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Giubileo dei Giovani: accoglienza, fede e bellezza nella Messa presieduta da Mons. Fisichella

In una Piazza San Pietro piena di bandiere, canti e speranza, l’evento prende il via con la Celebrazione eucaristica inaugurale
Una maglietta di una giovane in Piazza San Pietro per la Messa inaugurale del Giubileo dei Giovani 2025, il 29 luglio 2025 | Credit: Daniel Ibanez / EWTN News
Una maglietta di una giovane in Piazza San Pietro per la Messa inaugurale del Giubileo dei Giovani 2025, il 29 luglio 2025 | Credit: Daniel Ibanez / EWTN News

Fantasia di colori, di bandiere e di magliette. La piazza è gremita di giovani provenienti da tutto il mondo. Un turbinio di canti e volti sorridenti si fonde in un unico grande abbraccio spirituale. È iniziato così, con una Messa di accoglienza in Piazza San Pietro, il Giubileo dei Giovani, uno degli appuntamenti centrali del Giubileo 2025.

Mons. Fisichella: “Siete venuti da tutto il mondo. Il Signore non vi deluderà”

A presiedere la Celebrazione è monsignor Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, che apre rivolgendosi direttamente ai giovani con un saluto carico di affetto e responsabilità:

“A nome di Papa Leone XIV vi do il benvenuto”.

E continua:

“Grazie per avere accolto l’invito del Papa di partecipare a questo Giubileo dedicato a voi e alla speranza che ognuno porta dentro di sé. Siete venuti da tutto il mondo”.

Poi, il pensiero si estende a chi vive il dolore della guerra:

“Agli amici che provengono anche dalle zone di guerra: dall’Ucraina, dalla Palestina giunga a tutti l’abbraccio di fraternità che ci rende uniti e un corpo solo; non fate mancare loro i segni della vostra amicizia”.

Fisichella riconosce i sacrifici compiuti da molti per essere presenti a Roma:

“Il Signore non vi deluderà. Vi viene incontro e voi siate vigili per cogliere la sua presenza”.

E invita i giovani a vivere “questi giorni con gioia e spiritualità, scoprendo nuove amicizie, ma soprattutto contemplando Roma e le sue opere d’arte, espressione di una fede che ha generato tanta bellezza”.
Chiude il saluto con parole incisive:

“Siamo qui per trasmettere la fede e comprendere il grande valore che Gesù Cristo possiede nella nostra vita”.

Una liturgia vibrante e partecipata

La Messa prosegue con il Kirye, seguito dalla Prima Lettura tratta dalla Prima Lettera di Giovanni (1Gv 4,7-16). Il Salmo 33 accompagna l’assemblea:

“Gustate e vedete com’è buono il Signore”.

I versi risuonano sulla piazza come un canto di fiducia:

“Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino”.

Il Vangelo, ancora secondo Giovanni (cap. 11), propone l’episodio della risurrezione di Lazzaro, con le parole centrali di Cristo a Marta:

“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà […]. Credi questo?”.
Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”.

“La fede è incontro e libertà”: l’omelia a braccio di Fisichella

Nel silenzio attento della piazza, monsignor Fisichella offre un’omelia intensa, centrata sul tema della fede:

“Marta è il segno della fede”.
Una fede, spiega, che non è una formula, ma
“un incontro: un incontro che non stabiliamo noi”.

Riflettendo sul ritardo di Gesù nell’andare da Lazzaro, Fisichella sottolinea che

“il primo che ci viene incontro è Gesù. Ci viene incontro quando vuole, come vuole, nel tempo stabilito da Lui”.

E a noi spetta la libertà di rispondere, di “metterci in cammino verso di Lui”.

“Quando il Signore vuole incontrarci, deve trovare in noi persone vigilanti, pronte a correre verso di Lui senza esitare perché la fede è una scelta di libertà”.

Una libertà vera, continua, comporta rinuncia, ma è proprio attraverso queste rinunce che si può seguire Cristo:

“Siamo realmente liberi nel momento in cui compiamo qualche rinuncia, soprattutto quando questa rinuncia è finalizzata all’incontro con il Signore”.

La fede, aggiunge, è anche ascolto e testimonianza concreta:

“Da nessun’altra parte possiamo trovare la felicità, il senso della nostra vita, se non in Lui”.

“Dare coraggio e consolazione”: la missione del cristiano

Tornando sulla figura di Marta, Fisichella insiste che la fede “diventa azione”:

“Diventa testimonianza concreta, diventa vita”.

Cita le Beatitudini e invita i giovani a portare gioia e speranza:

“Il cristiano è impegnato nel dare coraggio, dare consolazione, dare a tutti coloro che piangono un sorriso”.

L’invito finale ai giovani: “Incontrare Cristo, per questo vi attendo”

In conclusione, l’invito forte e chiaro, rivolto ai giovani che raggiungeranno Tor Vergata:

“Incontrare Cristo, per questo vi attendo. Incontrare Cristo ed essere da Lui rinsaldati nella fede, nell’impegno di seguirlo con coerenza”
– parole tratte dall’Angelus di Papa Leone XIV.

Articolo pubblicato precedentemente su acistampa.com e riadattato per il pubblico di ewtn.it.

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Antonio Tarallo

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