«Quella fu la notte dei sogni per decine di migliaia di giovani. Per me, fu la mia notte di fuoco».
A parlare è don Alfredo Tedesco, oggi responsabile della Pastorale Giovanile della diocesi di Roma, rievocando con emozione la Giornata Mondiale della Gioventù del 2000. Allora aveva solo 17 anni e si trovava a Tor Vergata, nella grande spianata romana dove San Giovanni Paolo II incontrò i giovani del mondo.
A venticinque anni di distanza, mentre Roma si prepara ad accogliere oltre 500.000 giovani per il Giubileo del 2025, la sua testimonianza fa da ponte tra due generazioni.
“Non avevo ancora una vocazione chiara, ma qualcosa iniziò a germogliare”
«Non avevo neppure compiuto i 18 anni – ricorda con una punta di nostalgia –. In teoria non potevo partecipare, ma avevo dato una mano come volontario in parrocchia e sono riuscito a unirmi al gruppo. Arrivai quasi per caso, e mi ritrovai a Tor Vergata quella notte del 19 agosto. Non avevo ancora una vocazione chiara al sacerdozio, ma qualcosa cominciò a germogliare lì».

Quel campo, sotto un sole cocente e con migliaia di volti, musica e commozione, fu per lui una vera chiamata interiore. Il momento decisivo? Una frase pronunciata dal Papa polacco, tratta da Santa Caterina da Siena:
«Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco al mondo».
«Quella frase mi ha trafitto», confessa oggi. «Mi colpì l’immagine del fuoco, ma non come fuoco che distrugge, bensì come fiamma che dà senso alla vita».
«Capìi che non si trattava di essere qualcuno di importante, ma di essere per qualcuno. Questo mi ha toccato nel profondo. E anche se non entrai subito in seminario, quella frase piantò un seme che più tardi sarebbe germogliato».
Giovanni Paolo II, la morte e la vocazione
Il seme della vocazione maturò nei mesi della morte di Giovanni Paolo II, nel 2005.
«Quando il Papa morì nel 2005, qualcosa si accese definitivamente in me. Entrai in seminario poco dopo. Fu come se si chiudesse un cerchio iniziato quella notte del Giubileo del 2000».
Oggi don Tedesco è guida e punto di riferimento per tanti adolescenti e giovani romani. Molti di loro, sottolinea, non erano nemmeno nati nel 2000.
«Per i ragazzi di oggi, questa sarà la loro unica Tor Vergata. Non hanno quel ricordo del 2000, ma io sì, e tanti altri come me. E per questo voglio restituire a loro ciò che io stesso un giorno ho ricevuto».
Da campo vuoto a segno vivo: il senso di un nuovo Giubileo
Nel frattempo, anche Tor Vergata è cambiata: non più solo una spianata, ma un’area che ospita un ospedale, un’università, un orto botanico.
«Oggi c’è un ospedale, un’università, un orto botanico… non è più il campo vuoto di allora. Ma simbolicamente resta quello che era: il luogo dove i giovani sono chiamati ad accendere il mondo».
Per il sacerdote, il Giubileo dei Giovani del 2025, con Papa Leone XIV, non sarà una replica nostalgica, ma un’occasione profonda e attuale.
«È un’occasione reale perché altri vivano la loro notte di fuoco. Non so quali frutti darà questa nuova veglia, ma so che Dio agisce. Sempre».
“Un formicolio interiore che mi ha cambiato la vita”
La vocazione può nascere anche in una notte d’estate, in un campo polveroso, in mezzo a migliaia. Don Tedesco ne è la prova.
«Quella notte, senza rendermene conto, sentii un prurito vocazionale, una specie di formicolio interiore che mi ha cambiato la vita. Oggi posso solo ringraziare e sperare che, per molti, il 2025 sia ciò che il 2000 è stato per me: l’inizio di qualcosa di grande».
Articolo tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’originale è stato pubblicato da aciprensa.com.





