Con la ripresa delle Udienze generali in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV torna ad incontrare i fedeli dopo la pausa estiva. Nel suo discorso, pronunciato in lingua italiana, il Pontefice ha proseguito il ciclo di catechesi giubilari “Gesù Cristo nostra speranza”, incentrando la riflessione sul tema: “Il sordomuto. E, pieni di stupore, dicevano: Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.
Un momento importante, perché — spiega il Papa —
“con questa catechesi terminiamo il nostro itinerario sulla vita pubblica di Gesù, fatta di incontri, di parabole e di guarigioni”.
La società malata di rumore e disinformazione
La catechesi si apre con uno sguardo lucido sul presente:
“Anche questo tempo che stiamo vivendo ha bisogno di guarigione. Il nostro mondo è attraversato da un clima di violenza e di odio che mortifica la dignità umana”.
Il Papa denuncia in modo diretto i rischi di una società iperconnessa e frammentata:
“Viviamo in una società che si sta ammalando a causa di una “bulimia” delle connessioni dei social media: siamo iperconnessi, bombardati da immagini, talvolta anche false o distorte. Siamo travolti da molteplici messaggi che suscitano in noi una tempesta di emozioni contraddittorie”.
Il silenzio e l’incomunicabilità: tentazioni contemporanee
Nel suo insegnamento, il Papa riconosce una dinamica diffusa nel cuore di tanti:
“In questo scenario è possibile che nasca in noi il desiderio di spegnere tutto. Possiamo arrivare a preferire di non sentire più niente”.
E aggiunge:
“Anche le nostre parole rischiano di essere fraintese e possiamo essere tentati di chiuderci nel silenzio, in una incomunicabilità dove, per quanto vicini, non riusciamo più a dirci le cose più semplici e profonde”.
La parabola del sordomuto e il “ministero dell’accompagnamento”
Il cuore della catechesi è la meditazione sul Vangelo del sordomuto, che diventa simbolo della condizione spirituale dell’uomo contemporaneo. Il Papa legge il racconto come una parabola della delusione e del rifiuto:
“Proprio come potrebbe accadere a noi oggi, quest’uomo forse ha deciso di non parlare più perché non si è sentito capito, e di spegnere ogni voce perché è rimasto deluso e ferito da ciò che ha ascoltato”.
Significativo è il fatto che l’uomo non vada da Gesù da solo:
“In effetti, non è lui che va da Gesù per essere guarito, ma viene portato da altre persone. […] La comunità cristiana ha visto però in queste persone anche l’immagine della Chiesa, che accompagna ogni uomo da Gesù affinché ascolti la sua parola”.
“Effatà”: aprirsi alla vita che spaventa
Il Papa sottolinea il potere trasformante della parola aramaica “Effatà”:
“Marco riporta la parola in aramaico, effatà, quasi per farcene sentire come “dal vivo” il suono e il soffio. […] È come se Gesù gli dicesse: «Apriti a questo mondo che ti spaventa! Apriti alle relazioni che ti hanno deluso! Apriti alla vita che hai rinunciato ad affrontare!»”.
E ammonisce:
“Chiudersi, infatti, non è mai una soluzione”.
Nell’Udienza Generale, Papa Leone XIV lancia un forte appello ai giovani: in una società ferita dall’odio, dall’iperconnessione e dall’incomunicabilità, il Papa invita a non chiudersi, ma ad avere coraggio: «Apriti a questo mondo che ti spaventa! Apriti alle relazioni che ti… pic.twitter.com/3wY4Qj16Ci
— EWTN Italia 🇮🇹 (@EwtnItalia) July 30, 2025
La necessità di una comunicazione rinnovata
A partire dal verbo “parlare correttamente”, il Papa indica la strada verso una comunicazione sana:
“Tutti noi abbiamo bisogno di chiedere al Signore di guarire il nostro modo di comunicare, non solo per essere più efficaci, ma anche per evitare di fare male agli altri con le nostre parole. Tornare a parlare correttamente è l’inizio di un cammino, non è ancora il punto di arrivo”.
Un cammino senza scorciatoie
Papa Leone XIV conclude l’Udienza con un invito alla sincerità e alla prudenza:
“Per diventare discepoli di Gesù non ci sono scorciatoie. Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di poter imparare a comunicare in modo onesto e prudente”.
E rivolge un pensiero speciale a quanti soffrono per parole ingiuste:
“Preghiamo per tutti coloro che sono stati feriti dalle parole degli altri”.
Articolo precedentemente pubblicato su acistampa.com e riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.






