Dal 13 al 15 luglio, l’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, mons. Gabriele Caccia, è intervenuto al Foro Politico di Alto Livello dell’ONU, tenutosi a New York, con due discorsi dedicati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG).
L’evento si è concentrato in particolare su due traguardi dell’Agenda 2030:
- l’Obiettivo 3, dedicato alla salute e al benessere per tutti,
- e l’Obiettivo 5, focalizzato su parità di genere ed emancipazione femminile.
Nel suo duplice intervento, mons. Caccia ha portato la voce della Santa Sede sui grandi temi dello sviluppo umano integrale, della giustizia sociale e della centralità della famiglia.
Salute, disuguaglianze e dignità umana
Nel primo intervento, il presule ha denunciato con forza le gravi disuguaglianze globali nell’accesso alla sanità, ricordando che milioni di persone nel mondo non ricevono cure essenziali. Particolare attenzione è stata posta al tema spesso ignorato della salute mentale:
«Queste disuguaglianze sono evidenti nei milioni di persone che ancora non hanno accesso all’assistenza medica di base, nella stagnazione dei tassi di mortalità materna e nella sofferenza silenziosa di chi soffre di disturbi mentali non trattati».
Mons. Caccia ha ribadito che la salute non può essere intesa solo come assenza di malattia, ma deve essere considerata nella sua dimensione integrale, in connessione con povertà, educazione e giustizia sociale. Ha quindi invocato politiche più inclusive e coordinate, capaci di proteggere i più vulnerabili: bambini, anziani, disabili e vittime dei conflitti.
Parità sì, ma senza ideologie: serve una visione relazionale
Nel secondo intervento, l’Osservatore ha affrontato il tema della parità di genere, richiamando il recente documento vaticano Dignitas infinita. Ha sottolineato che l’autentica emancipazione femminile richiede condizioni concrete come istruzione, lavoro dignitoso e assistenza sanitaria.
Ma ha anche messo in guardia contro visioni riduttive, che svincolano l’identità personale da ogni legame relazionale:
«Troppo spesso, gli sforzi per lo sviluppo della comunità internazionale trattano la parità di genere principalmente come una questione di autonomia individuale, scollegata dalle relazioni e dalle responsabilità».
Di fronte a tale deriva, mons. Caccia ha proposto un cambio di prospettiva, che riconosca il valore della complementarità tra uomo e donna e il ruolo insostituibile della famiglia come cellula vitale della società:
«Parallelamente alla promozione della parità tra donne e uomini, occorre adottare misure per sostenere e proteggere le famiglie, la maternità e la paternità».
Debito ecologico e povertà: una sfida morale
Un altro punto cruciale sollevato dal rappresentante vaticano è stato il peso insostenibile del debito ecologico che grava su molti Paesi africani. Tali squilibri – ha spiegato – soffocano lo sviluppo e compromettono la dignità umana:
«La povertà, ancora oggi diffusa e persistente, nega a milioni di persone il benessere materiale e compromette la dignità ricevuta da Dio, soffocandone lo sviluppo umano integrale».
Per questo ha ribadito con forza:
«La lotta contro la povertà deve restare la priorità centrale e urgente della comunità internazionale».
Tradotto e adattato dalla redazione di ewtn.it. L’originale si trova qui.






