Ogni 24 luglio si celebra San Charbel Makhlouf, sacerdote, asceta e religioso libanese appartenente alla Chiesa Cattolica maronita – una Chiesa orientale che risale al V secolo, oggi una delle 24 Chiese sui iuris (di diritto proprio) che compongono la Chiesa Cattolica.
San Charbel è stato il primo santo d’Oriente ad essere canonizzato dopo diversi secoli (dal XIII secolo non veniva canonizzato alcun membro di una Chiesa orientale) ed è uno dei santi più amati nel mondo di lingua spagnola, in particolare in Messico.
Monaco maronita e sacerdote
San Charbel, il cui nome di nascita era Youssef Antoun (Giuseppe Antonio) Makhlouf (Majluf), nacque a Beqakafra, in Libano, l’8 maggio 1828. Rimasto orfano di padre all’età di tre anni, fu cresciuto dalla madre. Lei si risposò con un sacerdote maronita – nel rito maronita è consentito ai sacerdoti sposarsi – che si rivelò un’influenza molto positiva per il futuro santo.
La famiglia Makhlouf fu in generale profondamente segnata dalla fede e dalla pietà – due zii di Youssef erano monaci eremiti – e ciò permise al santo di crescere in un ambiente profondamente religioso, immerso in un’autentica spiritualità.
A ventitré anni, Youssef lasciò la casa materna ed entrò nel monastero di Nostra Signora di Mayfouq come candidato, adottando poi il nome di un celebre martire siro: Charbel.
Il giovane monaco emise i voti solenni nel 1853 e fu ordinato sacerdote qualche anno dopo, nel 1859, entrando a far parte del clero regolare sotto il patriarcato di Paolo I Pietro Massad (Patriarca maronita di Antiochia dal 1854 fino alla sua morte nel 1890).
Quasi subito, padre Charbel fu inviato al monastero di San Marone ad Annaya, situato sulle alture montuose del Libano, a 1.067 metri sul livello del mare.
Per ascoltare meglio la voce di Dio
Padre Charbel visse a San Marone per quindici anni, distinguendosi come monaco esemplare, dedito alla preghiera, all’apostolato e agli studi di spiritualità.
Fu solo alcuni anni dopo che comprese la chiamata alla vita solitaria ed eremitica. Per poter vivere da eremita, data la sua condizione canonica, aveva bisogno di un permesso speciale. Il santo ottenne l’autorizzazione desiderata il 13 febbraio 1875.
Da quel giorno fino alla sua morte, nel 1898, San Charbel si dedicò totalmente all’ascesi, alla penitenza, al lavoro manuale e alla preghiera. Il suo regime prevedeva la recita quotidiana della Liturgia delle Ore (nei suoi sette momenti) e naturalmente la celebrazione quotidiana della Messa. San Charbel mangiava una sola volta al giorno e trascorreva gran parte del tempo in silenzio. Interrompeva le sue lunghe ore di meditazione solo per accogliere i numerosi visitatori che giungevano attratti dalla sua fama di santità e sapienza. Persone di ogni tipo lo cercavano per ricevere un consiglio spirituale, una preghiera o un miracolo: San Charbel si era infatti guadagnato la reputazione di taumaturgo per le guarigioni straordinarie che si verificavano tra coloro che si rivolgevano a lui.
Uomo universale
San Charbel morì il 24 dicembre 1898. Papa San Paolo VI lo beatificò il 5 dicembre 1965, durante la chiusura del Concilio Vaticano II. Anni dopo, lo stesso Paolo VI lo canonizzò il 9 ottobre 1977, in occasione del Sinodo Mondiale dei Vescovi.
La devozione a San Charbel si è diffusa ben oltre i confini del Libano, raggiungendo anche terre molto lontane e culturalmente diverse. Una prova significativa è la forte venerazione di cui gode in Italia, Messico e in altri Paesi dell’America Latina. In tal senso, San Charbel è diventato un autentico “ponte” tra Oriente e Occidente, un legame tessuto dallo Spirito Santo.
Un legame tra Oriente e Occidente
Il caso della devozione a San Charbel in Messico è davvero speciale. Essa è dovuta in gran parte all’immigrazione maronita nel Paese, iniziata nel XIX secolo, e al notevole numero di miracoli attribuiti all’intercessione del santo libanese.
Tali miracoli meritano una menzione a parte: si dice che la Chiesa abbia registrato e indagato un numero che supera le ventimila segnalazioni. Alcuni di essi hanno persino avuto un impatto mediatico.
San Charbel Makhlouf, prega per noi!
Tradotto e adattato dalla redazione di ewtn.it. L’articolo originale si trova su aciprensa.com.






