Taybeh, 17 luglio 2025 – Il Consiglio dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese di Gerusalemme ha compiuto martedì una visita storica a Taybeh, l’unica città interamente cristiana rimasta in Terra Santa, denunciando una serie di attacchi definiti “sistematici e mirati” contro la comunità locale.
La delegazione ha espresso la propria solidarietà ai cristiani della città, duramente provati da recenti aggressioni da parte di coloni israeliani, e ha lanciato un appello urgente alle autorità israeliane e alla comunità internazionale.
«Oggi ci troviamo a Taybeh in segno di solidarietà con la comunità locale, di fronte a una crescente ondata di attacchi sistematici e mirati contro di loro e contro la loro presenza», si legge nella dichiarazione congiunta firmata il 14 luglio dai patriarchi e dai capi delle Chiese.
«Chiediamo preghiere, attenzione e azione da parte del mondo intero, in particolare dei cristiani a livello globale».
Attacco alla chiesa storica di San Giorgio
Il più grave degli episodi si è verificato lunedì 7 luglio, quando un gruppo di coloni israeliani ha appiccato il fuoco nei pressi della chiesa di San Giorgio (Al-Khadr), risalente al V secolo, e al vicino cimitero. La chiesa rappresenta uno dei simboli più antichi del cristianesimo nella regione.
«Queste azioni rappresentano una minaccia diretta e deliberata, non solo contro la nostra comunità locale, ma anche contro l’eredità storica e religiosa dei nostri antenati e contro i luoghi santi», avvertono i leader.
«Di fronte a queste minacce, il più grande atto di coraggio è continuare a chiamare questa terra “casa”».
I patriarchi hanno ringraziato i residenti e i vigili del fuoco per aver evitato una tragedia più grave, ma hanno denunciato il silenzio delle autorità e la mancanza di risposte efficaci.
«Ci uniamo alle voci dei sacerdoti locali — greco-ortodossi, latini e greco-cattolici melchiti — per lanciare un chiaro appello di sostegno di fronte agli attacchi sistematici e ripetuti da parte di questi radicali, sempre più frequenti».
Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi di invasione di terre agricole cristiane, danneggiamento di uliveti, e minacce esplicite come i cartelli affissi con la scritta: «Non c’è futuro per voi qui».
«La Chiesa è stata presente fedelmente in questa regione da quasi duemila anni», affermano i leader.
«Respingiamo con forza questo messaggio di esclusione e riaffermiamo il nostro impegno per una Terra Santa che sia un mosaico di fedi diverse, in convivenza pacifica, con dignità e sicurezza».
Il parroco di Taybeh: “Siamo stati lasciati soli”
La denuncia è stata confermata anche dal parroco latino di Taybeh, padre Bashar Fawadleh, testimone diretto dell’attacco alla chiesa:
«Hanno acceso un fuoco accanto alla chiesa e dietro al cimitero. Siamo rimasti scioccati, ma più di 20 giovani sono accorsi con me sul posto e sono riusciti a spegnere le fiamme, mentre i coloni ci osservavano a braccia conserte», ha raccontato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN).
Il sacerdote ha denunciato che le vie d’accesso al villaggio restano bloccate da barriere militari israeliane e che la polizia non ha risposto alle chiamate di emergenza.
«Non ci hanno protetti, non hanno fermato i coloni, e questo accade perché li proteggono», ha affermato.
Una persecuzione sistemica contro i cristiani?
I patriarchi sottolineano che gli attacchi a Taybeh non sono isolati, ma fanno parte di un modello di aggressione diffuso contro le comunità cristiane in Cisgiordania.
«Gli attacchi perpetrati dai coloni contro la nostra comunità, che vive in pace, devono cessare, sia a Taybeh che in altre zone della Cisgiordania. Questo è chiaramente parte di un attacco sistematico contro i cristiani che si sta manifestando in tutta la regione».
La dichiarazione congiunta si conclude con un accorato appello alle autorità internazionali ed ecclesiastiche:
«Chiediamo un’indagine immediata e trasparente sul motivo per cui la polizia israeliana non ha risposto alle chiamate di emergenza della comunità locale e sul perché questi atti abominevoli continuino a rimanere impuniti».
«Che la loro presenza sia sicura e possano vivere in pace, pregare liberamente, coltivare senza pericolo e godere di una pace che oggi appare troppo scarsa».
I patriarchi concludono con un forte messaggio di fede e resistenza spirituale:
«Ci uniamo ai nostri fratelli del clero di Taybeh per ribadire questa speranza di fronte a una minaccia persistente: la verità e la giustizia prevarranno alla fine».
Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. L’originale si trova su aciprensa.com.






