per la superficialità di certe conclusioni, che spesso non reggono a un esame più attento del lavoro presentato. E rimane da ribadire l’invito a non perdere mai di vista la necessaria attenzione critica a quanto viene così facilmente pubblicato”.
Anche il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS) prende posizione in modo deciso. In una nota tecnica, pur riconoscendo l’utilità divulgativa dei modelli digitali, ne mette in luce i limiti scientifici:
“I modelli digitali possono contribuire alla riflessione – argomenta il CISS – ma non sostituiscono l’analisi fisica e chimica del reperto, la quale finora ha escluso la compatibilità dell’immagine con metodi pittorici, contatto con bassorilievo o strinatura da bassorilievo caldo. Il modello digitale non prevede un piano di appoggio: sotto il corpo vi è vuoto, come se fosse sospeso nello spazio. Tale condizione influenza il comportamento simulato del tessuto e non corrisponde a un contesto fisico reale”.
Il documento prosegue evidenziando che:
“L’inserimento di un piano rigido su cui il corpo fosse appoggiato avrebbe modificato in modo significativo il risultato. Questo tipo di simulazioni, pur interessanti e potenzialmente efficaci in ambito divulgativo o multimediale, presentano difficoltà significative nell’essere considerate prova scientifica, men che mai conclusiva”.
In un tempo in cui l’attenzione mediatica sulla Sindone resta alta, la posizione ufficiale dell’Arcidiocesi di Torino e del Centro Studi rappresenta un richiamo alla serietà e alla prudenza scientifica, ricordando che il mistero del Telo richiede ancora studio, rigore e rispetto.






