Perché l’Arcivescovo di Gerusalemme porta il titolo di Patriarca? Qual è il significato ecclesiale di questa antica denominazione, che ritroviamo anche in altre Chiese orientali cattoliche? A queste domande ha risposto don Edward McNamara, sacerdote dei Legionari di Cristo, docente di Teologia e Liturgia a Roma, in un’intervista a EWTN Noticias – partner in lingua spagnola di EWTN News.
Don McNamara, direttore dell’Istituto Sacerdos e formatore al Pontificio Collegio Maria Mater Ecclesiae, ha spiegato che l’uso del titolo “patriarca” affonda le sue radici nei primi secoli del cristianesimo:
“Quando i crociati giunsero a Gerusalemme durante la prima crociata e conquistarono la città, nominarono un vescovo. Ma poiché gli altri vescovi di Gerusalemme venivano chiamati patriarchi, anche il vescovo (di rito) latino di Gerusalemme fu chiamato patriarca. Ed è così che oggi ci sono diverse Chiese cattoliche che conservano il titolo di patriarca proprio perché derivano da queste antiche Chiese.”
Una Chiesa, molte liturgie: le 24 Chiese cattoliche in comunione con il Papa
La Chiesa cattolica è composta da 24 Chiese sui iuris: la Chiesa latina, prevalente in Occidente, e 23 Chiese orientali (tra cui maronita, caldea, copta, siro-malabarese, siro-malankarese), tutte pienamente in comunione con il Papa, attualmente Leone XIV.
“Sebbene condividano gli stessi dogmi e la stessa dottrina – spiega McNamara – ciascuna delle Chiese orientali gode di una certa autonomia in alcuni ambiti, specialmente nei riti e nelle tradizioni liturgiche.”
Le loro radici risalgono agli stessi Apostoli, inviati da Cristo a predicare il Vangelo in tutto il mondo:
“Una volta inviati ad annunciare il Vangelo, fondarono diverse Chiese in varie parti del mondo, le quali ‘sviluppavano un proprio modo di celebrare l’Eucaristia e di governare la Chiesa’.”
I centri apostolici e la nascita dei Patriarcati
Nel tempo, le Chiese locali si strutturarono intorno a città ritenute fondate dagli Apostoli: Roma e Antiochia (collegate a Pietro), Alessandria (fondata da san Marco), le Chiese di san Tommaso in India.
“Le Chiese tendevano a unificare il proprio tipo di liturgia e di vita ecclesiale attorno alle Chiese che si riteneva fondate dagli Apostoli”, osserva il sacerdote.
Fu così che emersero i Patriarcati storici: i vescovi di città come Antiochia, Alessandria e Costantinopoli ricevettero il titolo di patriarca, diventando guida visibile delle rispettive Chiese.
“I patriarchi orientali sono, per così dire, il centro. Non sono come il Papa, perché non possiedono la pienezza del potere, ma sono i primi e più importanti vescovi di ciascuna di queste Chiese.”
Patriarchi e arcivescovi maggiori: le diverse configurazioni
McNamara evidenzia che non tutte le Chiese orientali sono rette da un patriarca: alcune, come quella ucraina, sono guidate da un arcivescovo maggiore, che esercita un’autorità simile ma non porta formalmente il titolo.
“Ci sono alcune Chiese orientali, come quella ucraina, che sono governate da una figura chiamata arcivescovo maggiore, che svolge di fatto il ruolo di patriarca, ma senza portarne il titolo.”
Esistono anche titoli patriarcali in ambito latino, ma oggi hanno valore puramente simbolico:
“Anche nella Chiesa di rito latino, cioè in Occidente, esiste il titolo di patriarca, ma in questo caso ‘è puramente onorifico’, come accade per i patriarchi di Lisbona in Portogallo, di Goa in India e di Venezia in Italia.”
Patriarchi, Chiese orientali e unità della fede
L’analisi di don McNamara aiuta a riscoprire la ricchezza della cattolicità, che unisce nella stessa fede universale riti, lingue, culture e spiritualità differenti. Un pluralismo armonico, custodito nel tempo e fondato sulla comunione con il Successore di Pietro, cuore visibile dell’unità ecclesiale.
L’articolo è stato tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’originale si trova su aciprensa.com.






