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Pace e ricostruzione: la Chiesa al fianco dell’Ucraina

Dal 10 all’11 luglio, Roma ha ospitato la quarta Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina, radunando oltre 100 delegazioni e più di 2.000 rappresentanti da tutto il mondo: governi, società civile e settore privato si sono uniti per delineare proposte concrete di rinascita per un’Ucraina libera, giusta e stabile.

Ma il momento forse più simbolico si è svolto il giorno prima. Il 9 luglio, Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza privata il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj presso la residenza estiva pontificia di Castel Gandolfo. Come riferito dalla Sala Stampa vaticana, l’incontro ha affrontato “il conflitto in corso e l’urgente necessità di una pace giusta e duratura”. Il Papa ha inoltre ribadito la sua disponibilità ad accogliere in Vaticano rappresentanti di Ucraina e Russia per negoziati di pace.

Diplomazia della speranza: l’impegno della Santa Sede

Nel silenzio e lontano dai riflettori, la Chiesa cattolica continua a farsi voce di pace. Tra le realtà più attive in questo ambito c’è la Clementy Schuman Legacy Foundation, organizzazione privata con sede in Vaticano fondata da Pierre Louvrier. Ispirata al pensiero del Venerabile Robert Schuman, la Fondazione promuove iniziative di dialogo e cooperazione tra leader internazionali, nella convinzione che la pace duratura nasce dall’unità dei popoli.

«Ciò di cui discutiamo da oltre due anni qui in Vaticano è come dare un nuovo scopo, affinché le persone possano ritrovarsi unite. Da quest’unità nasce la condizione per la pace… Stiamo lavorando qui su idee concrete per 500 milioni di persone—e crediamo che possa funzionare anche oltre.»

La Santa Sede, pur non coinvolta direttamente, offre uno spazio sicuro per il confronto, fedelmente al suo ruolo di madre e maestra nell’accoglienza.

«Siamo estremamente grati al Vaticano per averci dato un tetto sotto cui dialogare… Il Vaticano offre ciò che la Chiesa ha sempre offerto: un luogo di rifugio, dove si cercano soluzioni concrete.»

Rondine: dove la pace ha un volto

Tra le colline toscane, a Rondine Cittadella della Pace, l’incontro tra “nemici” diventa quotidianità. In questo piccolo borgo, giovani provenienti da Paesi in conflitto—ucraini e russi, israeliani e palestinesi—vivono fianco a fianco, studiando, condividendo i pasti, sostenendosi a vicenda.

Bind, studentessa del Kosovo, testimonia:

«La pace per me è vivere in un Paese senza pensare che esista un nemico. Non c’è un nemico. Si vive. Sono solo vicini.»

Valeria, ucraina, conferma:

«Venite a conoscere le persone. Venite a conoscere i nemici. È lì che io trovo la pace.»

Rondine non è un esperimento sociale: è una comunità educativa fondata dallo psicologo Franco Vaccari, ispirato anche dalla spiritualità francescana.

«Siamo molto legati a san Francesco d’Assisi e al santuario della Verna… quelle ferite sono le piaghe dell’umanità, trasfigurate dall’amore… E questo è profondamente significativo.»

Lo sguardo dei Papi

Le parole di Papa Francesco e di Papa Leone XIV sono fonte d’ispirazione per questa “scuola di pace”. Vaccari ricorda un’esortazione recente:

«Papa Leone ci ha detto: i nemici devono guardarsi negli occhi. E qui a Rondine sappiamo bene che ha detto una grande verità: o i nemici si guardano negli occhi, o la pace non arriverà mai.»

Bind riflette su come questa esperienza abbia scardinato le narrazioni ricevute:

«Sono cresciuta con una certa narrazione sulla guerra… Ma venendo qui ho incontrato persone del Libano, del Medio Oriente, e ho scoperto prospettive molto diverse.»

Valeria aggiunge con forza:

«Rondine non è un tavolo negoziale. È la vita quotidiana. Mi sveglio e la prima persona che vedo da due anni è quella che un tempo avrei chiamato “nemica”… Questo ti fa sentire importante.»

Pace incarnata, non proclamata

A Rondine, la pace è relazione. Non nasce da trattati o strategie geopolitiche, ma da piccoli gesti, parole gentili, sguardi sinceri. È il Vangelo vissuto nella concretezza della convivenza.

Da Castel Gandolfo alle colline toscane, la Chiesa non smette di tessere pazientemente fili di riconciliazione: con l’intelligenza della diplomazia, la forza del perdono e la tenacia dell’amore che si fa vita.

Articolo adattato da Jacob Stein. L’originale si trova su ewtnvatican.com.

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