Mercoledì 23 luglio, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ammesso che una “deviazione accidentale di munizioni” ha causato l’attacco che ha colpito la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza il 17 luglio, provocando la morte di tre civili e il ferimento di almeno nove persone, tra cui il parroco, padre Gabriel Romanelli.
La parrocchia, unico luogo di culto cattolico presente nella Striscia di Gaza, ospita da mesi oltre 600 sfollati, cristiani e musulmani, in cerca di riparo dalle violenze del conflitto in corso tra Israele e Hamas dal 2023.
Le dichiarazioni delle IDF
In un comunicato ufficiale del 23 luglio, il portavoce militare Nadav Shoshani ha spiegato che l’attacco alla chiesa è stato causato “da una deviazione accidentale di munizioni”, specificando che l’esplosione ha provocato danni alla struttura e ferito diversi civili gazawi. Il comunicato, tuttavia, non fa menzione delle tre vittime.
“Le IDF dirigono i loro attacchi esclusivamente verso obiettivi militari e operano per ridurre al minimo i danni ai civili e alle infrastrutture civili, comprese le istituzioni religiose”, si legge nella nota.
“L’esercito israeliano si rammarica per ogni danno causato ai civili”.
Yesterday, the Southern Command completed an inquiry regarding the mortar hit on the Holy Family Church in Gaza City on Thursday, July 17, 2025.
— LTC Nadav Shoshani (@LTC_Shoshani) July 23, 2025
The inquiry revealed that during operational activity by IDF troops in the area of Gaza City, the church was accidentally hit due to…
La reazione del Patriarcato Latino
Poco dopo la diffusione del comunicato, il Patriarcato Latino di Gerusalemme ha espresso preoccupazione per l’accaduto, sottolineando di aver appreso dell’esito dell’indagine “tramite i media”. In una nota diffusa mercoledì si legge:
“Le conclusioni pubblicate dell’indagine non fanno che evidenziare i gravi pericoli delle operazioni militari in prossimità di siti religiosi e civili”.
Il Patriarcato ha ribadito l’importanza del rispetto del diritto internazionale umanitario, in particolare quando si opera in aree densamente popolate e segnate da una forte presenza religiosa.
La situazione umanitaria
Secondo quanto dichiarato dalle IDF, l’esercito israeliano avrebbe “facilitato l’ingresso di aiuti umanitari” – tra cui alimenti, medicinali e attrezzature – destinati alla parrocchia della Sacra Famiglia. Tuttavia, il Patriarcato ha smentito la consegna effettiva degli aiuti, specificando che le forniture “non sono ancora state consegnate” e che gli operatori umanitari restano in attesa di accedere all’area per procedere con la distribuzione.
Una chiesa al centro del dolore e della speranza
La parrocchia della Sacra Famiglia è divenuta, nel tempo, simbolo di accoglienza e speranza per molte famiglie gazawi, tra cui anche numerosi bambini. Durante il conflitto, Papa Francesco ha mantenuto contatti telefonici regolari con la comunità parrocchiale, soprattutto nelle ore notturne, come segno di vicinanza spirituale. I bambini lo chiamavano affettuosamente “nonno”.
I dubbi del Patriarca Pizzaballa: “Tutti qui credono che non sia stato un errore”
Nonostante le dichiarazioni ufficiali israeliane, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, ha espresso scetticismo sull’accidentalità dell’attacco. In un’intervista a un quotidiano italiano ha affermato:
“Dicono che sia stato un errore. Ma qui tutti credono che non lo sia stato”.
Una dichiarazione che alimenta le tensioni internazionali, mentre la comunità cristiana in Terra Santa chiede con forza protezione per i luoghi sacri e per la popolazione civile.
Conflitto e responsabilità
L’incidente si inserisce in un contesto già segnato da una grave crisi umanitaria: da ottobre 2023, la guerra tra Israele e Hamas ha causato decine di migliaia di vittime. Le operazioni militari in aree abitate, anche vicino a strutture religiose, continuano a sollevare interrogativi etici e giuridici, che toccano da vicino la coscienza del mondo cristiano.
Tradotto e adattato dalla redazione di ewtn.it. Pubblicato originariamente su CNA.






