Dopo la celebrazione di domenica scorsa nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo, Papa Leone XIV ha presieduto l’Eucaristia nella Cattedrale di Albano, soffermandosi durante l’omelia sul valore dell’ospitalità e sull’equilibrio tra servizio e ascolto come vie della vita cristiana.
Il Pontefice ha aperto la riflessione richiamando le Letture del giorno:
“Sia il Vangelo che le Letture ci parlano di ospitalità, di servizio e di ascolto”.
Dio – nell’incontro con Abramo – è nella persona di “tre uomini che vengono alla sua tenda nell’ora più calda del giorno”. Tre “sconosciuti” che per il troppo caldo “cercano riparo”. E, in questo caso, “Abramo, seduto all’ingresso della tenda, è nella posizione del padrone di casa, ed è molto bello vedere come esercita il suo ruolo: riconosciuta nei visitatori la presenza di Dio, si alza, corre loro incontro, si prostra fino a terra, li prega di fermarsi. Così tutta la scena si anima. L’immobilità del pomeriggio si popola di gesti d’amore che coinvolgono non solo il Patriarca, ma anche Sara, sua moglie, e i servi”.
Nel racconto di Genesi, spiega il Papa, Dio si fa prossimo attraverso l’ospitalità:
“Dio sceglie la via dell’ospitalità per incontrare Sara e Abramo e dar loro l’annuncio del dono della fecondità, che tanto desideravano e in cui ormai non speravano più. Dopo tanti momenti di grazia in cui già li aveva visitati, torna a bussare alla loro porta, chiedendo accoglienza e fiducia”.
L’ospitalità, continua il Pontefice, diventa scambio di doni: Abramo e Sara offrono “cibo, compagnia, servizio, l’ombra di un albero” e ricevono la promessa di vita e di discendenza.
La seconda parte dell’omelia è dedicata al Vangelo di Marta e Maria, dove Gesù è accolto nella casa di due amiche:
“Non è uno sconosciuto: è a casa di amici e il clima è di festa. Una delle sorelle lo accoglie con mille attenzioni, mentre l’altra lo ascolta seduta ai suoi piedi, con l’atteggiamento tipico del discepolo nei confronti del maestro. Come sappiamo, alle lamentele della prima, che vorrebbe avere un po’ di aiuto nelle faccende pratiche, Gesù risponde invitandola ad apprezzare il valore dell’ascolto”.
Papa Leone XIV mette in guardia da una lettura sbilanciata del racconto:
“Sarebbe però sbagliato vedere questi due atteggiamenti come contrapposti l’uno all’altro, come pure fare dei paragoni di merito tra le due donne. Il servizio e l’ascolto, infatti, sono due dimensioni gemelle dell’accoglienza. Prima di tutto nel nostro rapporto con Dio”.
Il cristiano, ricorda il Pontefice, è chiamato a vivere la fede nell’azione, ma anche a nutrirsi della Parola:
“Se infatti è importante che viviamo la nostra fede nella concretezza dell’azione e nella fedeltà ai nostri doveri, a seconda dello stato e della vocazione di ciascuno, è però pure fondamentale che lo facciamo partendo dalla meditazione della Parola di Dio e dall’attenzione a ciò che lo Spirito Santo suggerisce al nostro cuore”.
Un’estate di ascolto e comunione
Guardando all’estate come tempo favorevole alla preghiera, il Papa esorta i fedeli:
“È questa una dimensione della vita cristiana che oggi abbiamo particolarmente bisogno di recuperare, sia come valore personale e comunitario che come segno profetico per i nostri tempi: dare spazio al silenzio, all’ascolto del Padre che parla e «vede nel segreto». A questo scopo i giorni estivi possono essere un momento provvidenziale in cui sperimentare quanto è bella e importante l’intimità con Dio, e quanto essa può aiutarci anche ad essere più aperti e accoglienti gli uni verso gli altri”.
E in un’epoca di fratture e conflitti, l’invito è chiaro:
“Prendiamoci cura gli uni degli altri, per scambiarci esperienze e idee, per offrirci reciprocamente comprensione e consiglio: questo ci fa sentire amati, e tutti ne abbiamo bisogno. Con coraggio promuoveremo, in questo modo, nella solidarietà e nella condivisione della fede e della vita, una cultura di pace, aiutando anche chi ci sta attorno a superare fratture e ostilità e a costruire comunione: tra le persone, tra i popoli, tra le religioni”.
Il valore della fatica
Il Papa conclude ricordando che la fatica del servizio e dell’ascolto è via di fecondità:
“Certo tutto ciò costa fatica. Sia il servizio che l’ascolto non sono sempre facili: richiedono impegno e capacità di rinuncia. Ma è solo con lo sforzo, con la fatica, che nella vita si costruisce qualcosa di buono”.
E cita Sant’Agostino:
“In queste due donne sono simboleggiate due vite: la presente e la futura; l’una vissuta nella fatica e l’altra nel riposo; l’una travagliata, l’altra beata; l’una temporanea, l’altra eterna”.
Abramo, Marta e Maria — conclude il Papa — “ci ricordano proprio questo: che ascolto e servizio sono due atteggiamenti complementari con cui aprirci, nella vita, alla presenza benedicente del Signore”. Con la carità come misura, la Parola come luce e la grazia come forza, anche le nostre giornate possono diventare luoghi di comunione e benedizione.
Articolo pubblicato precedentemente su acistampa.com. È stato riadattato dal team di ewtn.it.






