Il 29 luglio i Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme hanno diffuso un comunicato congiunto per condannare con fermezza un nuovo attacco violento contro Taybeh, unico villaggio interamente cristiano presente in Cisgiordania, Gerusalemme e Gaza.
Veicoli incendiati e graffiti d’odio
Secondo il comunicato, coloni israeliani hanno dato fuoco a due veicoli e scritto graffiti minacciosi nella parte nord-est del villaggio, all’interno di un complesso residenziale greco-ortodosso.
“I bambini e le famiglie vivono nel panico, nella paura e nel terrore, temendo che possa accadere di nuovo. Se i giovani del villaggio e la Protezione Civile Palestinese non fossero stati all’erta, sarebbero state incendiate anche le abitazioni.”
Secondo ACI Mena, tra i graffiti compariva la minaccia in ebraico “Al-Maghir”, traducibile con “te ne pentirai”.
Chiesa bizantina sfiorata dalle fiamme
L’incendio ha lambito anche le mura della Chiesa di San Giorgio, risalente al V secolo, dove ancora oggi si celebrano le liturgie. Il luogo sacro rappresenta uno dei simboli della continuità cristiana nella Terra Santa.
“Un atto inequivocabile di intimidazione rivolto a una comunità pacifica e fedele, radicata nella Terra di Cristo”, si legge nella nota dei patriarchi.
“Non è un caso isolato, ma un’escalation”
I leader cristiani denunciano che si tratta non di un episodio isolato, ma parte di “un allarmante schema di violenza da parte dei coloni contro le comunità della Cisgiordania, inclusi case, luoghi sacri e stili di vita”.
“L’obiettivo è minare la dignità dei suoi residenti e la santità della loro terra”, hanno scritto i tre parroci delle comunità cristiane locali.
I cristiani di Taybeh restano nonostante le minacce
Nonostante le aggressioni, il parroco latino di Taybeh, don Bashar Fawadleh, in carica dal 2021, ha dichiarato:
“L’intenzione dei cristiani è quella di restare nelle loro case nonostante l’intimidazione.”
Bestiame in centro, coloni mascherati per le strade
Il comunicato dei patriarchi riferisce anche un episodio avvenuto pochi giorni prima: coloni israeliani hanno fatto irruzione nel villaggio con il bestiame, facendolo pascolare nel centro abitato. Alcuni di loro erano mascherati e armati, “seminando terrore e minacciando la santità della vita quotidiana”.
Denuncia di impunità e disinformazione
I patriarchi criticano l’atteggiamento delle autorità israeliane, che avrebbero ridotto i fatti a semplici danni materiali, senza riconoscere l’intento intimidatorio sistemico.
“Tali omissioni distorcono la verità e non affrontano le violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, incluso il diritto alla libertà religiosa e alla tutela del patrimonio culturale.”
Nel comunicato si condanna anche una “campagna di disinformazione reazionaria” condotta da gruppi vicini ai coloni, volta a screditare le vittime e a minimizzare la gravità degli attacchi.

Le tre richieste dei Patriarchi al governo israeliano
Nel documento si lancia un appello accorato allo Stato di Israele, affinché ponga fine al clima di impunità e agisca con senso di responsabilità. Le tre richieste sono:
- Che i responsabili di questi crimini siano chiamati a rispondere senza indugio.
- Che sia garantita una protezione efficace e costante per la popolazione di Taybeh e per tutte le comunità vulnerabili.
- Che Israele adempia ai propri obblighi secondo il diritto internazionale e assicuri l’uguaglianza davanti alla legge.
“La mancanza di responsabilità non solo mette in pericolo le comunità cristiane”, conclude la dichiarazione, “ma indebolisce anche le basi morali e legali su cui si fondano la pace e la giustizia per tutti.”
Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’originale si trova su aciprensa.com.







