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Stati Uniti: risoluzione bipartisan condanna la persecuzione dei cristiani nei Paesi a maggioranza musulmana

Un rosario | Tomas Ryant / Pexels
Un rosario | Tomas Ryant / Pexels

Una risoluzione congiunta è stata presentata il 17 luglio scorso negli Stati Uniti dal deputato Riley Moore (West Virginia) e dal senatore Josh Hawley (Missouri), entrambi repubblicani, per condannare apertamente la crescente persecuzione dei cristiani nei Paesi a maggioranza musulmana. Il documento rappresenta un chiaro appello all’azione, rivolto all’amministrazione Trump, per rafforzare la difesa della libertà religiosa nel mondo.

La risoluzione arriva dopo un appassionato intervento di Moore tenuto ad aprile alla Camera dei Rappresentanti, nel quale il deputato aveva denunciato la “violenza incontrollata e il martirio” di milioni di cristiani colpevoli solo di proclamare la loro fede in Gesù Cristo.

“In tutto il mondo, i nostri fratelli e sorelle in Cristo affrontano una persecuzione brutale solo per aver riconosciuto il nome di Gesù. Questo è inaccettabile”, ha affermato Moore.

Appello all’azione e uso degli strumenti diplomatici

Il testo chiede un maggiore impegno da parte del governo statunitense, incluso l’uso di strumenti diplomatici, accordi commerciali e intese sulla sicurezza, per tutelare la libertà religiosa come diritto umano fondamentale.

A sostegno della risoluzione, Moore ha citato dati allarmanti contenuti nella World Watch List 2025 di Open Doors, secondo cui oltre 380 milioni di cristiani nel mondo subiscono gravi forme di discriminazione e violenza: omicidi mirati, chiese chiuse, conversioni forzate, divieto di culto, rapimenti e sfollamenti forzati.

Paesi citati nel rapporto includono Nigeria, Egitto, Iran, Pakistan e Siria, dove la fede cristiana è spesso vissuta sotto minaccia costante.

La Nigeria, epicentro della persecuzione

In particolare, la Nigeria emerge come uno dei luoghi più pericolosi al mondo per i cristiani. Secondo l’organizzazione ADF International, in questo Paese vengono uccisi più cristiani che in tutti gli altri Stati messi insieme. Un dato drammatico confermato dagli attacchi recenti: solo nel mese di giugno, quasi 200 cristiani sono stati assassinati da miliziani islamisti nello Stato di Benue.

“Solo in Nigeria, oltre 50.000 cristiani sono stati martirizzati e più di 5 milioni sono stati sfollati semplicemente per aver professato la loro fede”, ha dichiarato Moore.
“Durante una Divina Liturgia a Damasco lo scorso mese, un jihadista islamico ha aperto il fuoco sui fedeli e ha fatto esplodere un ordigno, uccidendo almeno 30 persone e ferendone decine. Questi episodi mostrano la violenza e la morte che i cristiani affrontano quotidianamente”.

La libertà religiosa come fondamento della pace

Kelsey Zorzi, direttrice per la libertà religiosa globale di ADF International, ha espresso il sostegno dell’organizzazione alla risoluzione:

“Nessuno, indipendentemente dalla propria fede, dovrebbe essere perseguitato per ciò in cui crede. Eppure, anno dopo anno, i cristiani restano il gruppo religioso più perseguitato al mondo, specialmente in molti Paesi a maggioranza musulmana.
Applaudiamo questa risoluzione per aver riconosciuto questa drammatica realtà e per aver sollecitato l’azione degli Stati Uniti. Quando i cristiani vengono uccisi, messi a tacere o costretti alla clandestinità, non possiamo voltare lo sguardo altrove”.

Critiche alla politica estera americana e invito all’unità

Moore ha anche rivolto una critica diretta alla politica estera statunitense degli ultimi decenni, sottolineando come abbia aggravato la crisi della libertà religiosa, in particolare dopo l’intervento in Iraq:

“Purtroppo, decenni di errori nella politica estera americana hanno aggravato questa crisi”.

Ha poi lanciato un accorato appello ai colleghi del Congresso:

“Noi legislatori non possiamo più rimanere in silenzio. Invito i miei colleghi a unirsi a me nel condannare la persecuzione dei cristiani in tutto il mondo”.

Hawley: difendere i cristiani è dovere morale

Anche il senatore Josh Hawley, promotore della risoluzione al Senato, ha richiamato i fondamenti storici e morali degli Stati Uniti:

“Il nostro Paese è stato fondato sulla libertà religiosa. Non possiamo restare a guardare mentre i cristiani in tutto il mondo vengono perseguitati per aver dichiarato Gesù Cristo loro Signore e Salvatore”.

Sostegno trasversale a livello politico e associativo

La risoluzione ha raccolto il sostegno di numerosi parlamentari, tra cui i cofirmatari Greg Steube, Michael Guest, Glenn Grothman, Addison McDowell, Brandon Gill, Pat Harrigan e Anna Paulina Luna.

Tra le principali organizzazioni religiose e civiche che hanno appoggiato il testo figurano:

  • Heritage Action for America
  • Ethics and Religious Liberty Commission
  • In Defense of Christians
  • Global Christian Relief
  • CatholicVote
  • Advancing American Freedom
  • Center for Urban Renewal and Education (CURE)
  • Family Policy Alliance
  • Christians Engaged
  • Save the Persecuted Christians

Un richiamo urgente alla coscienza cristiana

In un contesto mondiale segnato da conflitti, instabilità e persecuzioni, questa risoluzione rappresenta un forte segnale politico e morale. L’auspicio è che, oltre le frontiere americane, possa risvegliare la coscienza internazionale e rilanciare l’impegno della comunità cristiana globale a favore dei fratelli perseguitati per la fede.

Come ha ricordato san Paolo: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui” (1 Cor 12,26).

Tradotto e adattato dalla redazione di ewtn.it. L’articolo originale si trova su CNA.

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