In un contesto di guerra e sofferenza, la parrocchia cattolica della Sacra Famiglia a Gaza rappresenta un baluardo di speranza, fede e carità. Ecco otto aspetti fondamentali per conoscere meglio questa comunità coraggiosa e martoriata.
Un attacco colpisce l’unica chiesa cattolica di Gaza
Il 17 luglio, un attacco ha colpito l’unica parrocchia cattolica presente nella Striscia di Gaza, causando tre morti e nove feriti, tra cui il parroco padre Gabriel Romanelli. Lo ha reso noto il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. Le immagini mostrano danni al tetto e alle finestre della chiesa.
Nonostante il conflitto in corso, la parrocchia continua a essere un rifugio per cristiani e non cristiani. Ecco otto cose da sapere sulla Chiesa della Sacra Famiglia a Gaza.

1. È l’unica parrocchia cattolica a Gaza
Fondata negli anni ’60, la parrocchia della Sacra Famiglia serve una piccola comunità cattolica in una zona prevalentemente musulmana. Secondo il Dipartimento di Stato USA, a Gaza vivono circa 1.000 cristiani, meno dell’1% della popolazione. Di questi, solo una parte è cattolica, mentre la maggioranza appartiene alla Chiesa Greco-Ortodossa.
Gaza è una delle aree più densamente popolate del mondo (circa 5.000 abitanti per km²) e soffre una profonda crisi economica. I minori di 15 anni costituiscono circa il 50% della popolazione.
2. Ospita oltre 500 persone sfollate
Dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas nel 2023, la parrocchia è diventata un rifugio per oltre 500 persone, comprese famiglie musulmane, ortodosse e protestanti, e bambini con disabilità. Il complesso parrocchiale è stato trasformato in un centro di accoglienza improvvisato.
3. Una scuola stimata e frequentata da cristiani e musulmani
Nel 1974, il Patriarcato Latino ha fondato la Scuola della Sacra Famiglia, annessa alla parrocchia. Oggi accoglie oltre 600 studenti, cristiani e musulmani, ed è considerata una delle migliori scuole di Gaza.

4. Il parroco è un missionario argentino
Padre Gabriel Romanelli, originario di Buenos Aires e membro dell’Istituto del Verbo Incarnato, è il parroco dal 2019. Dopo l’ordinazione ha trascorso due anni in Egitto per imparare l’arabo, quindi ha svolto missione in Giordania prima di arrivare a Gaza. Durante la guerra è stato evacuato a Gerusalemme, ma ha deciso di tornare per sostenere la sua comunità. È stato recentemente ferito da schegge nell’attacco del 17 luglio.
5. Tre ordini religiosi femminili al servizio della comunità
Tre congregazioni di suore operano a Gaza:
- Le Missionarie della Carità, fondate da Santa Teresa di Calcutta, sono presenti dal 1973 e si occupano di anziani e disabili. Il loro convento è stato colpito da un razzo nel dicembre 2023, causando la morte di due donne.
- Le Suore del Rosario, attive dal 2000 nel quartiere di Tal Al Hawa, hanno fondato una scuola con oltre 800 studenti. La scuola è stata danneggiata all’inizio del conflitto. Ora le due suore risiedono presso la parrocchia.
- Le Serve del Signore e della Vergine di Matará (SSVM), ramo femminile della Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato, operano anch’esse nella parrocchia. Due di loro, gemelle biologiche, hanno scelto di restare a Gaza nonostante la guerra.
6. Papa Francesco telefonava quotidianamente alla parrocchia
Negli ultimi 18 mesi della sua vita, anche durante i periodi di ricovero, Papa Francesco ha telefonato quasi ogni giorno alla parrocchia, con brevi messaggi di affetto tramite WhatsApp. L’ultima chiamata risale alla Veglia pasquale del 19 aprile, due giorni prima della sua morte. I bambini della parrocchia lo chiamavano affettuosamente “nonno”.
7. La parrocchia è stata già colpita in passato
Non è la prima volta che il complesso parrocchiale viene danneggiato. Un bombardamento nel marzo scorso è avvenuto a circa 300 metri dalla chiesa. In aprile, padre Romanelli ha definito Gaza una “prigione” e ha lanciato un appello alla pace. Secondo quanto riportato, l’attacco del 17 luglio sarebbe stato causato da un carro armato israeliano. Il Ministero degli Esteri israeliano ha espresso “profondo dispiacere” per le vittime e ha dichiarato che l’esercito sta indagando sull’accaduto, ribadendo di non colpire mai intenzionalmente luoghi di culto.
8. Il patriarca Pizzaballa: “Non li lasceremo mai soli”
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha espresso vicinanza alla comunità: “Stiamo cercando sempre di raggiungere Gaza in tutti i modi possibili. Non li lasceremo mai soli”. Il porporato ha visitato la parrocchia due volte nel 2024 e ha ribadito il suo impegno a sostenerla: “La nostra preoccupazione primaria è la comunità di Gaza: sostenerla, esserci, non abbandonarla”.
Tradotto e adattato dal team di EWTN Italia. L’originale si trova sulla catholicnewsagency.com






