Roma – Piazza San Pietro si è trasformata in un’autentica festa della fede per migliaia di ragazze e ragazzi italiani giunti nella Capitale in occasione del Giubileo dei Giovani 2025. Come nelle Giornate Mondiali della Gioventù, la città è stata attraversata da un’onda di gioia, musica, testimonianze e preghiera.
Nel cuore del pomeriggio, dopo concerti e momenti di condivisione, il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha rivolto un forte invito alla fede e alla speranza, centrato sull’amore per la Chiesa e sull’impegno per la pace.
Le parole di Zuppi: “La Chiesa è madre, amate la Chiesa”
Nel suo discorso, Zuppi ha esortato i giovani a vivere la fede con coraggio, custodendo l’eredità spirituale della Chiesa:
“Questa nostra madre Chiesa grande, senza confini ci è affidata e noi lo siamo a Lei. Prendiamola con noi e amiamola”.

In un’atmosfera carica di emozione, simile a quella vissuta nel Grande Giubileo del 2000, il cardinale ha evocato le braccia del colonnato berniniano come immagine di protezione e guida:
“Proteggono dal caos del mondo, per insegnarci a vivere il Vangelo e per andare nel mondo pieni di speranza e di pace”.
“La Chiesa sotto la croce, il mondo ha bisogno di pace”
Parlando della sofferenza dell’umanità, Zuppi ha richiamato l’immagine di una Chiesa che resta accanto ai crocifissi della storia:
“È sotto la croce con gli occhi pieni di lacrime e il cuore ferito per tanta enorme sofferenza, insopportabile per una madre come deve esserlo sempre per l’umanità tutta”.
Poi l’accorato appello per la pace:
“Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta?”
“Siate discepoli e operatori di pace”
Zuppi ha invitato i giovani a non rassegnarsi alla logica della violenza, ma a diventare artigiani di pace, secondo il Vangelo:
“Sentiamo la chiamata e la forza umanissima e possibile di essere discepoli di Gesù, operatori di pace in un mondo come questo, per difendere la vita sempre dal suo inizio alla fine, di tutti, senza distinzioni, rivestendo la persona sempre di dignità e cura”.

E ha indicato nella fede in Cristo la fonte di una gioia che non delude:
“Credo che tu sei la salvezza perché la vita non finisce e Tu ci prepari un posto nella tua casa del cielo. Credo che la vita con Te, Signore, è gioia perché piena di amore e perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.
Ha poi concluso con un atto di fede personale, coinvolgente e profondo:
“Io credo, Signore. Credo perché ho ascoltato la Tua parola, vivo la Tua presenza, vedo il Tuo amore”, aggiungendo che “le risposte le trovo vivendo e l’amore urge nel mio cuore”.
Un’assemblea orante: “Credo” diventa preghiera comune
Dopo la Liturgia della Parola e la benedizione dell’acqua e del fuoco, i giovani in Piazza San Pietro hanno vissuto un intenso momento di preghiera comunitaria, con invocazioni che iniziavano con la parola “Credo”.
Il Patriarca Pizzaballa: “Il futuro della Terra Santa è il noi”
A toccare i cuori anche il videomessaggio del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, che ha ricordato il dramma della guerra in Terra Santa, ma anche i segni di speranza che resistono:
“Sono tante le persone che, in questo mare incredibile di sfiducia e di odio, sono ancora capaci di mettersi in gioco per fare qualcosa per l’altro, perché credono nell’altro e non si arrendono a questa situazione di “io e nessun altro”, ma puntano sul “noi insieme”. Questo è il futuro della Terra Santa, lo si voglia o no: tutti resteremo qui, tutti dovremo trovare un modo per ricominciare e per riprendere”.
Ha quindi indicato nella presenza del Risorto la forza di costruire la pace:
“Questo Risorto oggi lo vediamo nelle tante persone che ancora credono che la pace non sia un miraggio o solo uno slogan, ma qualcosa di concreto che si può costruire. Tutti insieme, ciascuno nel proprio contesto, dobbiamo diventare operatori di pace, capaci di dire con il Risorto: la pace sia con voi.”
E ha concluso con un incoraggiamento rivolto ai giovani italiani:
“Vi attendiamo, speriamo che presto questa guerra finisca, i pellegrinaggi possano riprendere e che possiamo rincontrarci e abbracciarci a Gerusalemme”.
La Chiesa madre dei giovani: fede, missione, speranza
Il Giubileo dei Giovani ha mostrato una Chiesa viva, accogliente, missionaria, che guarda con fiducia alle nuove generazioni. Una Chiesa che, anche tra guerre e ferite, non rinuncia a credere che la pace è possibile e che l’amore di Dio può cambiare la storia.
Articolo precedentemente pubblicato su acistampa.com e riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.








