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Il Vaticano ribadisce il sostegno alla soluzione dei due Stati: “Il popolo palestinese ha diritto a una patria sovrana”

Il Dicastero per la Comunicazione: "Servono confini sicuri, rispettati e riconosciuti"
Il Vaticano | Credit: Julius Silver / Pexels
Il Vaticano | Credit: Julius Silver / Pexels

Nel mezzo delle crescenti tensioni tra Israele e Hamas, il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede ha rinnovato il proprio appello storico al riconoscimento dello Stato di Palestina. La dichiarazione arriva dopo l’annuncio, da parte della Francia, dell’intenzione di riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese.

Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero, ha rilanciato il sostegno vaticano alla “soluzione a due Stati” in un editoriale pubblicato il 27 luglio. Ha ribadito la necessità di riconoscere la Palestina come Stato sovrano e ha richiamato l’urgenza di un’iniziativa internazionale per garantire giustizia e stabilità nella regione.

La posizione della Santa Sede e il precedente del 2015

Nel suo intervento, Tornielli ha ricordato che nel 2015 la Santa Sede firmò un “accordo globale” con lo Stato di Palestina, riconoscendone il diritto a uno Stato “indipendente, sovrano, democratico e vitale”.

Ha poi sottolineato come Papa Francesco fu il primo pontefice a usare ufficialmente l’espressione “Stato di Palestina” durante il suo viaggio in Terra Santa nel 2014. Una linea coerente con quella dei suoi predecessori: già Benedetto XVI aveva affermato che “lo Stato di Israele ha il diritto di esistere e godere di pace e sicurezza” e che “il popolo palestinese ha diritto a una patria indipendente e sovrana”. Anche San Giovanni Paolo II, nei primi anni ’90, aveva avviato relazioni diplomatiche con Israele e con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Il riferimento alla Francia e le reazioni internazionali

Tornielli ha citato l’iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron, che ha annunciato l’intenzione di riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese, una mossa respinta da Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Italia e Australia.

Macron ha accompagnato questa posizione con un appello alla smilitarizzazione di Hamas, alla liberazione degli ostaggi e all’invio di aiuti umanitari alla popolazione della Striscia. Ha anche precisato che il futuro Stato palestinese dovrà riconoscere pienamente Israele e accettare la smilitarizzazione.

Il contrasto con le posizioni occidentali

Tornielli ha sottolineato come la posizione della Santa Sede si collochi oggi in controtendenza rispetto a quella di molti governi occidentali.
“È auspicabile che la Conferenza Internazionale di Alto Livello per la soluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione dei due Stati […] persegua con decisione una soluzione che garantisca finalmente a questo popolo uno Stato con confini sicuri, rispettati e riconosciuti”, ha scritto il direttore editoriale vaticano.

Le critiche a Macron e le preoccupazioni per la sicurezza

La proposta francese ha sollevato forti reazioni. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato con forza la decisione, affermando che
“questa mossa premia il terrorismo e rischia di creare un nuovo proxy iraniano, come è avvenuto con Gaza”.

Ha poi aggiunto: “Uno Stato palestinese, in queste condizioni, sarebbe una piattaforma di lancio per annientare Israele — non per vivere in pace accanto ad esso. Diciamolo chiaramente: i palestinesi non cercano uno Stato accanto a Israele. Ne vogliono uno al posto di Israele.”

Anche in Europa e negli Stati Uniti le reazioni sono state critiche. Il Consiglio Rappresentativo delle Istituzioni Ebraiche di Francia ha definito la decisione di Macron un “fallimento morale”, denunciando il rischio che essa metta in pericolo la sicurezza delle comunità ebraiche nel mondo. Negli USA, importanti gruppi ebraici hanno disertato un incontro col governo francese in segno di protesta.

Le prossime tappe diplomatiche

Il presidente Macron ha annunciato che formalizzerà il riconoscimento della Palestina a settembre, durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha risposto di sostenere in linea di principio la soluzione dei due Stati, ma solo a condizione che garantisca “una sicurezza duratura per palestinesi e israeliani”.

Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’originale si trova su CNA.

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