ROMA, 3 AGOSTO 2025 – Dopo una notte passata all’aperto con sacchi a pelo, preghiere e canti, l’alba del 29 luglio ha visto nuovamente Tor Vergata riempirsi di volti, cuori e speranza. Il milione di giovani accorsi per il Giubileo della Gioventù ha accolto con entusiasmo Papa Leone XIV, arrivato alle 7.30 per presiedere la Santa Messa conclusiva dell’evento.
Come da tradizione per le Giornate Mondiali della Gioventù e i grandi appuntamenti giubilari, i giovani hanno vegliato nel piazzale, preparandosi spiritualmente all’incontro con il Signore nell’Eucaristia. “Le autorità stimano che nell’area di Tor Vergata e nelle aree limitrofe sia presente oltre un milione di persone”, ha comunicato la Sala Stampa della Santa Sede.
“Camminiamo insieme, viviamo in Cristo”
Papa Leone, giunto in papamobile, ha salutato la folla in festa percorrendo l’intero piazzale, prima di dare inizio alla celebrazione. “Buona celebrazione a tutti”, ha detto il Pontefice, rivolgendosi in diverse lingue ai giovani: “Stiamo per cominciare la nostra celebrazione”, “Dio vi benedica tutti”, “Che sia una memorabile occasione per tutti”. E infine, l’invito a vivere autenticamente la fede: “Camminiamo insieme, viviamo in Cristo”.
L’omelia: come i discepoli di Emmaus, dallo smarrimento alla speranza
Nel corso dell’omelia, Papa Leone ha offerto ai giovani una riflessione profonda sul senso della vita e sul dono della fede:
“Dopo la Veglia vissuta assieme ieri sera, ci ritroviamo oggi per celebrare l’Eucaristia, Sacramento del dono totale di Sé che il Signore ha fatto per noi. Possiamo immaginare di ripercorrere, in questa esperienza, il cammino compiuto la sera di Pasqua dai discepoli di Emmaus… I loro occhi allora si sono aperti e l’annuncio gioioso della Pasqua ha trovato posto nel loro cuore”.
Richiamando la prima lettura dal Qoelet e il Salmo, il Papa ha parlato della fragilità umana con parole dense di speranza:
“La fragilità di cui ci parlano è parte della meraviglia che siamo… Pensiamo al simbolo dell’erba: non è bellissimo un prato in fiore?… È così che vive il campo, rinnovandosi continuamente… anche durante i mesi gelidi dell’inverno”.
“Siamo fatti per amare e donarci, non per consumare”
Papa Leone ha invitato i giovani a non lasciarsi sedurre da una vita superficiale, ma a cercare ciò che davvero vale:
“Non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore… Ascoltiamola, piuttosto! Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci… alla finestra dell’incontro con Dio”.
E ancora:
“La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo… È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere. Comprare, ammassare, consumare, non basta”.
L’invito alla santità: “Non accontentatevi di meno”
Il Papa ha quindi concluso l’omelia con un forte richiamo alla santità e alla testimonianza cristiana:
“La nostra speranza è Gesù. È Lui, come diceva San Giovanni Paolo II, che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande… Teniamoci uniti a Lui, rimaniamo nella sua amicizia… come ci hanno insegnato i beati Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis, che presto saranno proclamati Santi. Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno”.
Il giorno dopo la veglia: una nuova alba per la Chiesa giovane
Al termine della Messa, la gioia dei giovani non si è spenta. Il Papa ha salutato i presenti con affetto, rinnovando l’invito a vivere l’esperienza del Giubileo come un punto di partenza, non un traguardo. Tor Vergata, ancora una volta, è stata terra santa per una generazione che non vuole “vivacchiare”, ma vivere nella verità, nella speranza e nell’amore.
Articolo precedentemente pubblicato su acistampa e riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.






